Rifiuti pericolosi al Ghetto dei Bulgari: Tribunale dispone il sequestro, forze dell'ordine in azione

A partire dalle 8 di questa mattina, un imponente dispositivo di forze dell'ordine sta eseguendo un decreto di sequestro preventivo senza facoltà d'uso dell'area emesso dal Tribunale di Foggia, su richiesta della Procura

Sequestro in atto - FOTO D'AGOSTINO

Sequestro preventivo (senza facoltà d'uso) dell'area del cosiddetto Ghetto dei Bulgari, alle porte di Foggia. A partire dalle 8 di questa mattina, un imponente dispositivo di forze dell'ordine - circa 150 uomini tra polizia, carabinieri, guardia di finanza e polizia locale, per garantire sicurezza e ordine pubblico - sta eseguendo un decreto di sequestro preventivo senza facoltà d'uso dell'area emesso dal Tribunale di Foggia, su richiesta della locale Procura, per reati in materia Ambientale e di tutela della Salute Pubblica.

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Emergenza rifiuti, il Ghetto dei Bulgari va sgomberato e bonificato

Al centro della richiesta, la presenza di rifiuti, anche pericolosi, emersa a seguito di una indagine scaturita dall'incendio che, nel dicembre scorso, provocò la morte di un ospite dell'accampamento di appena vent'anni. Negata la facoltà d'uso del ghetto poichè, ad essere oggetto della successiva bonifica, saranno anche alcune baracche costruite con lastre di eternit. Al momento non si registrano scontri o problemi di ordine pubblico anche perchè, va registrato, molti ospiti del ghetto hanno abbandonato l'accampamento prima ancora dell'arrivo delle forze di polizia. Il decreto del Tribunale, per questioni di sicurezza pubblica, scavalca l'accordo che alcune settimane fa il Comune di Foggia aveva stretto con gli ospiti dell'accampamento, in virtù del quale lo sgombero dell'area disposto con ordinanza sindacale veniva rimandato al 15 settembre.

Sequestro e sgombero al Ghetto dei Bulgari - IL VIDEO

La "fotografia" del Ghetto dei Bulgari scattata dalla Procura di Foggia

"Sul terreno, ad appena venti chilometri da Foggia, abitano in baracche ammucchiate l’una accanto all’altra, senza acqua, gas e servizi igienici, lavoratori stagionali bulgari, provenienti in gran parte da Sliven, una città della Bulgaria orientale", si legge nella nota della Procura di Foggia. "Lavorano nei campi della Capitanata, per le raccolte stagionali e non solo per quella del pomodoro da marzo ad ottobre, portandosi dietro moglie e figli. Nei periodi di massima affluenza, quello compreso fra i mesi di luglio ed agosto, nel campo si contano oltre quattrocento persone. Al momento dell’intervento, anche grazie ad un’attività dissuasiva alla permanenza effettuata nelle due settimane antecedenti al sequestro, attraverso controlli reiterati delle Forze di Polizia delegate, è stata contata la presenza nel campo di circa cinquanta persone. Le indagini , che hanno visto operare nella fase investigativa i Carabinieri del Gruppo Forestale e l’Arpa Puglia, hanno permesso di appurare la presenza massima, nell’area di rifiuti di vario genere abbandonati al suolo. La Polizia Giudiziaria ha appurato, in ciò coadiuvata dall’Agenzia Ambientale e da laboratori di analisi accreditati, che i rifiuti abbandonati al suolo - già presenti in misura considerevole in considerazione della situazione di estremo degrado in cui i cittadini bulgari vivevano - si sono accresciuti a seguito dell’incendio dello scorso dicembre e dei residui da questo prodotti,determinati dalla combustione di plastiche, pannelli in legno e coperture in onduline di eternit".

Tra diossine, furani e fibre di amianto: ecco i pericoli nel Ghetto dei Bulgari

L'estrema pericolosità per la salute degli abitanti del ghetto è determinata, secondo la Procura di Foggia, dalla natura dei rifiuti e delle sostanze da questi sprigionatesi che, grazie all’azione dei venti, sono trasportate sotto forma di polveri sottili potenzialmente inquinanti per l’ambiente e pericolosi per la salute umana (se respirati). "Infatti le diossine, i furani e l'amianto in fibre, la cui presenza è stata palesata e confermata nei rapporti di prova dei campioni prelevati in misura superiore rispetto ai valori soglia previsti da legge - continua la nota - rappresentano scientificamente agenti cancerogeni estremamente pericolosi perché è sufficiente l’inalazione anche di una sola fibra di amianto per determinare, ad esempio, malattie gravissime quali il mesotelioma pleurico". Il pericolo d inalazione è tale che le stesse forze dell'ordine, su indicazione dello SPESAL, hanno effettuato le operazioni di sequestro dotate di mascherine e presidi di protezione. Nel corso della mattinata, è stato accertato inoltre che i rifiuti, quantificabili in 70-80 m3 circa, sono stati abbandonati in modo indistinto, e che erano in gran parte legati strettamente all’insediamento abitativo umano ed alle sue “ordinarie” attività.

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