Duro colpo della DIA alla criminalità foggiana: sequestrati beni a Ciaffa, Brandonisio e Nardino

Due confische ed un sequestro d'urgenza sono stati eseguiti dalla D.I.A. di Bari, interessando beni per un valore complessivo di oltre 6 milioni di euro. La parte più rilevante del sequestro, circa 5 milioni, riguarda Gerio Ciaffa

L'operazione della DIA

Due confische ed un sequestro d’urgenza sono stati disposti dal Tribunale di Foggia ed eseguiti dal Centro Operativo D.I.A. di Bari, interessando molteplici beni, siti nella provincia di Foggia, per un valore complessivo di oltre 6 milioni di euro.

Nello specifico, gli investigatori della D.I.A. hanno rilevato che tali patrimoni, posseduti direttamente o per interposta persona, erano sproporzionati rispetto alle entrate lecite dei soggetti coinvolti, e quindi necessariamente riconducibili a proventi di attività delittuose, secondo le previsioni del Codice Antimafia. Tale ipotesi, accolta dal Tribunale, ha portato all’esecuzione dei provvedimenti che hanno riguardato esponenti di spicco della criminalità organizzata foggiana.

In particolare, si tratta di beni riconducibili a Gerio Ciaffa, Ancangelo Brandonisio e Luigi Nardino. I risultati dell'operazione sono stati illustrati dal Procuratore Capo di Bari, Giuseppe Volpe, e dai sostituti procuratori Renato Nitti e Giuseppe Gatti. La parte più rilevante del sequestro, circa 5 milioni, ha riguardato Gerio Ciaffa, attivo soprattutto nei territori di Orta Nova ed Ordona, era stato già raggiunto nell’aprile 2014 da una misura cautelare personale e reale nell’ambito dell’operazione Black Land, attraverso la quale è stata sgominata una banda dedita al traffico illecito di rifiuti.

A seguito di tale attività, lo stesso è stato condannato alla pena della reclusione di anni tre anni, nove mesi e dieci giorni (sentenza confermata anche dalla I Sezione Penale della Corte d’Appello di Bari lo scorso 18 maggio). Brandonisio, invece, è considerato elemento di vertice della criminalità organizzata cerignolana, già luogotenente del clan Piarulli-Ferraro, la cui appartenenza è emersa nell’ambito dell’operazione Cartagine del Centro Operativo D.I.A. di Bari.

Nella circostanza, Brandonisio è stato condannato alla pena della reclusione di anni otto per essersi reso partecipe di un’associazione per delinquere di tipo mafioso dedita, tra l’altro, al traffico di sostanze stupefacenti. Luigi Nardino, pregiudicato, è appartenente ad un nucleo familiare dedito da sempre al traffico di stupefacenti, operante preminentemente a San Severo, già condannato per aver commesso reati in violazioni delle direttive comunitarie relative ai rifiuti.

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