Omicidio Nicolina, chiesto un tutore per il fratellino: e l’avvocato Cimino si scaglia contro il Tribunale di Bari

Il legale della famiglia attacca il Tribunale dei minori barese, accusato di aver violato la carta dei diritti del fanciullo e l’articolo 104 della Costituzione e di ostacolare l’autonomia del Giudice del tribunale di Foggia

L'avv. Gelsomina Cimino

 “Il presidente del Tribunale per i Minorenni di Bari con nota scritta del 1 febbraio 2018  indirizzata al Presidente della 1°Sezione Civile del Tribunale Ordinario di Foggia, ha violato palesemente l’articolo 104 della nostra Costituzione (La magistratura costituisce un ordine autonomo indipendente da ogni altro potere) e l’Articolo 8 della Convenzione Europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali (Diritto al rispetto della vita privata e familiare) e non ultimo ha violato i diritti del fanciullo (documento redatto dall’Onu), dove  si consacra il principio per cui il fanciullo deve beneficiare della sicurezza sociale e deve poter svilupparsi e crescere in modo sano assicurandogli protezione sociale adeguata, garantendo al fanciullo la cura particolare e sicurezza materiale e morale”. E’ quanto denuncia l’avvocato Gelsomina Cimino, legale della famiglia di Nicolina Pacini, la giovane ragazza uccisa dall’ex compagno di sua madre con uno colpo di pistola in pieno volto, lo scorso settembre a Ischitella.

Nella nota l’avvocato spiega che “la carta dei diritti del fanciullo impone infatti che la società e i poteri pubblici hanno il dovere di aver cura particolare dei fanciulli che non hanno mezzi sufficienti di sussistenza soprattutto quando ci si trova dinanzi a bambini senza i genitori o famiglie disagiate”.

Nel caso specifico, il legale fa riferimento al ricorso effettuato dai genitori di Nicolina presso il Tribunale Ordinario di Foggia per nominare nell’interesse del piccolo figlio Michele, un Tutore affinché si occupasse del benessere psicofisico del loro figlio, rimasto privo degli affetti anche della sorella uccisa nel settembre del 2017, assicurandogli educazione, istruzione e mantenimento, non potendo loro garantire un futuro prossimo migliore, date le pessime condizioni economiche che hanno caratterizzato la loro vita.

Il piccolo Michele, tutt’oggi, vive insieme ai nonni “di età avanzata che certo non presentano carattere gioviale e stimolante per la crescita del piccolo, convivendovi peraltro, con un figlio afflitto da disturbi comportamentali, che lo inducono ad essere seguito dal CIM territoriale di Rodi Garganico e impegnati nell’accudimento di altro figlio con gravi problemi di salute.

Lo stesso piccolo Michele, immerso in una situazione familiare, sociale ed economica assai difficile, - prosegue la Cimino – addirittura riferisce alla madre di aver visto lo zio (oggi quarantenne) in casa diverse volte, in diversi momenti, praticare l’attività erotica della masturbazione.

Questa è la crescita, questa è la giusta educazione che si impartisce ad un adolescente di appena 13 anni fortemente compromesso, consapevole del disagio in cui versa e soprattutto consapevole dell’assenza di prospettive e di un futuro migliore”.

Il Tribunale per i Minorenni di Bari – spiega l’avvocato – sin dai primi momenti si è sempre dichiarato incompetente attribuendo la responsabilità al Tribunale per i Minorenni di Firenze, i Servizi Sociali di Ischitella sono sempre stati latitanti, non hanno mai assistito e supportato né Nicolina né Michele nella loro crescita e nello sviluppo psico-fisico, non hanno mai assicurato l’assistenza dovuta ai bambini disagiati, negando la giusta guida per poi affacciarsi verso il mondo degli adulti, soprattutto in questo tragico momento, critico per Michele, che sicuramente necessita di un sostegno psicologico, sì da garantire delle risposte al ragazzo aiutandolo a fargli recuperare il rapporto coi genitori”.

Tuttavia, come riporta la nota del 1° febbraio, il Presidente del Tribunale dei Minori di Bari ”che, a distanza di 6 anni di assoluta latitanza, dichiarata peraltro con tre provvedimenti di incompetenza, si sveglia e a gamba tesa ostacola l’autonomia del Giudice della Prima Sezione Civile del Tribunale di Foggia, condizionandone le decisioni e imponendo di astenersi dal disporre l’audizione del piccolo Michele poiché, a dire dello stesso Presidente, ne verrebbe emotivamente condizionato”.

E ancora il Presidente si spinge fino al punto di invitare il Giudice Relatore presso il Tribunale di Foggia ad un confronto circa il contenuto del ricorso introdotto dai genitori, ergendosi in tal modo a Sovrano Giudice, capace di imporsi alla libera determinazione all’autonomia di Magistrati, evidentemente ritenuti inadeguati nello svolgimento del ruolo giurisdizionale che compete loro con il dichiarato intento di evitare conflitti positivi di competenza, eppure mal celando l’obiettivo di lasciare immutata la situazione di fatto, confermando così la totale indifferenza delle Istituzioni di fronte al dolore e atroce futuro cui il giovane Michele sembra inesorabilmente destinato”.

I genitori hanno deciso ancora una volta di affidarsi all’Avvocato Gelsomina Cimino “affinché vengano adottati ad opera degli organi preposti, tutti i necessari provvedimenti di natura disciplinare oltre che, ove ve ne siano i presupposti, di natura amministrativa e penale nei confronti del Sovrano Giudice del Tribunale per i Minorenni di Bari, rispetto al quale si confida, almeno il CSM (Consiglio Superiore della Magistratura) e il Ministero di Grazia e Giustizia non abbiano a dover retrocedere, nonché a far luce sui retroscena relativi alla quasi contestuale e contemporanea nomina ad opera dei Tribunali, quello Ordinario di Foggia e quello Speciale di Bari, di una sola figura di Curatore Speciale cui spetterebbe di tutelare l’interesse del minore nei due paralleli procedimenti: non potendosi certo spiegare in via razionale come sia stato possibile che tra Bari e Foggia sia stata individuata una ed una sola persona cui affidare il delicato ruolo di Curatore Speciale che tuttavia pur essendo un Avvocato ha preferito al fine di meglio giustificare (leggi lievitare) la richiesta di ammissione al gratuito patrocinio, nominare altro Avvocato cui affidare la propria assistenza giudiziaria. Oltre alla beffa anche il danno erariale.

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