Non mangia da tre giorni, affetto da SLA protesta contro il Governo

Giovanni Longo, presidente dell'associazione "Viva la vita Onlus Puglia", chiede il ripristino del fondo per la non autosufficienza destinato al finanziamento dell'assistenza domiciliare

Giovanni Longo durante lo sciopero

Sono trascorsi appena tre giorni dall’inizio dello sciopero della fame di molti disabili gravi e alcuni gravissimi, affetti da SLA e patologie neurovegetative progressive, come per esempio la sclerosi multipla e distrofia muscolare, per chiedere al Governo il ripristino del fondo per la non autosufficienza destinato al finanziamento dell'assistenza domiciliare.

Da domenica scorsa il presidente dell’associazione “Viva la Vita onlus Puglia”, Giovanni Longo, anch’egli affetto da SLA, protesta con lo sciopero della fame.

“Carissimi amici, siamo giunti al 3° giorno dello sciopero della fame e per quello che mi riguarda anche quello dei farmaci - ha commentato Longo in una sua nota diramata in rete . Non pensavo di farcela, che il mio corpo già debilitato non l'avrebbe accettato e mi sarei da subito arreso, ma la determinazione e la rabbia è tanta. Sono iper determinato e a dir il vero fino a questo punto non ho nessun stimolo della fame. Però il fisico ne inizia a risentire.

Sento fortissimi dolori muscolari e articolari, la debilitazione è aumentata e di tanto e la pressione sanguigna i valori iniziano a sbalzarsi. In due giorni la mia alimentazione è stata la seguente: 0,5 lt. di acqua, circa 0,5 lt. di latte e 300 cl. di succhi di frutta.  La mia tenuta fisica - ha terminato Giovanni Longo - è dovuta soprattutto a tutti VOI che in ogni momento mi state sostenendo e mi manifestate la vostra vicinanza.

LA PROTESTA | Lo sciopero, come preannunciato qualche settimana fa dalle associazioni “Viva la Vita onlus Puglia” e “Comitato 16 novembre”, quest’ultima promotrice e organizzatrice della manifestazione di protesta, interessa cinquanta disabili di tutta Italia, di cui 21 tracheostomizzati, per difendere il diritto essenziale della cura e dell'assistenza domiciliare che è stato negato dal precedente Governo, con la soppressione del fondo per l'autosufficienza.

Un anno di presidi di protesta sotto i ministeri del welfare, della Salute e del Tesoro, e le “volatili” rassicurazioni dei ministri, non son bastate a mettere intorno ad un tavolo di confronto i malati e i governati per  affrontare il problema. Neppure la promessa strappata lo scorso luglio al vice-ministro Grilli e le ripetute lettere ai ministri, rimaste inevase per non aver ricevuto risposte, son bastate a far incontrare le parti interessate. Un barlume di speranza, tuttavia, sembra che si stia aprendo. Difatti  che giovedì prossimo, 25 ottobre, il ministro della salute Balduzzi ne parlerà al suo dicastero. Ma per le due associazioni, che rappresentano tanti malati di SLA, non basta poiché vorrebbero una convocazione ufficiale con il Governo.

Spiega Longo: “In Italia non esiste la figura del care-giver, i malati gravi e gravissimi non hanno l'assistenza domiciliare 24 ore su 24 e 7 giorni su 7, nonostante le cure domiciliari e la garanzia di una migliore qualità della vita. I malati cui io rappresento e ne faccio parte costano alla Pubblica Amministrazione  meno dei ricoveri in strutture ospedaliere.

La politica economica del Governo in merito all'assestamento di bilancio è indirizzata solo e solamente contro le fasce più deboli, i disabili in particolar modo. Il Governo ha deciso di dedicare parte dei 658 milioni di euro dell'art. 23 comma 8 (spending review), alla non autosufficienza, in particolare ai disabili gravi e gravissimi ma a tutt'oggi, vi è la mancanza assoluta di un piano organico per la non autosufficienza: si continua a procrastinare il diritto all’assistenza e si continua a giocare a rimpiattino sulla pelle dei disabili gravi e gravissimi. Abbiamo presentato un progetto organico, a costo zero, che include il finanziamento citato, muove 1.650 milioni di euro, crea 90.000 posti di lavoro, ma aspettiamo ancora di essere ascoltati”.

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