UniFg, studenti partecipano allo scavo della Chiesa di San Pietro in Vetere

L'equipaggio foggiano è costituito da 15 persone tra studenti della triennale e della magistrale e da un dottorando di ricerca

Una immagine degli scavi in corso

Sono ricominciate le indagini archeologiche in località Campo della Fiera di Orvieto condotte su concessione ministeriale dall’Università di Perugia e dirette dalla prof.ssa Simonetta Stopponi. Alla campagna partecipano allievi di Atenei italiani e stranieri e un cospicuo gruppo di studenti provenienti dall’Università degli Studi di Foggia si dedica - sotto la guida del prof. Danilo Leone - a completare lo scavo della chiesa di San Pietro in Vetere che tornerà interamente visibile in coincidenza del 750° anniversario del Miracolo del Corporale.

I giovani studenti si misurano con l’esperienza dello scavo, apprendendo tecniche di indagine archeologica, rilievo grafico e fotografico, classificazione dei materiali, informatizzazione dei dati. L'equipaggio foggiano è costituito da 15 persone tra studenti della triennale e della magistrale e da un dottorando di ricerca. “L'Università di Foggia collabora al progetto di scavo a Campo della Fiera dal 2009 – ha dichiarato Danilo Leone, docente del Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università di Foggia - Fortemente volute da Simonetta Stopponi, ordinario di etruscologia dell'Università di Perugia, le indagini del team foggiano stanno riportando alla luce un importante complesso ecclesiastico, noto già dalle fonti medievali come San Pietro in vetere, le cui prime fasi risalgono ad età paleocristiana, e di cui si era persa traccia già nel XV secolo."

I lavori rientrano nell’ambito di un progetto reso possibile dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Orvieto che ha creduto nell’iniziativa concedendo il necessario sostegno finanziario e dimostrando generosa liberalità nei confronti di attività istituzionali dell’Università e attenzione alla storia e alla cultura del territorio orvietano. Anche altre istituzioni collaborano al buon esito dell’impresa: il Comune di Orvieto fornisce alloggio gratuito ai partecipanti e spazi per i depositi, la Protezione Civile di Orvieto offre il suo attivo e prezioso aiuto, l’Opera del Duomo ha concesso per venti anni al Comune i terreni di sua proprietà per lo svolgimento delle ricerche.

Quest’anno alcune attività sono anche indirizzate alla valorizzazione dell’area ai fini di una migliore fruibilità delle evidenze archeologiche. I risultati finora ottenuti sono di grandissimo interesse e documentano l’importanza storica di un luogo che dal sesto secolo a.C. fu sede del santuario federale etrusco e venne ristrutturato in epoca romana, per poi continuare a vivere in epoca cristiana e medievale. La funzione di luogo sacro ebbe dunque lunghissima vita e perdurò per circa 2000 anni, fino alla Peste Nera del 1348.

Negli anni scorsi i lavori hanno consentito di mettere in luce strutture di edifici sacri etruschi, depositi votivi con frammenti di statue, ceramiche greche offerte al santuario, mosaici romani e tombe cristiane. Alcuni fra i più importanti materiali sono già esposti presso il Museo Archeologico Nazionale di Orvieto: fra questi la base di una statua con iscrizione dedicatoria rivelante il suggestivo nome con cui gli Etruschi chiamavano il sito: “luogo celeste”.  Durante la campagna in corso saranno organizzate visite guidate dello scavo e per la sera del 2 agosto si prevede la terza edizione dell’iniziativa “Sotto il cielo degli Etruschi. Notte bianca al Fanum Voltumnae”.

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