Ucciso per un melone, spunta un’altra verità: quale sicurezza per gli agricoltori?

Spunta la versione degli amici di Sare Mamoudou, sull'omicidio avvenuto nelle campagne di Lucera ad opera di Raffaele e Ferdinando Piacente. Agricoltori vittime di ripetuti furti, quale sicurezza?

La macchina dei tre extracomunitari

Erano da poco passate le 20 di lunedì 21 settembre quando nelle campagne di Lucera – in località Ponte Vaccarella - Sare Mamoudou, 37enne del Burkina Faso, veniva ucciso a fucilate da due agricoltori del posto.

I FATTI. Secondo la ricostruzione dei carabinieri, la vittima e due suoi connazionali, erano stati sorpresi dal proprietario di un terreno mentre asportavano dei meloni. Dopo un’accesa discussione tra Raffaele Piacente e i ladri, poi degenerata con un pugno al naso sferrato al lucerino da uno dei braccianti africani, la situazione era precipitata al sopraggiungere sul posto del proprietario più anziano, che dopo aver aperto il fuoco, insieme al figlio decideva di porsi al loro inseguimento.

Non paghi di averli messi in fuga, Ferdinando e Raffaele sparavano all’impazzata costringendoli a fermarsi per via di una ruota bucata da un proiettile. Nemmeno l’incidente arrestava la furia omicida dei Piacente, che anziché tornare indietro e allertare le forze dell’ordine dell’accaduto, prendevano la mira uccidendo il 37enne e ferendo Kadago Adam. Le successive indagini e le testimonianze raccolte sul posto, portavano all’arresto, con l’accusa di omicidio, tentato omicidio e porto illegale di armi, del 27enne e del 65enne.

LA VERSIONE DEGLI AMICI. La ricostruzione dei carabinieri non convince gli amici del 37enne ferito a morte. I tre, invece, si sarebbero introdotti nel terreno per asportare dei meloni, ma dopo aver chiesto il permesso a una terza persona, probabilmente proprietario di un terreno vicino. Ipotesi, questa, che Kadago Adam avrebbe raccontato ai suoi connazionali dal letto degli Ospedali Riuniti di Foggia. Gli amici raccontano anche che nell’acceso diverbio, il primo ad alzare le mani sarebbe stato il 27enne e proprietario del fondo agricolo.

L’OPINIONE PUBBLICA. Il caso di cronaca ha sollevato un acceso dibattito tra chi difende e quasi ringrazia gli agricoltori di Lucera per aver ucciso un ladro e per giunta extracomunitario - “se l’è cercata”, “poteva starsene a casa”, “invece di premiarli li arrestano”, “ha fatto bene a sparargli”, “se non andavano a rubare non sarebbe successo nulla”;  e chi sostiene che non si possa assolutamente uccidere una persona per un furto, figuriamoci se per alcuni meloni - “è stata un’esecuzione, non una legittima difesa”, “se si uccide anche per un melone siamo proprio alla frutta”, “questo è omicidio volontario”, “uccidere chi è in fuga è omicidio preterintenzionale”, “l’esasperazione non può tradursi in esecuzione”. Una discussione dalla quale – oltre alla rabbia manifestata contro chi delinque - è emersa la natura intollerante di una parte della provincia alla presenza sul territorio degli extracomunitari.

QUALE SICUREZZA PER GLI AGRICOLTORI. A schierarsi dalla parte dei Piacente sono soprattutto gli agricoltori foggiani, alle prese con i ripetuti furti e le minacce di un territorio senza regole e controlli. Con le forze dell’ordine al collasso, si dicono costretti a difendersi ingaggiando la vigilanza privata o effettuando delle ronde. Si sentono stanchi, spaventati, soli e abbandonati, sotto il tiro dei malviventi. Chiedono più controlli e maggiore sicurezza, un aiuto concreto dallo Stato. Diversamente, fanno sapere, non ci si deve scandalizzare delle conseguenze, talvolta anche drammatiche, di un furto subito.

L’OMICIDIO DI CIOMMA. L’omicidio del 37enne del Burkina Faso non è l’unico caso di un furto finito in tragedia nelle campagne del Foggiano. Il 26 agosto scorso un imprenditore di Troia uccise Antonio Di Ciomma, 67enne di Cerignola, che incappucciato e probabilmente insieme ad altre persone, si era introdotto nella sua proprietà. Successivamente all’accaduto è nato un comitato spontaneo di agricoltori per Michele Marchese. "Avvieremo una raccolta fondi, quell'uomo non è un eroe ma nessuno deve restare solo".

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