Una madre distrutta, la lettera al figlio ucciso a 25 anni. "Finché avrò vita combatterò per avere giustizia"

La madre di Donato Monopoli, morto dopo una brutale aggressione lo scorso 8 maggio, affida a Facebook un accorato e disperato appello a che chi ha visto qualcosa possa parlare

Ad un mese dalla morte di Donato Monopoli, la mamma affida ai social network un appello a non far cadere nel silenzio la drammatica vicenda. Il 25enne di Cerignola è deceduto dopo una lunga agonia l’8 maggio scorso a causa di una brutale aggressione avvenuta presso un noto locale foggiano nell’ottobre 2018, aggredito da due coetanei, Michele Verderosa e Francesco Pio Stallone, ora accusati di omicidio aggravato da futili motivi.

Di seguito la lettera che la mamma di Donato ha affidato alla pagina Facebook “Giustizia per Donato”, che al momento conta circa 10mila iscritti. Il post è comparso circa 15 minuti dopo le 2 di notte, esattamente nella stessa ora in cui, un mese fa, Donato è volato in cielo.

"Vita mia, è trascorso un mese che non ti accarezzo, che non ti inumidisco le labbra, che non ti bacio, che non ti stringo le mani durante una crisi,che non ti asciugo il sudore dopo uno spasmo muscolare, che non ti metto la crema per idratare la pelle disidratata, che non ti faccio più sentire il tuo cantante preferito “Clementino”, che non ti faccio la cronistoria della tua squadra del cuore, la mitica Juve, non hai potuto vedere nemmeno la maglia autografata di Cristiano Ronaldo. Sono anche trascorsi 8 mesi prima di quella notte maledetta,che non sento piú la tua voce, che non sento piú pronunciare la porola”MÀ”, che non sento piú al tuo ritorno dire “Che hai preparato oggi per pranzo?”. Non sento piú parlare dei progetti di lavoro, dei viaggi che volevi fare con i tuoi amici. Adesso solo silenzio".


"Un pugno ti ha tolto la possibilità di vivere, ti ha tolto la vita, figlio mio. Quella sera sei uscito per divertirti con i tuoi amici, sei uscito con la promessa che saresti tornato presto perché all’indomani ti eri impegnato di uscire con me per andare a fare shopping. E invece? Mi sono ritrovata fuori nella sala d’attesa di una sala operatoria, con un dolore immenso che mi trafiggeva il cuore, mentre tu lottavi tra la vita e la morte. Mi sono ritrovata ad abbandonare casa, i tuoi fratelli, papà è stato costretto a lasciare il lavoro per starti vicino, mi sono ritrovata a vivere momenti di alta disperazione, di forte dolore, perché la Rianimazione é questa… paura, angoscia, sofferenza continua".


"Mi chiedo perchè? Perché tutti c’erano e nessuno ha visto niente? Perché nessuno mi ha contattata per farmi sapere cosa fosse successo? Perché stavate assistendo inermi ad una violenza brutale, forse anche filmando o fotografando? Perché avete deciso di non parlare, di non punire quelli che hanno commesso un atto cosi ignobile? Perché tu mamma come me non sei venuta a vedere cosa stavamo attraversando e in che condizioni era mio figlio a causa di un pugno? Molti perchè, ma senza risposta. Amore mio, anche ora che non sei più qui sei la mia unica ragione di vita, non devo piangere non devo abbattermi, devo continuare a lottare per te. Vita mia ti prometto che finché avrò vita, fino all’ultimo respiro combatterò per te per avere giustizia. Mamma". 

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