Sparò al ladro che entrò nel suo fondo agricolo, uccidendolo: per i giudici fu 'omicidio colposo' ma il processo è da rifare

Nella notte del 26 agosto 2015 Michele Marchese, imprenditore agricolo di Castelluccio Valmaggiore, sparò ad Antonio Diciomma, cerignolano, introdottosi furtivamente nella sua azienda agricola

E’ tutto da rifare il processo a carico di Michele Marchese, 56 anni, imprenditore agricolo di Castelluccio Valmaggiore, che nella notte del 26 agosto 2015 uccise con un colpo di fucile alla schiena il cerignolano Antonio Diciomma, 67 anni, reo di essere introdotto nella sua proprietà in località ‘Case rotte’, a Troia, con l’intento evidentemente di rubare. Lo hanno deciso i cinque giudici della Corte di Cassazione di Roma, che hanno annullato con rinvio la sentenza della Corte d’Appello di Bari che, confermando il verdetto di primo grado, ribadì che la morte del presunto ladro fu omicidio colposo e non volontario (come sostiene invece la controparte), condannandolo ad un anno pena sospesa. Vizi procedurali, pare, alle base della decisione della Suprema Corte, che ordinato la celebrazione di un nuovo processo a Bari, davanti ad una diversa Corte d’assise.

 “Ciò che deve essere chiaro è che si riparte dalla Corte d’Assise e da una sentenza di omicidio colposo” chiarisce a Foggiatoday l’avvocato Gianluca Ursitti, legale di Marchese, che è in attesa di leggere le motivazioni.

Secondo i verdetti emessi dai giudici di Foggia e Bari tra il 2017 e il 2018 fu omicidio colposo: l’imprenditore agricolo sparò “alla cieca” contro lo sconosciuto introdottosi nella sua proprietà, senza alcuna intenzione di colpirlo.

Contro l’ultima sentenza c’era stato il ricorso in Cassazione della Procura generale di Bari secondo la quale quando Marchese fece fuoco si prefigurò la possibilità di uccidere l’intruso e quindi l’omicidio è volontario. Per l’annullamento della sentenza d’appello e la celebrazione di un nuovo processo anche Pietro Barbaro, legale di parte civile per i familiari della vittima. Nel processo di primo grado il pm aveva chiesto 10 anni con risarcimento di 2milioni e mezzo di euro da parte del legale dei familiari. Al contrario, il legale di Marchese chiese in prima battuta l’assoluzione per legittima difesa; in subordine la condanna al minimo della pena per omicidio colposo.

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A sostegno di Marchese nacque nel 2015 anche un Comitato spontaneo di agricoltori con l’obiettivo di raccogliere fondi per la battaglia legale dell’imprenditore: “E’ stato costretto a difendersi, noi non lo lasciamo solo”.

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