La "macabra regola mafiosa" del 21 marzo sul Gargano, "dove nessuno collabora e la gente ostacola la verità"

Dal 2017 al 21 marzo 2019 due omicidi e un tentato omicidio sul Gargano. Nel 2018 la manifestazione di Libera a Foggia. L'analisi del procuratore aggiunto e coordinatore della DDA di Bari, Francesco Giannella

Un'immagine dell'omicidio Silvestri

"Purtroppo, come tutti sanno, non vi è un minimo di collaborazione". Queste le parole pronunciate dal procuratore aggiunto e coordinatore della Direzione Distrettuale Antimafia di Bari, Francesco Giannella, al termine della conferenza stampa convocata per illustrare l'arresto da parte dei carabinieri di Manfredonia e del comando provinciale di Foggia di Matteo Lombardi e Antonio Zino - il 48enne e il 39enne ritenuti esponenti del clan Romito-Ricucci-Lombardi - in relazione all'omicidio del 21 marzo 2017 del 44enne Giuseppe Silvestri, detto l'Apicanese, considerato invece affiliato al clan rivale dei Li Bergolis. "Le indagini per episodi omicidiari nel territorio foggiano, sul Gargano in particolare, sono sempre molto più complesse delle indagini che riguardano invece le ricostruzioni delle associazioni sia mafiose sia dedite al traffico e allo spaccio di sostanze stupefacenti" ha sottolineato Giannella.

21 marzo, nel giorno di Libera la mafia si scatena

Gli investigatori e le forze dell'ordine hanno definito quella del 21 marzo una "macabra regola mafiosa". Infatti, nel giorno che dà il là alla Primavera che coincide con l'iniziativa di Libera in memoria delle vittime innocenti delle mafie (nel 2018 si svolse a Foggia), negli ultimi tre anni ci sono stati due omicidi e un agguato fallito. L'anno successivo all'omicidio di Giuseppe Silvestri, nello stesso giornò si è consumato il tentato omicidio del boss Marco Raduano, mentre il 21 marzo di quest'anno c'è stato l'omicidio di Francesco Pio Gentile.

"C'è un atteggiamento di ostacolo alla verità"

Giannella ha poi aggiunto: "Non soltanto inteso come collaborazione positiva ma neanche collaborazione neutra. Non c'è neanche il tentativo di dire qualche volta quel minimo di verità che serve a ricostruire dei dati oggettivi dei fatti. In molti casi, se non quasi sempre, da parte delle persone non coinvolte direttamente nei fatti criminosi c'è un atteggiamento di ostacolo alla verità come dimostra molto spesso che vengono contestati reati di favoreggiamento. E' complicatissimo, ciò comporta un impegno investigativo eccezionale, molto più penetrante e di livello elevatissimo rispetto a quello che si fa in altri casi"

Il procuratore aggiunto della DDA ci è andato giù duro: "Constatiamo che bisognerebbe fare un po' i conti e capire quanta parte della popolazione vuole veramente cambiare le cose. Quanto questa percentuale diventerà più significativa allora forse veramente potranno cambiare le cose"

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