Shock in carcere: detenuto non rispetta le regole del colloquio e aggredisce agente che lo richiama all'ordine

E' quanto accaduto alle 15 di ieri, in via delle Casemette, quando un detenuto di 40 anni di Trani ha reagito aggredendo l'agente di turno, lanciandogli contro uno sgabello. Il poliziotto se la caverà con una prognosi di 15 giorni

Immagine di repertorio

Non si arresta la catena delle aggressioni dei detenuti a poliziotti nelle carceri pugliesi. Dall'inizio del mese sono state ben 13, l'ultima delle quali, è avvenuta ieri a Foggia. "Ormai  la prepotenza, l’arroganza, l’insofferenza dei detenuti al rispetto delle norme che regolano la vita all’interno delle carceri diventa sempre più evidente e preoccupante. Questi delinquenti peraltro non si limitano più a compiere i loro gesti all’interno delle sezioni detentive ma vanno oltre, come accaduto ieri a Foggia nella sala colloqui, alla presenza di altri detenuti, familiari e bambini", spiega il segretario del SAPPE, Federico Pilagatti.

Verso le 15, un detenuto di circa 40 anni di Trani al richiamo dell’assistente di polizia penitenziaria al rispetto delle norme che regolano i colloqui dei detenuti con i familiari, ha reagito aggredendolo e lanciandogli contro uno sgabello. Prontamente sono intervenuti altri agenti che hanno soccorso il collega, accompagnandolo al pronto soccorso con una prognosi di 15 giorni. "Il SAPPE ritiene inaccettabile che nella sala colloqui di un carcere dove ci sono familiari, persone adulte e bambini  possano accadere queste cose. Questo delinquente era da poco giunto a Foggia allontanato da un altre  carceri pugliesi proprio per episodi analoghi. Purtroppo i detenuti diventano sempre più violenti per motivi ben precisi tra cui la cronica carenza di personale di polizia penitenziaria che ha abbassato i livelli di sicurezza  in maniera paurosa, ma soprattutto per l’inerzia  e la superficialità dell’amministrazione penitenziaria che non applica verso questi violenti le prescrizioni previste dalla legge. Infatti se tale detenuto  ha posto in essere analoghi episodi di violenza, perché non gli vengono sospesi i colloqui?", si chiede Pilagatti.

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