Un abisso di squallore alle porte della città, ma "per gli emarginati non c'è spazio nelle politiche del Comune di Foggia"

Duro affondo del segretario del PD Foggia, Davide Emanuele, all'indomani della presa di coscienza di quanto accadeva al campo rom di via San Severo. Attacco al Piano sociale di zona del settore Politiche sociali

"Toglie il fiato e annebbia lo sguardo la storia di degrado umano e sociale vissuta in uno dei campi rom della città di Foggia, emersa grazie alle indagini della magistratura e delle Forze dell'Ordine che hanno scoperchiato l'abisso di squallore in cui giovani donne ridotte in schiavitù sono state precipitate da uomini senza scrupoli. Violenza e sopraffazione che devono essere condannati senza attenuanti di sorta, come lo dovranno essere gli aguzzini senz'anima e scrupoli che le hanno compiute e determinate". Così il segretario del PD Foggia, Davide Emanuele, in merito alla terribile storia scoperta a Foggia dagli inquirenti.

Una storia consumatasi nel cono d'ombra dell'emarginazione sociale e del degrado individuale che avvolge i campi rom e tanti altri spazi abitati dalla povertà materiale o dalla miseria morale. Tutti affermiamo la necessità di agire per prevenire che il degrado diventi patologico o determini violenza come quella terribile subìta dalle ragazze indotte alla prostituzione. Tutti siamo consapevoli che non si può affidare esclusivamente alla magistratura e alle Forze dell'Ordine il compito di contrastare quel degrado. Tutte le organizzazioni che in questi coni d'ombra provano a portare un po' di luce rivendicano e richiedono l'attenzione necessaria a scongiurare che i soggetti più deboli siano condannati ad una debolezza peggiore e ancor più degradante.

Un coro che, però, non riesce a far sentire la propria voce a chi potrebbe e dovrebbe agire nei campi rom come nelle zone oscure della stazione ferroviaria, nei bassi malsani della periferia, nelle grotte abitate del centro storico e dei quartieri settecenteschi. Luoghi in cui la sofferenza e il degrado accomunano persone di genere, età, provenienza diverse.

Queste persone e questi luoghi - attacca Emanuele- non trovano alcuno spazio nel Piano Sociale di Zona elaborato dal Comune di Foggia; o, se spazio c'è, nessuno è in grado di sapere e capire quale sia, quali risorse e quali strumenti possano essere utilizzati e come, quali obiettivi si vogliono raggiungere.

E' un tema strategico che deve porsi chi governa la città e davvero voglia assumere la responsabilità di prevenire quella violenza, di trovarne le cause e azzerarne gli effetti. E deve farlo coinvolgendo realmente e attivamente le organizzazioni civiche impegnate da anni sul fronte del contenimento e dell'assistenza alle mille forme di povertà ed emarginazione.

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Un coinvolgimento, anche questo, chiesto a gran voce dal basso e che merita una risposta diversa dal silenzio e dall'ipocrisia se si ha davvero voglia di svolgere il proprio compito istituzionale con l'efficacia, l'efficienza e l'impegno richiesto dal contesto in cui viviamo. Tutti".

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