Voleva togliersi la vita, Roberta lo ha salvato e poi il blackout: così Francesco l'ha uccisa a mani nude

La ricostruzione dell'omicidio della giovane Roberta Perillo, avvenuto ieri pomeriggio, a San Severo. Il racconto dell'uomo è al vaglio della polizia, con i pm Antonio Laronga e Alessio Marangelli. "Non si tratta di femminicidio"

Il luogo dell'accaduto

Black out totale nella mente di Francesco D’Angelo, 37enne, che ieri pomeriggio, insieme al padre e all’avvocato difensore, si è presentato in questura per confessare l’omicidio della fidanzata Roberta Perillo, 32enne di San Severo.

Agli inquirenti, l’uomo ha raccontato quanto accaduto nell’appartamento della giovane, al secondo piano di una palazzina di via Rodi. Ricordi confusi e poco lucidi quelli dell’uomo, che fa anche uso di psicofarmaci. Secondo il suo racconto/confessione, ci sarebbe stato un acceso litigio con la giovane donna, cui era legato sentimentalmente da pochi mesi; al culmine della disperazione, l’uomo avrebbe tentato di farla finita minacciando di lanciarsi dal balcone. Sarebbe stata proprio Roberta a bloccarlo per evitare il peggio.

Poi il buio. E il ricordo della donna già senza vita. La ricostruzione dei momenti mancanti è al vaglio della polizia, con i pm Antonio Laronga e Alessio Marangelli, giunti sul posto appena appresa la notizia. Secondo la versione del reo-confesso, Roberta sarebbe strangolata a mani nude. Particolare dedotto solo in un secondo momento, dalle mani indolenzite e dolenti. Tutti dettagli che andranno vagliati dagli inquirenti. Sulla vicenda vige il più stretto riserbo, da parte di polizia e da parte della difesa dell'uomo. "Non si è trattato di un femminicidio", unico elemento emerso informalmente. "Roberta non è stata uccisa perchè era la sua compagna. E' stata uccisa perchè era lì in quel momento. Come, probabilmente, sarebbe stato ucciso chiunque si fosse trovato in quel momento":

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