Il brutto 'andazzo' di primario e dipendenti dell'ospedale: soldi per anestesie mai fatte, al mare e al bar invece di lavorare

Nelle carte dell'ordinanza firmata dal giudice per le indagini preliminari Roberto Scillitani, emerge l'andazzo ormai consolidato nella struttura ospedaliera Masselli Mascia di San Severo: arrestate otto persone

L’ipotesi di reato è pesante. Di quelle più odiose e odiate dalla collettività e per questo difficile da digerire. Ancor di più perché consumata in una struttura pubblica, in un ospedale. “Truffa in danno di un ente pubblico”, si legge nelle carte dell’inchiesta, per assenteismo (seppure a vario titolo).

Per questo motivo, le Fiamme Gialle hanno eseguito, ieri mattina, 8 arresti in regime dei domiciliari (mentre un dirigente è stato sospeso dal servizio) all’interno dell’ospedale di San Severo. I ‘fannulloni’ abbracciavano varie categorie: dal tecnico al primario, tutti adagiati su un ‘andazzo’ ormai consolidato e ritenuto normalità. Ai domiciliari sono finiti Valerio Zifaro del ’61 di Torremaggiore, Nada Pennacchia del ’72 di San Severo (di cui riferiamo a parte), Antonella Colò del ’71 di San Severo, il primario Giuseppe Altieri del ’54 di San Severo, Ciro Lucio Cologno del ’67 di San Severo, Francesco Orlando del ’57 di Torremaggiore, Donatina Romano del ’57 di San Severo e Michele Sponcichetti del ’60 di San Severo. Altre tre persone (tra cui il dirigente sospeso dal servizio) sono indagate a piede libero nell’ambito della stessa inchiesta.

I profili di reato, va detto, sono molto vari: nel calderone delle 5300 ore di lavoro frodate e del danno causato all’ente di circa 80mila euro, ci sono posizioni chiamate in causa per poche centinaia di euro e altre per decine di migliaia. Tra questi, a destare maggiore scalpore, è la posizione del primario Giuseppe Altieri, direttore della struttura complessa di Anestesia e Rianimazione della struttura.

Sala operatoria e straordinari

La sua condotta è cristallizzata e messa nero su bianco nelle 82 pagine dell’ordinanza di applicazione delle misure cautelari firmata dal giudice per le indagini preliminari Roberto Scillitani. “I gravi indizi di colpevolezza sono consistiti talvolta nell'aver timbrato il cartellino per l'espletamento del turno nelle ore pomeridiane assentandosi per ore senza marcare il relativo badge e, in altre occasioni, attestando di aver eseguito prestazioni aggiuntive (a quelle ordinarie) consistenti in anestesie non dimostrate dalla documentazione acquista. In entrambi i casi la retribuzione ottenuta per le relative prestazioni aggiuntive è stata fraudolentemente conseguita”.

Le prestazioni aggiuntive, come stabilito nell’apposito regolamento, sono consentite, in caso di documentata carenza di organico, col fine ultimo di ridurre le cosiddette liste d'attesa; per queste viene corrisposta una retribuzione oraria di € 60 lordi per il personale avente qualifica dirigenziale. “Dai cartellini del dott. Altieri - si legge nell’ordinanza - si è rilevato che lo stesso dal febbraio 2015 al novembre 2017 aveva effettuato 80 turni in "prestazioni aggiuntive cod. 72" per eseguire anestesie durante operazioni chirurgiche”. Ma “dalla consultazione analitica dei registri, la GdF ha constatato che in alcuni giorni il dott. Altieri pur avendo timbrato il proprio cartellino in cod. 72, ovvero in prestazione aggiuntiva, in oltre 40 turni nel periodo febbraio 2015/novembre 2017 non aveva effettuato alcuna anestesia, non risultando tra i medici operanti, ma aveva poi percepito il compenso aggiuntivo pari a complessivi € 16.560 in danno dell'ente Asl  FG”. A tale somma si aggiungono gli indebiti compensi per ulteriori ingiustificate assenze dal posto di lavoro quantificati in € 2.160.

Il badge, le forzature e il database

Il “potere” in questa vicenda sembra essere, sfogliando le carte dell’inchiesta, nelle mani dei due addetti al database dell’Asl Fg, ovvero Donatina Romano e Michele Sponcichetti che, avendo accesso al gestionale per il rilevamento delle presenze, potevano forzare le procedure per coprire l’assenteismo dei colleghi. La Guardia di Finanza ha individuato quattro differenti tecniche di frode: la "classica" mancata timbratura del badge all'atto dell'allontanamento dal servizio (a responsabilità individuale), o il recupero del debito orario maturato da alcuni dipendenti quando ad esempio costoro avevano iniziato il turno di lavoro il più tardi possibile (all'interno della consentita fascia oraria), non con l'effettuazione di attività lavorativa in recupero, ma facendo risultare artificiosamente detto recupero mediante forzature del sistema informatico, cioè con inserimento di dati mendaci nell'archivio computerizzato. Ancora, facendo risultare lo svolgimento di attività lavorativa mediante forzature del sistema informatico, cioè inserendo in archivio dati falsi relativi all'entrata e all'uscita dal lavoro di un dipendente oppure attraverso la mendace attestazione cartacea della presenza di alcuni dipendenti sul luogo di lavoro o mendace attestazione cartacea della rilevata giustificazione della loro assenza da parte di un dirigente dell'Asl Fg ora sospeso dal servizio.

Facebook, le foto al mare e al ristorante

Durante il turno di lavoro, gli indagati - è emerso - tornavano a casa per commissioni, aiutavano la consorte nella gestione di un bar, passavano interi pomeriggi a spasso per la città o si intrattenevano al bar con amici e conoscenti. Oppure andavano al mare, e non mancavano di documentare il tutto sui social network. Il caso dell’indagato Ciro Lucio Cologno, autista di ambulanza della Asl Fg, è quello che, forse, più di tutti ha stupito l’opinione pubblica. Ad incastrarlo non sono state solo le telecamere piazzate dalla Guardia di Finanza nella struttura ospedaliera, ma anche le foto e i post che lui stesso ha pubblicato sulla sua pagina Facebook, mentre è al mare, nella vicina Marina di Lesina, o al ristorante, nonostante per il sistema di rilevamento presenze risulta regolarmente a lavoro (ordinario o ‘in missione’).

“Tali assenze dal lavoro hanno trovato "copertura" nelle forzature del sistema informatico dell'Asl in alcune occasioni realizzate direttamente dal Cologno o da ignoti complici, e in altre dalla Romano o dallo Sponcichetti”, si legge. “A sostegno delle risultanze derivanti dalle attività d'indagine, si è provveduto a reperire le foto del Cologno dal suo profilo Facebook da cui si è evinta la geo-localizzazione, corredata di data ed ora, inserita in automatico dal software, nell'atto di scattare e pubblicare le foto, come da impostazioni predisposte dall'utente”. Accertato un ingiusto profitto relativo a “54 giornate lavorative nel periodo compreso tra il 9.7.2017 ed il 15.11.2017 per un ingiusto profitto quantificato in € 10.135,38, di cui € 6.080 per retribuzione ordinaria e € 4.055 per indennità varie”. 

Per quanto attiene le posizioni degli altri indagati, le risultanze delle Fiamme Gialle stimano in € 1.692 e € 11.727 l’indebito profitto per il collaboratore amministrativo professionale Zifaro; in € 13.768 per la dipendente con mansioni di commessa Pennacchia; in € 8.870 per il coadiutore amministrativo Colò e in € 5761 per il dipendente con mansioni di coadiutore amministrativo Orlando.

“Circa la posizione degli indagati - si precisa nel documento – le condotte truffaldine sono state possibili solo grazie al concorso degli addetti al sistema informatico Romano e Sponcichetti”. Per altre due posizioni, data l’esiguità del maltolto (di poco inferiore e di poco superiore a € 200) appaiono sufficienti mere iniziative disciplinari.

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