Amica è fallita: ora tremano Foggia, Mongelli e 350 lavoratori

In agitazione i sindacati di Amica e Dauniambiente. Il fallimento spiana la strada alla privatizzazione completa del servizio. Inevitabili le conseguenze sulla crisi già in atto a Palazzo di Città

Lavoratori in stato di agitazione

I giudici della Corte d’Appello di Bari hanno deciso e depositato la sentenza in tarda mattinata: Amica è fallita. Per l’azienda di Corso del Mezzogiorno che si occupa di igiene urbana in città non c’è più speranza: non è salvabile.

I magistrati baresi hanno respinto entrambi i ricorsi promossi dal Comune di Foggia contro le sentenze di primo grado del tribunale fallimentare del capoluogo dauno: uno è stato rigettato, l’altro – nonostante il contributo, a favore di Amica, del Ministero dello Sviluppo Economico - è stato dichiarato inammissibile. Le motivazioni, attese da oltre un mese, sono contenute in una cinquantina di pagine.

La notizia giunge direttamente da Bari e si è diffusa rapidamente in città per l’enorme impatto politico, economico e sociale che porta con sé. Anche se, il Comune di Foggia e il suo super consulente, Raphael Rossi,  ancora – pare - non ne abbiano ricevuto comunicazione formale.

Già in agitazione, invece, i sindacati di Amica e Dauniambiente, anche questa coinvolta nel fascicolo sul dissesto dell’azienda di nettezza urbana ed entrambe in esercizio provvisorio, per un totale di 350 dipendenti tra i quali comincia a montare l’allarme rispetto alla tenuta dei livelli occupazionali.

Perché gli scenari che si aprono ora sono tutt’altro che rosei per la città. Amica dovrebbe per il momento continuare ad operare in esercizio provvisorio trattandosi di servizio essenziale per la città (nelle prossime ore sarà sottoscritto un nuovo contratto di servizio con il Comune) ma Palazzo di Città è chiamato ad accelerare i tempi rispetto alla creazione del nuovo soggetto al quale affidare i rifiuti foggiani.

E, caduta l’ipotesi consorzio (ma anche, a questo punto, quello del soggetto misto pubblico-privato), il fallimento spiana la strada alla privatizzazione completa del servizio che dovrà quanto prima essere messo a gara con bando europeo dedicato. Il che, va da sé, implica la messa in discussione di una mole così abnorme di dipendenti di cui usufruiva la società, caduta sotto il peso di una debitoria milionaria.

Quindi l’impatto sul Comune di Foggia, sul duplice fronte politico finanziario. La conferma del fallimento, infatti, avrà sicuramente conseguenze sulla crisi già in atto in Corso Garibaldi ma anche sulle casse comunali presso le quali i creditori di Amica e  Dauniambiente potrebbero decidere di rivalersi, travolgendo quel lento e faticoso processo di risanamento avviato tre anni fa dall’amministrazione Mongelli e che oggi cominciava a dare i suoi primi frutti. 

 

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