Omicidio Elena Mariella, il fratello: "Interrogate quell'uomo: cadrà sotto il peso dei suoi segreti"

"Ci sono tanti elementi per portare questa persona in giudizio", spiega Leopoldo Mariella. "Desidererei che l’indiziato sia interrogato da un esperto in delitti passionali: sono certo che cadrebbe psicologicamente"

Immagine di repertorio

Leopoldo Mariella non si dà pace. E a distanza di 25 anni dall'omicidio della sorella Elena - un vecchio caso di femminicidio avvenuto a Foggia, in via Ordona-Lavello - è riuscito ad ottenere la riapertura del caso, e sta mettendo in campo ogni azione per indirizzare gli inquirenti su quello che lui - ne è certo - è l'assassino di Elena.

"La mia soddisfazione - ammise in una lettera inviata a FoggiaToday - sarebbe portare questa persona a processo, nonostante so benissimo che l’iter burocratico per avere una precisa sentenza sia lungo, con il problema di non riuscire a concludere il procedimento a causa l’età dell’indiziato”. Oggi si rivolge al Procuratore Capo Ludovico Vaccaro "il quale ha dato il consenso per la riapertura delle indagini, dando la speranza a me e alla figlia di Elena, Francesca". Si tratta di indagini complessse, a causa dei lunghi anni trascorsi. "Desidererei tanto che l’indiziato sia interrogato da un psichiatra, esperto in delitti passionali, perché sono convintissimo che dopo 25 anni cadrebbe psicologicamente sotto il peso dei suoi segreti", spiega Leopoldo. 

"Ci sono tanti elementi per portarlo in giudizio: testimoni che ammetterebbero lo stalkeraggio eseguito quotidianamente dall’omicida, il testimone che raccolse le dichiarazioni del parente dell’indiziato, che affermò la sua testimonianza falsa, minacce fatte in presenza di persone amiche di Elena. Inoltre - continua -  ho scoperto che l’indiziato, all’epoca dei fatti, era in un periodo di una forte depressione e fu ricoverato in ospedale per un tentativo di suicidio. Ripeto che ci sono tanti presupposti per portarlo a giudizio", conclude. Staremo a vedere". Elena Mariella, lo ricordiamo, fu uccisa a Foggia la sera del 17 marzo 1993 con cinque colpi di pistola. Le indagini svolte all’epoca dei fatti furono indirizzate al delitto passionale e venne indagato un architetto foggiano che pare avesse avuto una relazione sentimentale con la vittima. Gli elementi raccolti durante le fasi investigative non furono ritenuti sufficienti tant’è che non si arrivò neanche alla richiesta di rinvio a giudizio ed il processo terminò con la richiesta di archiviazione da parte della Procura della Repubblica stessa.

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