"Tutto sto sangue non è buono": la 'pax criminale' chiesta da Raduano e "quell'incantesimo" (ri)fiutato dagli Iannoli

Un importante spunto investigativo emerso dalle carte dell’ordinanza firmata dal giudice Giovanni Englana, relativa alla richiesta di misura cautelare per i cugini Giovanni e Claudio Iannoli, accusati del tentato omicidio a Raduano

Immagine di repertorio

Una lunga scia di sangue, iniziata con l’esecuzione - plateale, feroce, di stampo tipicamente mafioso - iniziata nel gennaio del 2015 con l’omicidio del boss di Vieste, Angelo Notarangelo, e proseguita a colpi di agguati, consumati e falliti, fino a qualche settimana fa, con l’omicidio del capoclan Girolamo Perna.

Vieste, dove sangue chiama sangue

Nel mezzo, morti e feriti, caduti nell’ambito di una spietata guerra di mala in corso sul Gargano, e che vede Vieste come ‘quartier generale’. Una guerra che non conosce soste e che non ammette tregue. Figuriamoci alleanze o pax criminali.

Ed è quanto emerge dalla lettura delle 114 pagine dell’ordinanza firmata dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Bari, Giovanni Englana, relativa alla richiesta di applicazione della misura cautelare in carcere per i cugini Giovanni e Claudio Iannoli, accusati del tentato omicidio a Marco Raduano, avvenuto il 21 marzo dello scorso anno.

Tanti spunti investigativi, elementi utili a chiarire le dinamiche dei fenomeni criminali in atto nella città del Pizzomunno, e al vaglio degli inquirenti della Direzione Distrettuale Antimafia. Sono quelli che emergono dalle numerosissime intercettazioni telefoniche e ambientali captate durante il periodo di indagine. Dinamiche che, come emerge dalle carte, si discutevano anche a casa, nel salotto, dove più volte Giovanni Iannoli si confidava con la madre (che invano cercava di riportare il figlio sulla ‘retta via’). “… Non è che puoi parlare con quello?!” chiede al figlio, riferendosi a Raduano. “Gli dici… tanto a morire non sei morto. Tu hai ucciso quello mio (il riferimento è a Gianmarco Pecorelli, inquadrato nel Gruppo Perna), e noi abbiamo ucciso quello che conoscevi tu…”. Ma non c’è tregua che tiene, sul Gargano. Lo sa bene Iannoli: “Quello l’accordo l’aveva fatto pure con Omar e si era messo d’accordo”, risponde il figlio ricordandole la fine del giovane Trotta, morto ammazzato appena 20 giorni dopo la ‘tregua’.

Ma al di là della valenza di possibili accordi, c’è un ulteriore elemento che emerge dalle carte. Ovvero la proposta di pace che Marco Raduano avrebbe fatto pervenire ai cugini Iannoli (nel dettaglio a Claudio). Il contenuto della proposta di pax fatta recapitare dal Raduano sono esplicitati in una conversazione  (e al momento non ha altre prove) che vede sempre Giovanni Iannoli tra gli interlocutori, sottolinea il giudice nell’ordinanza: “Iannoli comunicava la proposta di pace fattagli recapitare da Raduano che riteneva inopportuno continuare il conflitto armato che fino a quel momento aveva causato numerosi morti tra i belligeranti ( ...mo mi ha mandato a dire che dobbiamo trovare un accordo, che dobbiamo fare la pace ...perchè... ha detto, dobbiamo fare pace. ..perchè, tutto sto sangue non è buono!...)”.

Scrive ancora il giudice: “Quella proposta di armistizio altro non era che la prova tangibile ed inconfutabile che dietro gli omicidi e tentativi di omicidio degli appartenenti alla consorteria criminale di Iannoli e Perna, in particolare quello del Pecorelli Gianmarco, ci fosse la dissennata regia dello stesso Raduano. Inoltre, allo stesso tempo e per i medesimi motivi, quella proposta forniva la certezza che a compiere le azioni di fuoco nei confronti del Raduano (21.3 2018) e dei soggetti a lui affiliati, quali Fabbiano Antonio e Notarangelo Michele (25.4 2018), fossero stati Iannoli Giovanni e i sodali di quest'ultimo”. In particolare, nello stesso documento, sono riportati gli esiti della comparazione balistica effettuata sul materiale repertato sulle scene dei fatti di sangue che “hanno consentito di determinare che il fucile AK47 utilizzato è lo stesso per entrambi gli attentati”.

Sottolinea il giudice: “Appariva evidente che Raduano, valutato l'allarme sociale derivante da quella scia di sangue e le conseguenti investigazioni che, qualora giunte a proficue conclusioni sarebbero state per tutti loro pregiudizievoli e foriere di inevitabili lunghe carcerazioni, aveva ritenuto opportuno intavolare una trattativa per giungere ad un accordo e ad una spartizione che potesse soddisfare entrambe le fazioni in guerra ( ...ha detto, se no qua ci riempiamo solo di galera, dobbiamo morire in galera ...). Anche al fine di non lasciare il controllo criminale di Vieste ed i conseguenti lauti guadagni extralegali a terzi soggetti che avrebbero avuto vita facile a conquistarli e/o a riappropriarsene in caso di una loro carcerazione ( ...poi devono uscire gli altri e si devono mangiare la torta! dice, a me, per me non è un problema ...a dividerci...)”

Ma, si legge ancora nelle carte,quella posizione di assoggettamento, inevitabilmente, implicava l'accettazione di ben precise condizioni che Raduano aveva necessariamente imposto ai rivali ai fini del perfezionamento della trattiva dell'armistizio. Infatti, la pace era condizionata all'accettazione degli stessi destinatari di provvedere personalmente all'eliminazione di un elemento del proprio sodalizio (dello Iannoli) che il Raduano riteneva di ostacolo alle proprie mire di conquista totale del controllo criminale locale ( ...ha detto, mo dobbiamo trovare una soluzione! dobbiamo fare pace! però mi devi fare  un piacere ...ha detto, che sta uno in mezzo a voi che non ci può stare”). Risultava che Raduano si fosse già espresso in merito imponendo come conditio sine qua non l'omicidio di Perna Girolamo, acerrimo nemico e contendente alla leadership della criminalità locale, nonché mandante del tentato omicidio che lo aveva visto vittima, chiedendo espressamente a Iannoli Giovanni di eseguirlo ( ...e me l'ha chiesto a me! ...ha  detto, se fai  così, possiamo fare pace,  se  no...ci sarà  ancora  molto sangue....)”.

Una richiesta inaccettabile per Iannoli, “che riteneva quella scellerata proposta un tranello per iberarsi del rivale e poi attaccare, sbarazzandosi più agevolmente di tutti gli altri componenti del sodalizio avverso ( ...ma  questo,  secondo  me,  è  solo un trabocchetto. è solo un incantesimo...)”. Il giudice Anglana sottolinea poi come “a rafforzare quella convinzione soccorrevano le pregresse e indirette esperienze dello Iannoli che, continuando a parlare del Raduano, asseriva che un tranello simile era da questi stato teso anche a Trotta Omar, il quale, ingenuamente, aveva abboccato all'esca lanciatagli andando incontro alla successiva esecuzione mortale ( ..è lo stesso incantesimo che ha fatto  a Omar (Trotta Omar, ndv), solo che Omar ci è caduto...).

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