Protect, dallo scandalo del buco economico all'arresto dell'ad: tutte le fasi dell'inchiesta di Foggiatoday

"Step by step" le varie fasi dell'inchiesta che ha portato all'arresto del rappresentante legale della Protect nell'ambito dell'operazione 'Ombre cinesi' della Procura e della Guardia di Finanza

742mila euro. A tanto ammonta l’ammanco nelle casse di Ataf che ieri ha portato agli arresti domiciliari il legale rappresentante della Protect srl, Vincenzo Giandolfi, e al sequestro preventivo di beni per una somma equivalente allo stesso Giandolfi e al presidente pro tempore di Ataf nel periodo 2016-marzo 2018 Raffaele Ferrantino. A svelare la notizia il 5 maggio 2018 fu Foggiatoday, sollevando un polverone dentro e fuori l’azienda, culminato con la risoluzione del contratto con la Protect srl il 7 giugno 2018, un mese dopo. Una “risoluzione consensuale” scrisse nel verbale il cda, due terzi del quale (Paolo Mongiello e Carmela Catalano) era a conoscenza dell’ammanco per sua stessa ammissione (qui le precisazioni seguite al nostro primo articolo), e per quello che ci raccontano gli atti dell’indagine: omessa “messa in esecuzione” dell’atto di precetto del 21 novembre 2017 del valore di euro 294.192,80 fino a che lo stesso perdesse efficacia e fin a che maturassero finanche i termini utili per la rinnovazione del titolo esecutivo – è scritto nelle carte dell’Operazione ‘Ombre Cinesi’- e omessa risoluzione del contratto, nonostante il perdurante stato di inadempienza e la positiva ricerca di mercato, svolta tra novembre 2017 e gennaio 2018, per la sostituzione della società affidataria del servizio. Praticamente si è lasciato correre su tutto, a leggere le carte. Fino all’esplosione della bomba mediatica.

A conoscenza dell’ammanco in realtà era lo stesso ex presidente Stefano Torraco sin dal suo insediamento, nell’aprile 2018. Tanto da aver dato mandato ad un legale, ma senza fornire a noi (e alla città) ulteriori spiegazioni.

Della questione sembrava non saperne solo il socio unico, ovvero il Comune di Foggia, e il sindaco delegato alle partecipate che a Foggiatoday dichiarava questo e che, nonostante tutto, non assumeva alcun provvedimento “politico” nei confronti degli amministratori in carica nell’arco temporale incriminato (e quindi i suddetti Mongiello e Catalano, atteso che il presidente Ferrantino aveva già dato le dimissioni nel marzo 2018).

E mentre il collegio sindacale segnalava la brutta faccenda alla Corte dei Conti e l’avvocato Giuseppina Muscatelli, legale Protect, ci rassicurava in ordine alla debitoria (“Abbiamo individuato la società a garanzia, questione di giorni. Stiamo ancora quantificando la debitoria“), salivano gli strali dall’opposizione e da parte della maggioranza: “La situazione fa emergere uno scenario di natura penale più che amministrativa, che tiene dentro non solo chi ha sbagliato in termini di mancata corresponsione ma anche chi non ha controllato” tuonava il consigliere Bruno Longo, “voglia il nuovo presidente di Ataf organizzarsi per darci una risposta e il sindaco Franco Landella perseguire seriamente un’azione di natura penale, con una dettagliata relazione su chi non ha fatto cosa, presentandosi direttamente alla Procura della Repubblica”.

Né la politica discusse mai la mozione che il capogruppo della Lega dell’epoca Antonio Vigiano promosse per il consiglio comunale, al fine di indurlo ad esprimersi sulla faccenda e a scegliere tra due opzioni: “agire legalmente nei confronti della società Protect S.r.l. in tutte le possibili sedi giudiziali, penali, civili ed esecutive o, la linea più morbida, raggiungere comunque un accordo transattivo con la Protect S.r.l. “affinché questa sia messa nelle condizioni di onorare le proprie obbligazioni” sì da evitarne il fallimento con licenziamento di un centinaio di lavoratori (e conseguente apertura, quindi, di una vera e propria vertenza lavorativa e sociale in città)”. Nulla. Mentre dal consigliere di opposizione Giuseppe Mainiero giungevano i numeri del crollo, nel frattempo, dei proventi della sosta tariffata, e il Pd e parte della maggioranza tornavano a chiedere il telecontrollo per le colonnine (adempimento contenuto nel regolamento del consiglio comunale ma rimasto sempre inevaso).

Una brutta faccenda, uno schiaffo alla città, chiamata ad osservare le norme minime di civiltà col pagamento del famoso grattino, e ai lavoratori di Ataf, nelle cui tasche il Comune mise le mani laddove si trattò di ‘tirare la cinghia’. Politicamente nessuno ha pagato. Penalmente è arrivata la Procura. Dal Comune di Foggia, allo stato, ancora nessuna dichiarazione. 

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