Quel che resta di Faragola, si lavora per salvare il salvabile: la Procura apre un fascicolo

Questa mattina sono partite le operazioni di bonifica del sito, che permetteranno anche di perfezionare le ricerche di elementi utili (tracce di idrocarburi) per stabilire con certezza le cause dell'accaduto

L'incendio di Villa Faragola

In quel resta del parco archeologico di Faragola, a pochi chilometri da Ascoli Satriano, nel Foggiano, ci si rimbocca le maniche e si lavora per salvare il salvabile. E' il caso di dirlo. Quello che era (e si spera tornerà ad essere) uno dei siti archeologici più importanti della Puglia e d’Italia, infatti, è stato distrutto da un incendio, quasi certamente di natura dolosa, avvenuto nella notte tra il 6 e il 7 settembre. Quattordici anni di ricerche, scavi e studi inceneriti. Così come l’importante testimonianza storica che quel sito stesso rappresentava: una villa nobiliare di epoca romana e tardo-antica (l’insediamento risalirebbe al IV – VI secolo dopo Cristo), di cui era stata indagata soprattutto la parte tardo-antica con il recupero parziale di una superficie di 1300 mq, con cenatio (la grande sala dei banchetti), palestra e terme.

Al via le operazione di bonifica, si cercano tracce di idrocarburi

Questa mattina sono iniziate le operazioni di bonifica del sito, che permetteranno di concludere gli accertamenti tecnici in loco dei vigili del fuoco, con monitoraggio dei luoghi alla ricerca di tracce di idrocarburi. Fino ad ora, infatti, non sono state trovate tracce evidenti di liquido infiammabile o inneschi di sorta, ma sulla natura dolosa delle fiamme ci sono pochi dubbi. Secondo indiscrezioni - al momento non confermate dagli investigatori - ci sarebbe la telecamera di un'azienda della zona che avrebbe ripreso il passaggio e la sosta di un’autovettura poco prima dell’innesco delle fiamme. Mentre la procura ha aperto un fascicolo sull’accaduto, si pensa a recuperare la storia che Villa Faragola racconta.

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Presto restauratori all'opera per salvare marmi e mosaici

Il primo passaggio, dunque, sarà quello di rimuovere le macerie delle lamiere e delle strutture lignee che proteggevano la bellezza dei mosaici e dei marmi di Faragola e istallare una copertura temporanea per evitare che agenti atmosferici e intemperie possano ulteriormente danneggiare il sito archeologico. Basterebbe un improvviso acquazzone, ad esempio, per trasformare in poltiglia, in ‘calce viva’, le tessere dei già compromessi mosaici’. Purtroppo, infatti, marmi e mosaici della grande sala da pranzo (cenatio) e delle terme di Villa Faragola sono stati compromessi nel rogo e irrimediabilmente danneggiati dalle alte temperature sviluppate dalle fiamme: sotto la copertura in legno lamellare, infatti, sarebbero stati raggiunti, ad una prima stima, i duemila gradi. ‘Cotti’ quindi i marmi della cenatio, ‘saltati’ dalla propria sede le tessere dei mosaici a pavimento. Per questo, al lavoro nel sito archeologico di Ascoli Satriano sono presenti i tecnici della Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio BAT-Foggia, che seguiranno le operazioni di bonifica del sito e metteranno quanto prima in sicurezza mosaici e marmi.

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Al lavoro senza sosta fino al raggiungimento dello scopo

“I tecnici restauratori, con Salvatore Patete, lavoreranno senza interruzione fino al raggiungimento dello scopo, anche sabato e domenica”, assicura l’archeologo Giuliano Volpe, presidente del Consiglio superiore dei beni culturali e paesaggistici. In che modo verrà organizzato il lavoro nei prossimi giorni è presto detto: rimosse le macerie, si procederà alla pulizia delle superfici per effettuare una operazione di ‘velatura’. In sostanza, si applicheranno strati di garze sui mosaici per bloccare le tessere nella posizione attuale. Più complesso il recupero dei marmi:  bisognerà ricorrere a componenti chimici per evitare che si sfaldino. Si tratta di operazioni complesse e laboriose, per le quali ci vorranno tempo e soldi: almeno 500mila euro per sostenere i lavori di restauro e almeno un anno di tempo per completarli. Purtroppo il sito archeologico di Faragola non era ancora dotato di sistema di videosorveglianza, né di impianto anticendio: si tratta di misure che sarebbero state adottate a breve, nell’ambito del completamento dei lavori del terzo lotto, in dirittura d’arrivo nel 2018.

Dalla Regione Puglia un impegno rinnovato: "Massima collaborazione"

Dichiara l'assessore regionale alla Cultura Loredana Capone: "In attesa che la Magistratura e le Forze dell'ordine chiariscano le cause e le responsabilità la Regione Puglia intende rinnovare l'impegno ad andare avanti con determinazione nella collaborazione istituzionale con il Ministero dei Beni Culturali, le Università e gli Enti locali, per il recupero, la riqualificazione, il riuso e la valorizzazione dello straordinario patrimonio culturale materiale e immateriale della Puglia. E' nostro dovere accrescere sempre di più il presidio culturale nel Gargano e in Capitanata. A tal fine continueremo, sulla base della strategia adottata negli ultimi mesi e finanziata con i bandi regionali, a fare formazione e riaprire biblioteche, laboratori, teatri, musei, cinema, assicurandone la gestione quotidiana per garantire ai ragazzi della nostra terra lavoro e buona occupazione nell'industria culturale e creativa".

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Anche l’assessore regionale Raffaele Piemontese questa mattina ha fatto visita a Faragola: “Sono rimasto ammutolito dalla devastazione e sono grato alla collega Loredana Capone per le parole che ha saputo trovare, rinnovando l'impegno della Regione Puglia ad andare avanti con determinazione nella collaborazione istituzionale con il Ministero dei Beni Culturali, le Università e gli Enti locali, per il recupero, la riqualificazione, il riuso e la valorizzazione del nostro straordinario patrimonio culturale materiale e immateriale. Abbiamo il dovere di riavere Faragola, di rilanciare l’eccezionalità del suo valore, di riavere la nostra storia migliore".

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