I rifiuti spaccano Lucera, cittadini preoccupati ma chiamati a fare una scelta: impianto aerobico o anaerobico?

Saranno autorevoli esperti a chiarire quale tra gli impianti di lavorazione dei rifiuti – se l’aerobico già gestito da Maia Rigenera (già Bioecogrim) in contrada Ripatetta o, piuttosto, l’anaerobico, ancora embrionale e tutto da costruire- è meno impattante per il territorio di Lucera.

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Dopodichè, in caso di via libera degli esperti alla realizzazione dell’anaerobico, l’ultima parola spetterà sempre ai cittadini, che si esprimeranno attraverso un referendum. E’ questo il percorso, trasparente e partecipato, promosso dal sindaco di Lucera Antonio Tutolo sulla controversa e sentita questione impiantistica in città; percorso che dovrà necessariamente concludersi nel giro di pochi mesi.

“E’ chiaro – ha aggiunto- che se l’anaerobico, per i luminari della materia che chiameremo a dibattere, risulterà peggiore del primo, nulla quaestio per il Comune: vorrà dire che ci terremo il vecchio impianto – perché ormai ce lo abbiamo- e continueremo ad imporre migliorie alla lavorazione dei rifiuti, così come fatto sino ad oggi, attraverso prescrizioni, compensazioni e non smuovendoci di un millimetro dalla sospensione estiva dell’attività, che ha risolto l’annoso problema della puzza”.

Tutolo ha inteso così, dopo settimane di fake news, accuse e preoccupazioni, rispondere alle numerose domande di chiarezza ultimamente levatesi attorno alla nuova progettualità anaerobica di Maia Rigenera, rispetto alla quale il Comune di Lucera dovrà deliberare la variante urbanistica su suolo agricolo per consentirne la costruzione all’esito della conferenza di servizi per la relativa AIA. Il primo cittadino, che in campagna elettorale si è sempre scagliato contro la famiglia Montagano, pretendendo la trasformazione in anaerobico dell’impianto attualmente esistente (ed il ridimensionamento in termini di quantità di rifiuti lavorati), fa sapere di non aver cambiato idea.

E però, avverte, non accetta strumentalizzazioni (facilissime in questo periodo di vigilia di campagna elettorale): “C’è gente che ora mi accusa di volere un impianto peggiore, che provoca tumori, terremoti, i maremoti no ma solo perché non abbiamo il mare. Io sono un ignorante in materia: certo, provo ad informarmi, a studiare ed a vedere programmi di approfondimento, non ultimo Quark che ad agosto ha promosso una puntata su Pinerolo e su uno dei più grandi impianti anaerobici produttore di bio-metano, uguale a quello che dovrebbe sorgere a Lucera per intenderci. Perché è di questo che stiamo parlando”. “E però – ha aggiunto- se chi fino a ieri ci consigliava di battagliare per l’anaerobico, elogiandone le qualità e i minori contro rispetto all’aerobico, oggi ha cambiato idea, dovrà spiegarci perché. Siamo disposti ad ascoltare esperti che loro vorranno indicarci; noi, per parte nostra, inviteremo luminari da fuori. Confrontiamoci pubblicamente con la città. E assumiamo la decisione migliore per il bene della comunità”.

Il passaggio polemico del sindaco arriva dritto a tutti coloro che starebbero strumentalizzando politicamente la questione, coloro che fino a ieri nulla contestavano alla progettualità anaerobica (quando è tempo di osservazioni tutti tacciono) e che oggi si spenderebbero in tesi catastrofiste. “Gli stessi personaggi – rincara Tutolo, che sulla materia non accetta lezioni- che nulla hanno detto negli anni, quando Lucera diventava la discarica di Puglia, con camion provenienti da Calabria, Campania, Abruzzo”. Dal 2008 per la precisione, anno in cui si insediava l’azienda nel comune federiciano, con parere favorevole dell’amministrazione Morlacco e del suo assessore all’Ambiente Francesco Forte.

“Fino a ieri ero convinto che l’impianto anaerobico fosse la soluzione e nessuno ha mai messo in dubbio questa tesi. Oggi siamo allo sciacallaggio. Quindi dico alla città confrontiamoci, parliamone”. Il Comune di Lucera si farà aiutare dall’Università di Foggia – Dipartimento di Agraria quale consulente. Ad una prima conferenza di servizi nell’agosto scorso, il Comune ha opposto una serie di rigorose prescrizioni (prima fra tutte il quantitativo, che non dovrà superare le 180mila tonnellate, in prima battuta rifiutato da Maia, oggi accettato). Ne seguiranno delle altre, tutte da calendarizzare. Tempo per informarsi, per chiarirsi e per assumere la decisione migliore per il bene della collettività ce n’è eccome. Perché su queste battaglia una comunità deve camminare all’unisono e non tendere alla strumentalizzazione politica. Perché tra questa e lo sciacallaggio, su temi del genere, il filo è sottilissimo.

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