Accusati di ricettazione e detenuti ingiustamente per 102 giorni: assolti, Corte d'Appello dispone il risarcimento

Soddisfatto l'avvocato Antonio Santoro del Foro di Foggia. A quasi dieci anni dal fatto, la Corte d’Appello di Bari ha disposto il risarcimento - oltre 17mila euro a testa - per due uomini accusati ingiustamente di ricettazione e detenuti per il reato dal quale sono stati poi assolti

Immagine di repertorio

Detenuti ingiustamente per 102 giorni, tra carcere e arresti domiciliari. A quasi dieci anni dal fatto, la Corte d’Appello di Bari ha emesso la sentenza di risarcimento per due uomini accusati ingiustamente di ricettazione e detenuti per il reato dal quale sono stati, successivamente, assolti.

E’ quanto deciso dalla Corte, riunita in camera di consiglio - Raffaele Di Venosa presidente, Eustacchio Cafaro e Anna Polemio consiglieri - a carico di Ionut Bonculescu di 30 anni e di Dumitri Spiridon di 41, entrambi cittadini rumeni, detenuti dal 26 novembre 2011 all’8 marzo 2012. Dopo la sentenza di assoluzione (divenuta definitiva nell’aprile 2017), i due uomini, difesi dall’avvocato Antonio Santoro del Foro di Foggia, incassano anche la sentenza relativa alla riparazione per ingiusta detenzione, ovvero un risarcimento di 17.598 euro ciascuno.

L’indennizzo è stato calcolato in 235 euro per ogni giorni passato ingiustamente in cella (ovvero complessivi 48 giorni, dal 26.11.2011 al 13.1.2012, quantificati in 11.280 euro) e 117 euro al giorno per la detenzione domiciliare (54 giorni, dal 14.1.2012 all'5.3.2012, per complessivi 6.318 euro). La vicenda scaturisce da una rapina ad autotrasportatore messa a segno nel novembre del 2011, ai danni di un dipendente di una società di autotrasporti. L’uomo denunciò ai carabinieri di Giovinazzo di essere rimasto vittima di una rapina a mano armata, lungo la Statale 16 bis, all’altezza dello svincolo per Barletta Sud. Come da copione in questi casi, l’uomo fu affiancato e bloccato da una Audi di colore scuro, dalla quale era scesero due persone incappucciate, entrambe con spiccato accento barese, uno armato di pistola e l'altro di fucile.

I rapinatori, sotto la minaccia delle armi, costrinsero la vittima a scendere dal mezzo e salire sulla loro auto. Il malcapitato fu sequestrato per circa un’ora e poi ‘abbandonato’ sempre lungo la Statale 16, ma in agro di Giovinazzo, mentre i rapinatori fuggirono con il furgone e l’intero carico. Il giorno seguente, una pattuglia della Polizia Stradale del Distaccamento di Cerignola intercettò il segnale gps montato sul semirimorchio del mezzo rapinato, che in quel momento si trovava in un’area recintata in località Pezza della Meta ad Orta Nova. Nella stessa area, accanto ad un capannone industriale, vi era una piccola costruzione in muratura in uso ai due uomini, che per questo furono arrestati e accusati di concorso nella ricettazione del mezzo. Tutte accuse rigettate sin da subito dai due uomini, costretti però alla detenzione in carcere fino al 13 gennaio del 2012, e ai domiciliari fino all’8 marzo dello stesso anno. Con la successiva revoca della misura degli arresti domiciliari i due hanno riacquistato la libertà, poi sancita dalla sentenza del Giudice monocratico del Tribunale di Foggia, che il 16 novembre del 2016 ha assolto i due dal reato di ricettazione (sentenza di assoluzione passata in cosa giudicata il successivo 1.4.2017) per non aver commesso il fatto.

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