Dopo 25 anni, quale giustizia per Elena Mariella? Il fratello: "Assassino scagionato per uno scontrino e un falso testimone"

Leopoldo Mariella scrive a FoggiaToday, dopo la riapertura delle indagini sull'assassinio della sorella. "Le indagini vanno a rilento. Parlate assiduamente. Lo devo a mia sorella Elena”

Immagine di repertorio

Chiede che siano accesi i riflettori sulla morte della sorella, vecchio caso di femminicidio, avvenuto a Foggia 25 anni fa. “Parlate assiduamente. Lo devo a mia sorella Elena”. Leopoldo Mariella, dopo essere riuscito a far riaprire le indagini sull’omicidio della sorella, è preoccupato: “Le indagini vanno molto a rilento - spiega a FoggiaToday - con il rischio che si possano chiudere le indagini, senza che sia portata a giudizio la persona che ho indicato come l’assassino di Elena”. Ottenuta la riapertura del caso, infatti, agli investigatori della Procura, Leopoldo - che non vive più a Foggia da tanti anni - ha fornito informazioni precise su chi, ne è convinto, abbia ucciso la sorella. “All’epoca dei fatti, questa persona fu interrogata, non subito ma dopo qualche giorno, e aveva con sé lo scontrino di un caffè (trovatemi una persona che si conserva in tasca uno scontrino per dei giorni); in più - continua - aveva pronto un testimone, un suo parente che dichiarò il falso. Ma se una persona non ha niente da nascondere, come mai aveva tutto pronto per essere scagionato?”, si chiede.

“Il testimone (falso) dell’omicida prima che morisse (per cause naturali) qualche anno fa dichiarò ad un mio amico che era stato messo sotto pressione dalla famiglia, affinché desse un alibi che scagionasse la persona indiziata”, accusa. “L’alibi di questa persona, è palese anche ad un bambino, è stato ‘costruito’ per non andare in galera. Gli inquirenti della squadra mobile che avevano le indagini in mano (che a mio dire non erano all’altezza del compito) non erano riusciti a capire niente. Per l’omicidio di una donna che non è legata alla criminalità, nel 95% dei casi l’assassino è da trovare nella famiglia o tra le persone vicine all’assassinata. Inoltre, le statiche dicono, che in un’altissima percentuale di delitti, l'omicida ha un comportamento da stalker aggressivo. Bene - continua Mariella - tutte le persone chiamate in Procura, hanno dichiarato che la persona a cui mi riferisco ha stalkerizzato mia sorella fino al giorno prima che la uccidesse. Nel 1993 si chiamavano delitti passionali o delitti d’onore.... oggi invece si chiamano femminicidi; anche all’epoca esistevano omicidi di serie A e quelli di serie B: nello stesso periodo ci fu il famoso delitto di via Poma a Roma, tutt’altra storia: non si faceva che parlare di quel fatto di cronaca, che portò alla cattura dell’assassino con pena ergastolo. La mia soddisfazione - conclude - sarebbe portare questa persona a processo, nonostante so benissimo che l’iter burocratico per un processo e per avere una precisa sentenza sia lungo, con il problema di non riuscire a concludere il procedimento a causa l’età dell’indiziato. Parlate assiduamente di questa storia. Lo devo a mia sorella Elena”.

Elena Mariella, lo ricordiamo, fu uccisa a Foggia la sera del 17 marzo 1993 con cinque colpi di pistola esplosi da persona rimasta ignota. Le indagini svolte all’epoca dei fatti furono indirizzate al delitto passionale e venne indagato un architetto foggiano che pare avesse avuto una relazione sentimentale con la vittima. Gli elementi raccolti durante le fasi investigative non furono ritenuti sufficienti tant’è che non si arrivò neanche alla richiesta di rinvio a giudizio ed il processo terminò con la richiesta di archiviazione da parte della Procura della Repubblica stessa. 

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