Mafia a passi spediti e giustizia e rilento: la 'geografia' giudiziaria nel Foggiano (dove è attivo un solo Tribunale)

La disamina del sistema giudiziario in Capitanata e della 'geografia' dei suoi presidi nel Foggiano di Giuseppe Agnusdei, presidente del Coordinamento Nazionale per i Tribunali Soppressi. Soppressi 7 Tribunali, 'resiste' solo Foggia

Immagine di repertorio

"La criticità della condizione del tessuto socio-economico di Foggia e della Capitanata richiede interventi su più fronti, perché vi è necessità di veder migliorare tanti fattori, civico, occupazionale, di prevenzione, e, tra gli altri, quello della repressione del crimine e della velocità di giudizio su di esso".

Così Giuseppe Agnusdei, presidente del Coordinamento Nazionale per i Tribunali Soppressi nella sua lucida disamina del sistema giudiziario in Capitanata e della 'geografia' dei suoi presidi nel Foggiano. "L'attuale condizione del sistema giustizia nella Capitanata - spiega - vede: l'accorpamento da otto uffici di Tribunale ad uno (con la riforma della geografia giudiziaria si è passati dalle sedi di Foggia, Lucera, San Severo, Apricena, Cerignola, Manfredonia, Rodi Garganico e Trinitapoli alla sola Foggia), caso unico in Italia; il quarto posto in Italia del Tribunale di Foggia (dietro solo a Roma, Milano e Napoli) come numero di procedimenti pendenti sia penali sia civili; la scopertura delle piante organiche della magistratura (ed anche del personale amministrativo), con conseguente massiccio ricorso alla magistratura onoraria, la cui produttività non può permettere il recupero di ciò che non viene smaltito dalla magistratura togata".

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"Ma altresì la straordinaria esigenza dell'ampliamento dell'organico della magistratura, se non si vuole che il Tribunale di Foggia, dal quarto posto in Italia (già altissimo) come numero di procedimenti civili e penali pendenti, possa aspirare all'apice di questa negativa classifica nazionale; l'esigenza di intervenire in tema di logistica, di investigazione, di polizia giudiziaria, data la recrudescenza dei fenomeni di criminalità che stanno interessando l'intera Capitanata; quindi logistica migliore degli uffici giudiziari e recupero di almeno alcuni presidii di giustizia, se non si vuole che il conseguente effetto psicologico sulla criminalità continui a dare man forte alla stessa (si pensi che il malvivente sa che è più complesso l'iter per acciuffarlo e portarlo dinanzi ad un Giudice, si pensi che la polizia giudiziaria non ha agilità di accesso alla Procura e alla Magistratura come invece avveniva prima degli accorpamenti - e tutto ciò nonostante il grande impegno delle forze dell'ordine e della magistratura, proprio perché è l'attuale condizione logistica a comportarlo -, si pensi che non vi sono spazi negli uffici per raccogliere quanto è oggetto di indagine, si pensi che è complicato, date le enormi difficoltà logistiche e di personale, osservare i termini riguardo a carcerazioni preventive ed a convalide di fermi, arresti, sequestri, si pensi alla gran quantità di procedimenti che sono a rischio prescrizione, se solo si considera che i procedimenti penali al Tribunale di Foggia da quattro anni a questa parte sono aumentati del doppio, divenendo oggi 12.000, mentre il Tribunale di Bari ne ha 6.000, ed ha un organico di magistratura praticamente doppio rispetto a quello di Foggia, si pensi che ciascun magistrato foggiano ha un carico di procedimenti pari a circa duemila, mentre la media nazionale è cinquecento, si pensi all'esigenza di far si che DIA e DDA siano più vicine a territori che invece distano 250 chilometri dal centro operativo). Dall'ultima audizione sull'argomento (la condizione del servizio giustizia), lo scorso 21 ottobre, presso la Camera dei Deputati, alla quale ho partecipato, era scaturita l'esternazione, da parte dei parlamentari presenti, della consapevolezza che quella foggiana fosse una emergenza nazionale: una emergenza che - conclude - richiede un grande sforzo, non c'è dubbio, molto articolato e dispendioso, ma necessario".

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