Incidente allo svincolo di Ripalta: "La Statale 16 non è vietata ai pedoni"

Le parole del dott. Ermes Trovò Presidente Studio 3A

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di FoggiaToday

Magari la Statale 16 fosse vietata a pedoni e ciclisti e fosse loro messo a disposizione un percorso alternativo ad hoc: si sarebbero evitate tante tragedie. Siamo rimasti particolarmente sorpresi dalle precisazioni che hanno tenuto a fare rispetto alle nostre dichiarazioni gli avvocati difensori del 29enne che il 14 maggio, alle 22.30, percorrendo la Statale Adriatica, all'altezza dello svincolo per Ripalta, nel territorio comunale di Lesina, ha travolto e ucciso con la sua Alfa Romeo 159 Vasile Rascol, un bracciante di origine rumena di 47 anni che camminava a bordo strada e i cui familiari si sono rivolti a Studio 3A per essere assistiti. Innanzitutto, va puntualizzato un punto determinante: non corrisponde affatto al vero quando affermato dai due legali dell'automobilista, laddove sostengono che "trattandosi di una strada statale, non sarebbe consentito il transito dei pedoni".

Codice della strada alla mano, la circolazione ai pedoni è vietata in autostrada e nelle tangenziali, non nelle Statali, e nello specifico, peraltro, per molti dei braccianti stranieri della zona si tratta dell'unico asse di collegamento tra i campi dove lavorano e le case dove risiedono. Viceversa, d'altro canto, non avrebbe alcun senso lanciare un appello per mettere in sicurezza quella strada se fosse tabù per ciclisti e pedoni. Chiarito questo aspetto fondamentale, che cioè su quella strada Vasile Rascol aveva tutti i diritti di transitare, passiamo alla questione della velocità a cui andava la vettura. Certo, essa andrà verificata sulla scorta di tutti i rilievi effettuati dagli inquirenti, ma in forza dell'esperienza acquisita in vent'anni di gestione di migliaia di sinistri, crediamo ci sia consentito di sbilanciarci sul fatto che terribili lesioni cerebrali, quali quelle riportate alla vittima, e danni materiali così evidenti, come quelle rimediate dalla vettura investitrice, che presenta il parabrezza sfondato, sono difficilmente compatibili con un'andatura ridotta e commisurata a quel tratto di Statale in prossimità di uno svincolo pericoloso, non a caso con il limite di 40 km/h.

Quanto, poi alla presunta violazione del segreto istruttorio, non è stato divulgato alcun atto "secretato": ci siamo limitati a fornire la causa di morte del povero rumeno, attinta dal nulla osta per il seppellimento, e le iniziali del conducente della vettura, senza nemmeno indicarne la città di residenza, coma da scambio delle generalità richieste ai carabinieri di Lesina, che procedono. Del resto, lo scopo della nostra presa di posizione non era quella di gettare la croce addosso a qualcuno, quanto piuttosto di rompere il silenzio sulla non più prorogabile necessità di mettere in sicurezza e, soprattutto, di illuminare la Statale 16: un punto sul quale, ci sembra, concordano anche i legali della controparte e su cui siamo pronti a sostenere una battaglia comune, anche a fronte del fatto che si tratta della seconda vittima in due mesi sullo stesso punto, investita con modalità simili. Purché questo, tuttavia, non significhi derogare alle proprie responsabilità perché le norme del codice della strada vanno comunque rispettate da tutti e chi le viola deve risponderne. 

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