Il Parco Acquatico non s’ha da fare! Filo d’Acqua: “Così l’ASI blocca 300 posti di lavoro”

Domenico Fiano, presidente della Filo d'Acqua, sbotta contro il Consorzio per l'Area di Sviluppo Industriale di Foggia. "Per colpa loro è fermo al palo un progetto di 300 posti di lavoro"

L'area del Parco Acquatico

La vicenda di quello che diventerà – e ce lo auguriamo – il più grande Parco Acquatico del Sud - ha del surreale. Le sette camicie che ha dovuto sudare il presidente della Filo D’Acqua, Domenico Fiano, hanno il dovere di essere raccontate e portate all’attenzione dell’opinione pubblica. Perché, se è vero “che da qui se ne vanno tutti”, è ipotizzabile che sempre da qui continueranno ad andarsene via tutti.

Sì, perché il vizio italico di ostacolare o semplicemente rallentare azioni di sviluppo a discapito della collettività (in questo caso di 300+80 futuri lavoratori) ha fatto tappa a Foggia. Il calvario della Filo d'Acqua è cominciato quando - dopo una sentenza del Tar del dicembre 2012 – la gestione dell’ASI è passata da Ascoli Satriano al capoluogo dauno.

In una conferenza stampa al vetriolo e a Foggia Today, l’ex candidato sindaco dell’Onda del Popolo ha messo a nudo una vicenda che sta compromettendo e vanificando gli sforzi di un progetto da 10 milioni di euro che prevede tra gli altri un teatro di 3mila posti per i grandi eventi e una SPA di 1500 metri quadrati: “Immobilità, assenza di risposte, risposte fornite dopo mesi e mesi, incomplete e parziali. Questa è l’ASI, un ente inutile in Italia” sbotta Fiano.

Eppure nel settembre 2013 -  dopo nove mesi di attesa - l’ASI aveva dato l’ok al progetto del Parco acquatico chiedendo però 150mila euro (1,54 a mq recintato). Il 26 dello stesso mese, con una raccomandata PEC, la Filo d’Acqua chiedeva invece l’opportunità di rateizzare la cifra e l’invio della bozza di convenzione. Richiesta, che stando a quanto avrebbero riferito i vertici a Fiano, sarebbe dovuta passare dall’approvazione del Consiglio d’Amministrazione.

Accettata da parte del Consorzio la dilazione di pagamento, l’ufficio legale della Filo d’Acqua sollecitava – in più di un’occasione - l’invio della copia di convenzione e il documento certificante l’accettazione della rateizzazione. Ma nulla di tutto ciò. Dopo mesi di silenzio, soltanto il 2 luglio l’ASI tornava a farsi sentire spedendo sì l’accettazione della dilazione del pagamento, ma non la copia della bozza di convenzione.

Mancanza, l’ennesima, che mandava su tutte le furie Domenico Fiano, che martedì 8 luglio - alla presenza del sindaco di Ascoli Satriano – riusciva ad incontrare il presidente e il direttore dell’ASI: “Quando ho chiesto loro i motivi di questo comportamento, nonostante fossero passati nove mesi e nonostante il loro obbligo a rispondere entro trenta giorni dalla nostra richiesta, mi hanno riferito di essersene dimenticati” aggiunge Fiano.

Ma, nonostante l’ennesimo richiamo, da quel giorno ad oggi, non c’è ugualmente traccia della bozza di convenzione. “Penso che c’è qualcosa che non va, ma che non conosco. Motivo per il quale da ora in poi ci guarderemo intorno”. La Filo d’Acqua S.r.l., fonte di sviluppo e volano di investimenti per il nostro territorio, società del Parco Acquatico all’uscita di Ascoli Sud atteso da centinaia di lavoratori, dalle loro famiglie, dai soci fondatori e dagli investitori – “continuerà a denunciare il muro di gomma del Consorzio per l'Area di Sviluppo Industriale di Foggia, ente – affonda il presidente – che rappresenta la più grande e pesante zavorra per l’espansione economica, ma il cui scopo principale dovrebbe essere il perseguimento dello sviluppo della sua area di competenza”.

Sui provvedimenti che prenderà la Filo d’Acqua, Fiano aggiunge: “Chiederemo i danni e tramite l’avvocato Guastamacchia valuteremo l’opportunità di chiedere un risarcimento per le 300 persone selezionate che attendono di poter cominciare a lavorare. Attendiamo ancora qualche altro giorno, altrimenti tra lunedì e martedì porto tutte le carte in Procura”.

In questa battaglia che coinvolge centinaia di famiglie e che rischia seriamente di compromettere il futuro lavorativo di 380 unità, anche l’Onda del Popolo si è schierata a favore del suo leader: “L’ASI non è nata per creare sviluppo e occupazione, ma è chiaramente un ente teso a sfavorire i progetti e le imprese che non appartengono a nessuna casta. Ci auguriamo che la classe politica, che in campagna elettorale di occupazione e sviluppo, supporti un progetto così importante”.

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