Biagini nega di aver preso la tangente di Zammarano. Laccetti non risponde

Si sono svolti gli interrogatori di garanzia di Fernando Biagini e Massimo Laccetti, il dirigente e consigliere comunale arrestati con l'accusa di concussione. Zammarano: "Biagini una delle persone più pericolose di Foggia"

Palazzo di Giustizia

Si sono svolti questa mattina gli interrogatori di garanzia davanti al Gip, di Fernando Biagini e Massimo Laccetti, rispettivamente difesi dagli avvocati Giulio Adolfo Treggiari e Michele Curtotti. Il dirigente capo ai Lavori Pubblici e al Suap ha risposto a tutte le domande negando però di aver incassato la tangente di complessivi 80mila euro che l'imprenditore Raffaele Zammarano avrebbe versato ad Adriano Bruno in tre rate, per la stipula di un contratto relativo ai locali di Piazza Padre Pio convertiti in uffici giudiziari.

Mentre il consigliere comunale Massimo Laccetti – così come confermato dal suo legale – provato dalla vicenda e in attesa di approfondire le accuse mosse nei suoi confronti – si è avvalso della facoltà di non rispondere. Nel pomeriggio, invece, verrà ascoltato Adriano Bruno, l’amico di Zammarano definito l’intermediario della trattativa.

I FATTI. Gli arresti del dirigente ai Lavori Pubblici e al Suap del Comune di Foggia, Fernando Biagini, del consigliere comunale Massimo Laccetti e dell’imprenditore Adriano Bruno, intermediario nella trattativa che avrebbe portato Raffaele Zammarano a sborsare una tangente di 80mila euro in contanti, pagata in tre rate, per la questione dei locali di piazza Padre Pio che la CO.IM. srl ha convertito in uffici giudiziari, sono il frutto di una meticolosa attività di indagine avviata all’indomani delle dichiarazioni rese il 21 ottobre 2013 dall’imprenditore edile di Foggia a seguito di alcuni tentativi di estorsione subiti.

4 OTTOBRE 2013 | Zammarano si reca in Questura per consegnare una lettera anonima indirizzata al suo studio e avente come mittente ‘Casa Sollievo della Sofferenza’ di San Giovanni Rotondo: “Lellucc mettiti in regola se no la tua famiglia si fa male inutile andare via sappiamo dove stai e fai la stessa fin di tuo fratello”. Chiaro il riferimento all’attentato al fratello Arturo avvenuto il 22 maggio in via Pellegrino Graziani.

21 OTTOBRE 2013 | Tre settimane dopo l’imprenditore si reca dal Procuratore Capo della Repubblica nel corso del quale definisce Fernando Biagini come una delle persone più pericolose di Foggia e concussore “in quanto aveva la possibilità, per la posizione rivestita, di condizionare il rilascio delle concessioni edilizie; il suo modus operandi consisteva nel bocciare in prima battuta i progetti presentati, per poi approvarli in seguito, quando l’istante si ripresentava, dietro pagamento di una tangente". Tra le dichiarazioni, Zammarano, oltre a rivelare altri retroscena riguardanti alcuni suoi colleghi, riferisce che Biagini aveva espresso parere negativo sul progetto perché il supermercato al piano terra sarebbe ricaduto all’interno del Tribunale.

Dopo la testimonianza di Zammarano sono partite le indagini, con intercettazioni ambientali e telefoniche che “hanno permesso di ricostruire elementi rilevanti per la ricostruzione di fatti delittuosi attributi all’ing. Biagini e di disvelare la rete di complicità di cui quest’ultimo si è avvalso”.

3 FEBBRAIO 2014 | Convocato da Adriano Bruno, Zammarano stipula il contratto di locazione presso gli uffici della segreteria generale alla presenza di Biagini, dello stesso Bruno e del collega stanziale.

Precedentemente a questa data è emerso che le richieste di denaro da parte di Biagini erano state fatte tramite Adriano Bruno. Per la stipula del contratto, la somma richiesta era stata 100mila euro – poi ridotta a 80mila euro - altrimenti il progetto sarebbe stato bocciato, come era già accaduto con il parere espresso il 26 luglio del 2013.

Dalle indagini è emerso che Zammarano ha versato a Bruno (Si, sì ce li ho, tutto apposto…e andiamo)– e prima della stipula del contratto - la somma richiesta, in tre rate da 50, 5 e 25mila euro. Episodi chiave che sarebbero emersi anche dai colloqui intercorsi in macchina tra Biagini e Laccetti, dove sarebbe avvenuta la conta e la divisione dei cinquantamila euro: “Sono i più belli del mondo”, “Tu sei vuoi avere a che fare con me devi dire fai tu” oppure “… e allora non ti fregherò mai…”.

BIAGINI, LACCETTI E BRUNO | Sarebbe emerso chiaramente che la tangente di 80mila euro era la condizione necessaria alla stipula del contratto, con Fernando Biagini che nell’ordinanza applicativa di misure di custodia cautelare è stato definito il “dominus delle operazioni concessive al centro di un sistema attivo da tempo, volto a lucrare indebiti guadagni dalla posizione che ricopre al comune di Foggia”.

Il consigliere comunale Massimo Laccetti “concorre pienamente con le iniziative di Biagini, con il quale divide il profitto del reato, come già aveva fatto in altre occasioni (…no per me sono stati più belli quegli altri Fernando, grazie Fernando, come sempre…)”. Adriano Bruno “avrebbe invece offerto un contributo causale determinante alla riuscita del programma criminoso”.

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