L'abito del funerale pagato dal clan, "importante e costoso". La "giustizia alternativa" dietro l'omicidio Silvestri

A meglio definire alleanze e schieramenti vi è un episodio emblematico, presente nell'ordinanza, e che riguarda l'acquisto dell'abito del funerale per Silvestri

Le indagini dei carabinieri

Le indagini svolte a seguito dell'omicidio di Giuseppe Silvestri - 44enne assassinato all'alba del 21 marzo 2017, a Monte Sant'Angelo, e per il quale sono state arrestatate due persone accusate rispettivamente di omicidio aggravato e favoreggiamento - hanno permesso agli inquirenti di meglio definire le dinamiche criminali che, dalla morte del boss Angelo Notarangelo, a Vieste, stanno prendendo forma sul Gargano.

"Questa indagine ha una importanza strategica perchè va a delineare ulteriormente quelli che sono gli assetti dei gruppi criminali. E lo fa attraverso il movente: ovvero il controllo del territorio da parte del gruppo dei 'manfredoniani', che volevano affermarsi sul territorio dei cosiddetti 'montanari", aveva puntualizzato ai microfoni di FoggiaToday il comandante provinciale dei carabinieri di Foggia, col. Marco Aquilio. E ulteriori conferme emergono dalle carte dell'ordinanza di custodia cautelare emessa dal Tribunale di Bari a carico di Matteo Lombardi e Antonio Zino.

A meglio definire alleanze e schieramenti (semplificando, Silvestri era ritenuto vicino al clan Li Bergolis, 'simpatizzante' per i viestani del gruppo Perna, mentre Lombardi è, per gli inquirenti, legato al clan opposto dei Romito, 'simpatizzante' per gli scissionisti di Marco Raduano) vi è un episodio emblematico, presente nell'ordinanza, e che riguarda l'acquisto dell'abito del funerale per Giuseppe Silvestri. Come testimoniato da un commerciante di Monte Sant'Angelo, il giorno dell'omicidio di Silvestri, si erano recate in un negozio di abbigliamento le mogli di Enzo Miucci e Matteo Pettinicchio, per acquistare un abito per il 44enne morto ammazzato. 

"Le due donne - riferisce il negoziante - mi dissero che dovevano acquistare un abito per Giuseppe Silvestri, che era stato ammazzato poche ore prima. Mi riferirono le misure e feci vedere degli abiti. Volevano un abito importante, costoso, raccomandandosi di non far pagare nulla alla moglie di Silvestri, alla quale dovevo dire che ci avevano pensato loro. Poi le due donne pagarono tutto, se non ricordo male in contanti, una somma sui 750 euro, in quanto si trattava di un abito della collezione dell'anno precedente e quindi lo avevo messo in vendita al 50%. Poi le due donne presero l'abito e andarono via".

In questo quadro di appartenenze e alleanze è possibile, quindi, contestualizzare il fatto di sangue, il cui movente è riconducibile alla violenta rapina ai danni della gioielleria 'Dei Nobili' di Monte Sant'Angelo, "per la quale - si legge nell'ordinanza - Silvestri aveva potuto fornire ospitalità ai criminali del gruppo di Vieste riconducibili a Perna, per la consumazione della rapina e, probabilmente, anche per i sopralluoghi e per la fuga successiva; il tutto ovviamente con il 'necessario' benestare di Miucci Enzo, attuale capo indiscusso del clan Li Bergolis dominante sul territorio. Ciò che emerge - si legge ancora nelle carte - è che la rapina alla gioielleria Dei Nobili di Monte Sant'Angelo, cui aveva preso parte anche Maiorano Carmine, elemento appartenente al gruppo Perna di Vieste, aveva certamente avuto il benestare, se non altro, del referente del gruppo Li Bergolis su Monte Sant'Angelo, alleato al Perna, potendo contare sull'appoggio e sulla fattiva collaborazione, prima e probabilmente anche dopo la commissione del reato, di Silvestri Giuseppe detto l'Apicanese, intraneo al clan Li Bergolis".

"Sicchè - riepiloga il giudice nell'ordinanza - l'azione di sangue si inserisce in un conflitto per il controllo del territorio e l'affermazione della propria supremazia in danno alla cosca rivale (per come dimostrato dai numerosi morti registrati tra le contrapposte fila dei due gruppi). Pertanto, l'omicidio Silvestri, oltre a costituire un ulteriore anello della catena omicidiaria dell'atavico conflitto mafioso in atto sull'area garganica, assume, in chiave mafiosa, il significato di una 'giustizia alternativa' e di un'esemplare risposta punitiva nei confronti di un esponente della crminalità organizzata che, pur essendo di Monte Sant'Angelo, aveva consentito a dei 'forestieri' di compiere un'azione delittuosa così eclatante ai danni di un imprenditore locale che si era mostrato sempre disponibile nei confornti di chi gli avrebbe potuto garantire sicurezza e protezione". 

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