Estorsioni a un imprenditore: condannati 'Capantica', Francavilla, avvocatessa e altri tre foggiani

Sentenza d'appello nell'ambito del processo Rodolfo che vede coinvolti anche due elementi apicali della Società foggiana, accusati di estorsione ai danni di un imprenditore. Condannata anche l'avvocatessa Gabriella Capuano

Sei condanne a complessivi 25 anni e 8 mesi, con pene oscillanti da tre anni e mezzo a 6 anni. La più alta per Vincenzo Pellegrino, storico esponente della “Società” foggiana. E’ questo il verdetto emesso dai giudici della seconda sezione penale della Corte d’appello di Bari nell’ambito del processo d’appello “Rodolfo” a sei foggiani, tra cui due esponenti apicali di clan rivali della Società (Pellegrino, appunto, ed Emiliano Francavilla), accusati a vario titolo di una serie di estorsioni ai danni di un imprenditore del settore agroalimentare, Franco Curcelli, con l’aggravante della mafiosità. Lo riporta oggi la Gazzetta di Capitanata.

La sentenza ha ribaltato anche la posizione di un’avvocatessa coinvolta, Gabriella Capuano, legata sentimentalmente ad Emiliano Francavilla, assolta in primo grado ed oggi condannata a 3 anni e sei mesi per concorso in estorsione (il primo grado della donna fu appellato dalla DDA).

Queste le pene inflitte: 6 anni di reclusione a Vincenzo Antonio Pellegrino, 66 anni, detto ‘Capantica’, elemento al vertice del clan Moretti-Pellegrino-Lanza e attualmente detenuto per questa vicenda;  5 anni e 6 mesi per Emiliano Francavilla, 49 anni, figura apicale della batteria rivale Sinesi-Francavilla, anch’egli in carcere dal 2011, attualmente per questa inchiesta; tre anni e 6 mesi all’avvocato Gabriella Capuano, accusata di aver chiesto e riscosso per conto di Francavilla una tangente di 2450 euro3 anni e 8 mesi per Vincenzo Pipoli, 43 anni, autista di Pellegrino;  3 anni e 6 mesi di reclusione a testa per Gianluca Ruggiero, 38 anni, che risponde di concorso in estorsione con Pellegrino e Pipoli, e per Valentino Aprile, 28 anni, legato sentimentalmente a una figlia di Francavilla, condannato per un taglieggio in concorso con il suocero.

Il pg Pasquale De Luca nell’udienza dell’8 novembre scorso chiese 6 condanne per complessivi 25 anni e 4 mesi. Le motivazioni del verdetto di secondo grado saranno depositate nei prossimi mesi. I difensori dei 6 condannati faranno appello contro la sentenza. In particolare Francavilla punta all’assoluzione ed alla scarcerazione “sul presupposto che non ci sia alcuna minaccia, considerati i rapporti d’amicizia tra lui e parte offesa: ne deriva - nell’ottica difensiva - che i soldi versati dall’imprenditore erano un regalo a Francavilla, non una tangente imposta”.

Coordinata dalla Dda di Bari e condotta dalla squadra mobile di Foggia e dalla Guardia di Finanza del capoluogo regionale, l’inchiesta “Rodolfo” sfociò nel blitz del 4 aprile 2016 con 10 arresti e 12 imputati: sei hanno scelto il rito abbreviato (ed oggi si è giunti al verdetto di secondo grado); per gli altri sei è in corso dall’aprile 2017 il processo di primo grado con rito ordinario davanti ai giudici del Tribunale di Foggia.

I fatti contestati vanno dal 2008 al 2015 e racconterebbero uno scenario surreale: ossia una doppia estorsione per Curcelli, l’imprenditore taglieggiato: inizialmente il pizzo lo pagava al clan Francavilla, sotto forma di tangenti e assunzioni di personale che al lavoro non ci andava riscuotendo comunque lo stipendio; quando poi un esponente del gruppo Francavilla assunse atteggiamenti che impaurirono ulteriormente la vittima, quest’ultima chiese protezione a esponenti del clan rivale, il gruppo Moretti/Pellegrino, finendo così per essere ricattato da entrambe le «batterie» ai vertici della «Società foggiana».

Gli elementi d’accusa poggiano molto sulle intercettazioni di Curcelli, il quali, in conversazioni con alcuni conoscenti, avrebbe addirittura rivelato il progetto delle batterie di unirsi in un Consorzio, una sorta di società di consulenze, così da schermare l’attività illecita. E lui, l’imprenditore, avrebbe così potuto pagare “solo una volta” ed un soggetto ben preciso, "se li spartiscono" (i soldi) "e non rompono il c... a nessuno", ricevendo per tutta risposta dall’altra parte del telefono la seguente replica: “se fanno così, può farsi che si aggiusta Foggia”.

Fu l’ex procuratore nazionale antimafia Franco Roberti a parlare, partecipando alla conferenza stampa a Bari in occasione del blitz «Rodolfo», «di un progetto per centralizzare la gestione della dinamica estorsiva a Foggia, costituendo un consorzio che sarebbe dovuto diventare lo schermo giuridico per offrire una parvenza di legalità al pagamento periodico della tangente, sotto forma di prestazione di consulenze». Il progetto di un consorzio tra clan rivali poi saltò per l’opposizione, stando all’accusa, di Emiliano Francavilla.

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