Cade e muore dopo due settimane di agonia, familiari contro la gestione dei soccorsi: quattro indagati per omicidio colposo

L'incidente il 17 maggio a Serracapriola, il decesso della 79enne il 31 maggio. Un uomo e tre donne iscritti nel registro degli indagati. L'autopsia sulla salma disposta l'11 giugno

Il presidio sanitario di Serracapriola

Se l’ambulanza fosse arrivata prima, se gli operatori avessero messo in atto le manovre rianimatorie richieste e, soprattutto, se l’avessero “ossigenata”, la paziente si sarebbe potuta salvare? Sono le legittime domande che i familiari di una 79enne di Serracapriola, nel Foggiano, C. M., deceduta il 31 maggio scorso, hanno posto alla magistratura per far piena luce sulla morte della loro cara, affidandosi a Studio 3A-Valore S.p.A.

La Procura di Foggia, per il tramite del Pubblico Ministero, dott.ssa Alessandra Fini, ha aperto un procedimento penale per omicidio colposo iscrivendo come atto dovuto nel registro degli indagati quattro sanitari.

Come riporta lo Studio 3A il fatale incidente domestico occorso alla vittima è successo il 17 maggio, alle 19.25. "L’anziana, salendo le scale del palazzo dove abitava, appesantita dalle buste della spesa perde l’equilibrio e cade di sotto sbattendo violentemente il capo. Una vicina, sentito il tonfo, e vedendo C. M. riversa a terra, priva di sensi, con la bava alla bocca e il sangue che le esce dalla testa, dà subito l’allarme chiamando il 118, ma la centrale operativa risponde che l’ambulanza in dotazione al vicino presidio sanitario di Serracapriola è impegnata in un altro intervento e che bisogna attendere il mezzo di soccorso proveniente dal presidio di Lesina, che dista 25 chilometri. Alle 19.35 sopraggiunge una nipote della settantanovenne che, rendendosi conto della gravità della situazione, corre personalmente al presidio di Serracapriola dove trova l’ambulanza (nel frattempo rientrata) in sede e il personale medico e paramedico intento a soccorrere una paziente che però non appare in gravi condizioni. La nipote allora scongiura i sanitari di portarsi presso la casa della nonna che giace a terra in stato d’incoscienza e, dopo un iniziale diniego, riesce a convincerli. Alle 19.45 circa finalmente arriva l’ambulanza: oltre ai sanitari che poi saranno indagati ci sono anche il dott. M. G. e l’autista"

E ancora: "Gli operatori misurano la pressione, ma poi, come riferito dai familiari della vittima, non viene attuata alcuna manovra rianimatoria, né rilevata la saturimetria alla paziente, che respira a fatica, emettendo rantoli, verosimilmente a causa della lingua che ostruisce le vie aeree: nonostante ciò i soccorritori non provvedono in alcun modo all’ossigenazione dell’anziana, anche con l’apposizione di una semplice cannula per favorire la respirazione e di una maschera d’ossigeno. Dopo lunghi e interminabili minuti passati a decidere il da farsi, tra opinioni contrastanti, finalmente, dietro le sollecitazioni di una delle figlie della signora, che li implora di fare qualcosa, i sanitari la spostano sulla barella e la caricano in ambulanza, senza presidi per l’ausilio della respirazione e senza alcun monitoraggio dei parametri vitali: sono le 20.15, è passata mezzora dal loro arrivo. Nel frattempo, anche dalla bocca della paziente comincia a fuoriuscire, copioso, del sangue, che però non viene aspirato né tamponato"

Si legge nella nota stampa: "L’anziana arriva agli Ospedali Riuniti di Foggia in condizioni disperate, in coma: viene ricoverata in prognosi riservata in rianimazione ma dopo due settimane di agonia, il 31 maggio, spira. Sconvolti dalla tragedia, e a dir poco perplessi per il modo in cui sono state gestite le fondamentali attività di primo intervento, i congiunti della vittima hanno dunque presentato un esposto presso la stazione dei carabinieri di Serracapriola chiedendo alla magistratura di accertare se la gestione del soccorso a casa dell’anziana, e poi anche quella del trasporto all’ospedale sia avvenuta nel rispetto di tutte le linee guida richieste per i casi di trauma cranico e stato comatoso, e se eventuali omissioni abbiano contribuito al decesso. E per essere assistiti, attraverso il consulente personale e responsabile della sede di Bari, Sabino De Benedictis, si sono rivolti a Studio 3A-Valore S.p.A., società specializzata a livello nazionale nel risarcimento danni e nella tutela dei diritti dei cittadini"

Conclude lo Studio 3A: "La Procura di Foggia ha accolto le istanze aprendo un fascicolo e iscrivendo nel registro degli indagati per il reato di omicidio colposo quatto sanitari, un uomo e tre donne.

Il Sostituto Procuratore titolare del fascicolo, la dott.ssa Fini, ha altresì disposto l’autopsia sulla salma, che è stata effettuata l’11 giugno: le risposte della perizia autoptica saranno determinanti per chiarire eventuali responsabilità da parte dei sanitari"

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