Assenteismo al Comune, Stanchi chiude gli interrogatori: "Timbravo per mia moglie, che era in auto"

Il dirigente, difeso dall'avvocato Giulio Scapato, si è difeso davanti al giudice sostenendo di aver timbrato il badge della moglie solo due volte e mentre quest'ultima era in auto, perché avrebbe difficoltà a camminare

Immagine di repertorio

Alcuni si sono avvalsi della facoltà di non rispondere, altri hanno ribadito con forza la loro innocenza. Così gli interrogatori per i 13 dipendenti del Comune di Foggia arrestati lo scorso lunedì dai carabinieri del comando provinciale di Foggia e accusati di truffa ai danni dello Stato.

Al centro delle indagini dei militari, gli uffici del Servizio Integrato Attività Economiche, ex Uma e Protezione Civile del Comune in Viale Sant’Alfonso Maria De Liguori del Comune di Foggia. Qui, secondo la tesi, i dipendenti avevano messo in atto un meccanismo che serviva a coprire ritardi, commissioni personali effettuate in orari di lavoro, vere e proprie assenze: nei filmati e negli oltre 300 fotogrammi che incastrano gli indagati (i tredici arrestati, tra cui il dirigente del servizio Antonio Stanchi, e i sette dipendenti sospesi) si vede chi torna in ufficio con la busta della spesa o con acquisti fatti in boutique e chi torna vestito in tuta dopo una corsa o una seduta in palestra.

Nella giornata di ieri, è stato ascoltato il dirigente Antonio Stanchi, assistito dall’avvocato Giulio Scapato. Quest’ultimo, non essendo obbligato al timbro del cartellino, non può essere accusato direttamente di assenteismo. Stanchi però, ritengono i militari, avrebbe più volte timbrato in entrata il badge marcatempo della moglie (tra le 7 sospese dal servizio), rendendosi complice del meccanismo.

Il dirigente si è difeso davanti al giudice sostenendo di aver timbrato il badge della moglie solo due volte e mentre quest’ultima era in auto, perché avrebbe difficoltà a camminare. Insieme a Stanchi, il gip ha ascoltato gli ultimi tre dipendenti; di questi, due si sono dichiarati innocenti e uno si è avvalso della facoltà di non rispondere. Nei prossimi giorni, il gip deciderà se rimettere in libertà gli indagati, come richiesto dai rispettivi legali.

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