Angelica, la studentessa bullizzata "perché femminista e di sinistra". Odio, "puttana" e svastiche. In 52 dicono "Basta!"

Angelica Placentino diventa rappresentante d'istituto dell’Istituto Magistrale “Maria Immacolata”. Parte la macchina del fango. Angelica comincia ad essere vittima di vessazioni, denigrazioni, ingiurie. In 52 rispondono con i fiori alle svastiche

Potremmo stare qui a raccontare l’ennesima storia di bullismo. E invece no. Perché ad un certo punto avviene qualcosa di inaspettato. Attorno alla protagonista della nostra storia un moto di solidarietà prende piede, comincia a muoversi tra le sue compagne, e l’avvolge, donandole protezione. E mettendo all’angolo la calunnia, ridimensionando i suoi aguzzini, condannando (e ridicolizzando, per certi versi) il loro agire.

Questa storia viene da San Giovanni Rotondo. E si muove nelle mura dell’Istituto Magistrale “Maria Immacolata”. Anno scolastico 2018/2019. Quello in corso. Accade che a settembre, inizio anno, la scuola si misuri con le elezioni per la rappresentanza di istituto. Nel corso della campagna elettorale spicca una studentessa, Angelica Placentino: ragazza normale, con uno profilo valoriale che va formandosi a 18 anni, o poco meno, energica, con contenuti. E’ una competizione forte, appassionata, in cui emergono caratteri, idee e attitudini personali.

Angelica vince. Ma ben presto qualcuno decide che Angelica va messa alla gogna per quella sua vittoria. E avvia la macchina del fango sul suo essere frequentatrice del locale circolo di Rifondazione comunista, tratto un po’ femminista, idee di sinistra. Inizia il calvario di Angelica.

Poche, volgari provocazioni buttate qua e là cominciano a trasformarsi in qualcosa di più serio. “Si genera un grande odio collettivo” dirà Nair Gatta, studentessa, nel suo intervento in assemblea di istituto, puntando il dito contro “tutti coloro che sono rimasti in silenzio”.

Ma proseguiamo con ordine. Diventa qualcosa di più serio dicevamo. Angelica comincia ad essere vittima di vessazioni, denigrazioni, ingiurie. Sussurrate nelle orecchie dei ragazzi che frequentano la scuola, che si mostrano sulle labbra che ridono sprezzanti al suo passaggio. Qualche professore sa, ma chiude un occhio.

La marea monta. Angelica comincia a ricevere sul suo telefonino messaggi anonimi. Le si scrive “puttana”, la si esorta a “tornarsene a casa”. Prova a denunciarli, a parlarne. Ma “dinanzi a questo tentativo…silenzio” dirà ancora la sua amica studentessa, Nair. “La violenza non si ferma. Ci sono gli attacchi verbali in pubblico. Silenzio. Compare sotto casa sua la scritta “Placentino lesbica repressa”. 


Ma Angelica non sta zitta, denuncia. Contro ignoti ovviamente. “La collettività risponde con un gentilissimo silenzio”. Presso il circolo che frequenta ad un certo punto viene ritrovata impressa sul muro una svastica. Il circolo fa denuncia, anche mediatica. Che sia collegata ad Angelica non è chiaro. Ma tutta una serie di precedenti lo lasciano presupporre.


“Lo scempio sembra terminato – dirà ancora Nair, che ci accompagna in questo doloroso viaggio-. E invece arriva un ultimo crudele colpo: ”Dimettiti perché ci fai schifo”. Ancora messaggi anonimi. E’ il periodo di Natale: ”Meglio su una statale che in consiglio di istituto. Guardati le spalle STRONZA”.


“A questo punto della narrazione voi cosa vi aspettereste? Silenzio, ovvio” denuncia ancora Nair. Che ad un certo punto con alcune compagne di scuole decide di dire basta. “Questa scuola oggi parla”.

Lunedì scorso, dopo mesi di vessazioni, di minacce, di ingiurie, tre amiche di Angelica decidono di urlare quanto sta accadendo all’intera scuola, professori compresi. Di reagire. Di farlo per lei. E per tutti loro. “Cosa dovevamo aspettare, che accadesse un altro caso Ruffino” si sfoga Nair su queste colonne. Il riferimento è a Michele Ruffino, il giovane vittima di bullismo che si è tolto la vita a Torino nel luglio 2018.

Nair Gatta, Lucia Masciale ed Elisabetta Crisetti si incontrano. Decidono di agire. Coinvolgono da subito Davide Livini. Mettono su una strategia di incontro/scontro con la scuola. Per promuovere una pubblica ammenda, una riflessione, un moto di riscossa colletivo. Ci riescono. Il quartetto in pochi giorni assolda dieci, venti, trenta, cinquanta ragazzi.

Ieri mattina quando si sono presentati energici e decisi in assemblea di istituto erano 52. Sì, 52. Cinquantadue persone vestite di blu, colore della lotta al bullismo. Cinquantadue studenti con segni blu dipinti sul viso, con cartelloni riportanti le frasi più volgari subite da Angelica.

52 ragazzi che prendono il microfono e decidono di parlare, denunciare, difendere la loro amica, scuotere le coscienze dei loro coetanei. E dei professori. Per metterli al corrente. Per chiedere aiuto.

“Cinquantadue persone che ci aiutassero a raccontare, a denunciare la violenza, l'ipocrisia, l'omertà che in questi mesi sono nate e cresciute nella scuola” scrive Nair sul suo profilo Facebook. “Raccontiamo di una nostra amica/compagna/sconosciuta che è stata vittima della forma di violenza più comune tra noi giovani: il bullismo. Lo facciamo tramite spiegazioni, monologhi, riflessioni, poesie improvvisate, colori, scritte. Lo facciamo con un'organizzazione che quasi non esiste, presi dalla foga di farci ascoltare.Raccontiamo realtà devastanti, vere. Raccontiamo di silenzio, di pesi sulla coscienza, di persone che si sono piegate al male. Spieghiamo l'importanza del non ostentare una violenza crudele di cui non si comprende il significato”. "Non facciamolo perché siamo giovani" urlano.

Non accusano. Invitano alla riflessione. Si mettono tutti in gioco. Utilizzano De Andrè: "Per quanto noi ci crediamo assolti, siamo lo stesso coinvolti". “Veniamo ascoltati, capiti” racconta Nair. “C'è chi si alza e urla: oggi scelgo da che parte stare". C'è chi riflette: "Ancor prima di essere persone, siamo liberi di essere persone". C'è chi grida: "Ciò che c'è di più importante è guardare al futuro!"

Lacrime. E poi applausi. E poi ancora interventi.

“Oggi vedo una scuola che si alza in piedi. Che non rimane seduta. Vedo una scuola che è stanca di stare zitta. Se sono puttana perché ho un'idea e la porto avanti, vi invito ad essere tutte puttane" è lo sfogo commosso di Angelica. I professori si avvicinano, evidentemente capiscono (qualcuno sapeva?), si uniscono. Spiegano.

"L’ipocrisia, ragazzi, ci uccide – urlano in coro gli studenti -. Ora, quando questa partaccia sarà finita, guardatevi dentro, scegliete. Magari il silenzio o un urlo vomitato in una stanza, ma smettiamola di essere dei vili e scegliamo chi essere. Io oggi ho scelto la straordinarietà, alla stupida ordinarietà".

“Qualcuno ha scelto chi essere piangendo. Qualcun altro dialogando. Altri hanno brindato. Noi ci siamo abbracciati” ci dice, felice, Nair.

Ma c’è un ma. Perché gli aguzzini di Angelica non hanno gradito probabilmente. Qualche ora dopo sui muri delle abitazioni di due ragazze intervenute in assemblea compaiono due svastiche. Ancora svastiche. Ancora non si arrendono. Gli amici di Angelica rispondono andando a disegnare sui muri di coloro che presumono siano gli autori dei fiori.

“Noi rispondiamo con dei fiori al vostro orrore” urla Nair su Facebook . E chiama in causa tutti. “E voi? – urla-, giovani del paese, del mondo, come rispondereste?”.

Già. E voi?

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