Giornalista di Foggia incastra Salvini e viene minacciato: "Sappiamo dove abiti". Lo Muzio: "Ecco come è andata"

E' foggiano il freelance di Repubblica.it autore del video che imbarazza Viminale e Polizia di Stato, del figlio di Salvini ripreso sulla moto d'acqua della polizia. Valerio Lo Muzio a FoggiaToday: "Salvini chiarisca chi è stato a minacciarmi"

E’ il freelance foggiano, da anni residente a Bologna, Valerio Lo Muzio, l’autore del filmato diffuso da “La Repubblica” che immortala il figlio di Salvini sulla moto d’acqua della Polizia di Stato. Il video sta scatenando la politica nazionale in queste ore. Il Ministro dell’Interno ha twittato uno stringato “errore mio da papà”. Per Valerio però non è sufficiente e pone una serie di quesiti al titolare del Viminale.

“Ieri ero a Milano Marittima” racconta il videomaker a Foggiatoday, “sapevo che avrei potuto beccare Salvini e sono andato a cercare la notizia, come si dice in gergo giornalistico, ossia di intervistarlo sulle vicende di attualità. Salvini non ha voluto rilasciare dichiarazioni, tuttavia ho continuato a seguirlo durante la passeggiata sulla spiaggia, non senza problemi vista la presenza della scorta che, a più riprese, mi invitava a desistere”.

Ad un certo punto, Salvini si è imbattuto in due moto d’acqua della Polizia di Stato.  Gli agenti, racconta Valerio, gli hanno spiegato  il funzionamento dei mezzi, foto e selfie di rito coi fan. Insomma, sembrava tutto nella norma. Ma mentre il Ministro si avvia verso l’ombrellone, gli uomini della scorta si parano davanti al videomaker per impedirgli la visuale alle loro spalle.

“Stavolta, però, erano socievoli, cercavano di interloquire con me. La qual cosa ha cominciato a puzzarmi. Ad un certo punto, sporgendo un po’ la testa, ho visto il figlio di Salvini che saliva a bordo della moto della Polizia, e naturalmente ho cominciato a riprendere”. Da lì son partite le minacce, velate ma neanche tanto. “Smettila di riprendere, spegni sennò te la levamo”. “Mi hanno chiesto i documenti e mi hanno detto ‘bene, ora sappiamo dove abiti’.  

Che cos’è, una minaccia? Ho chiesto anche io che si identificassero visto che, con infradito e costumi, si dicevano poliziotti ma non era desumibile da nulla. Uno mi ha risposto: ‘Vieni con me in albergo che ti mostro il documento’. Erano in tutto cinque. Naturalmente non ci sono andato perché non mi sembrava un invito a cena”. Ad un certo punto è intercorsa una telefonata tra un poliziotto e l’agente a bordo della moto d’acqua, come si vede dal video, “si saranno presumibilmente accordati sull’opportunità di far sbarcare il figlio di Salvini più lontano, da un’altra parte. Infatti, magicamente poco dopo l’ho visto rientrare dalla spiaggia”.

In tuto questo bailamme, il Ministro dell’Interno è rimasto sotto l’ombrellone. Poi il tweet. “Non è sufficiente. Personalmente, da giornalista e da cittadino, voglio  che chiarisca tutta la vicenda e mi piacerebbe sapere chi erano quegli uomini che mi hanno aggredito verbalmente e velatamente minacciato, perché secondo me nei miei confronti c’è stato un abuso di potere” dichiara Valerio, l’autore dello scoop che sta imbarazzando Ministero e Polizia.

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