Apre una strada abusiva, trova e trattiene reperti archeologici: denunciato

Si tratta di lucerne e piatti in terracotta, anfore, statue, vasi e monili provenienti diventati pezzi d'arredo insieme ad antiche baionette. Tutti pezzi di grande valore storico, proveniente da scavi clandestini

Avrebbe sbancato un costone roccioso per aprirsi una strada abusiva verso il mare e trovato, così, reperti archeologici ed antiche baionette che sono diventati pezzi d’arredo dei suoi appartamenti. E’ quanto scoperto a Mattinata dagli agenti del commissariato sipontino e gli uomini del Corpo forestale dello Stato che per il fatto hanno denunciato un 47enne mattinatese per ricettazione, illecito impossessamento di beni appartenenti allo Stato, illecita detenzione di parti di armi da guerra, nonché per reati edilizi e ambientali.

Numerosi i reperti archeologici recuperati, tutti appartenenti a varie epoche, perlopiù riconducibili al periodo della colonizzazione greca: si tratta di pesi commerciali, lucerne e piatti in terracotta, anfore, statue, vasi e monili provenienti da scavi clandestini. Insieme a tutto ciò, anche antiche baionette di epoca napoleonica e borbonica, tutti pezzi di grande pregio e valore storico sequestrati a Mattinata, nell’abitazione di un noto commerciante locale.

Il variegato numero di reperti - che includono lastre calcaree, lucerne di varia fattura, manufatti in bronzo e ferro (anelli, bracciali, orecchini, spilli) - è il bottino trovato a casa del sedicente “amante dello stile greco” che, come ipotizzato dagli investigatori, aveva portato alla luce tutti quei reperti, sepolti nel suo terreno ubicato in località Montelci. Lì il commerciante aveva realizzato diversi appartamenti mantenendo effettivamente uno stile greco (case bianche con colonne di stile greco ed imposte azzurre) e per collegarli al mare ha effettuato abusivamente una massiccia operazione di sbancamento di parte del costone, estirpando numerosi la vegetazione ivi esistente costituita da macchia mediterranea e alberi di pino d’aleppo.

Quando evidentemente l’escavatrice, su un’altura non distante dal mare, ha fatto riaffiorare le lastre calcaree ed il resto, il quarantasettenne, anziché denunciare la scoperta alla Soprintendenza dei Beni Archeologici, ha trattenuto per sé il “malloppo”, sistemandolo con cura nel suo magazzino e nel suo appartamento. A scoprire quelli che oramai erano divenuti oggetti d’arredamento, sono stati agenti della Polizia di Stato di Manfredonia e del Nucleo investigativo del Corpo Forestale di Foggia, che hanno perquisito le case e le pertinenze del commerciante mattinatese. Tra le armi detenute legalmente, sono state rinvenute antiche baionette appartenenti ad armi da guerra, perlopiù risalenti all’ottocento.

I reperti archeologici, per dimensioni e fragilità, sono stati trasportati con cautela presso il Commissariato di Manfredonia e per la loro catalogazione ci si è avvalsi di tre archeologi presenti temporaneamente a Manfredonia, due appartenenti all’Università Sapienza di Roma, uno all’Università di Trieste, nominati per l’occasione ausiliari di Polizia Giudiziaria. I reperti saranno analizzati dal personale specializzato della Soprintendenza per i Beni Artistici e Culturali della Puglia. I tre esperti hanno fatto risalire gran parte dei reperti alla cosiddetta colonizzazione greca, termine con cui si definiscono due "ondate colonizzatrici" da parte dei popoli greci prima nel IX sec. a.C. e poi nel V sec. a.C..

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