Fit Cisl, depuratore Foggia: “La vicenda potrebbe finire in Procura”

Sabato scorso un violento acquazzone avrebbe provocato la fuoriuscita dai canaletti di acque non depurate finite nel Golfo di Manfredonia. Il sindacato sarebbe pronto per un eventuale esposto in Procura

Potrebbero esserci ulteriori sviluppi sulla situazione del depuratore di Foggia denunciata qualche settimana fa dalla Fit Cisl:Dal 30 maggio in poi l’impianto sarà abbandonato a se stesso per 12 ore al giorno in considerazione di quanto unilateralmente deciso dalla società appaltatrice del servizio pubblico di depurazione in Puglia, la Pura Depurazione Srl” affermava il responsabile Fit Cisl Vincenzo Cataneo.

Secondo il sindacato “gli operatori alla conduzione dell’impianto di Depurazione di Foggia sono presenti solo per il 50 % della giornata”. “I rilevatori di teleallarme non servono a condurre ed effettuare interventi per il ripristino del corretto funzionamento dell’impianto, ma soltanto alla segnalazione, attraverso un sms, delle avarie e dei guasti al Capo Area o un Capo Reparto. E poi? Chi interviene?”, chiede la Fit Cisl. “E dopo quanto tempo per riparare l’impianto e ripristinare la corretta depurazione delle acque reflue? Chi paga gli eventuali danni provocati all’Ambiente? Con quale responsabilità sociale dell’impresa? Con quale organizzazione del lavoro?”. Lo scorso 23 maggio erano queste la maggiori preoccupazioni del sindacato settore depurazione.

Infatti, stando a quanto già riferito dalla Fit, il 18 maggio scorso i rappresentanti aziendali della società Pura avrebbero ribadito la volontà espressa il 30 marzo scorso, di dismettere il turno h24. Vincenzo Cataneo, responsabile Fit Cisl settore depurazione, si era espresso così: “In pratica le intenzioni sono quelle di risparmiare sul personale e sulla gestione, producendo, di fatto, un servizio di filtrazione delle acque reflue che non restituisce l’acqua pulita in Capitanata, nonostante gli alti costi sopportati dai cittadini di Foggia: 330 euro a fronte di una media nazionale di 261 euro; che è di 175 euro per gli abitanti della vicina Campobasso e di 110 euro per quelli di Milano. Non è inutile rammentare - proseguiva Cataneo - che il 40% della tariffa per il consumo dell’acqua potabile è destinato alla fognatura e depurazione e che gli interventi effettuati, si limitano solo ad informare i responsabili dell’impianto di malfunzionamenti, e che quindi non sostituiscono gli operatori alla conduzione con nuove tecnologie di automazione per la gestione degli impianti”.

Anche l’Adiconsum del capoluogo dauno, dopo aver preso atto della denuncia della Fit Cisl, aveva espresso la propria preoccupazione circa il corretto funzionamento dell'impianto. "Ai fini della tutela dei consumatori, l'associazione invita l'Acquedotto Pugliese ad intervenire sulla migliore organizzazione del lavoro – aveva affermato Giuseppe Potenza, presidente di Adiconsum provinciale - assicurando, al 100% della giornata lavorativa, la presenza dei dipendenti nella conduzione dell'impianto di depurazione dell'acqua". L'Adiconsum, insieme alla Cisl, ritiene "doveroso che il 40% della tariffa per il consumo dell'acqua potabile è destinato alla fognatura e depurazione e che gli interventi effettuati dall'azienda, si limitano solo ad informare i responsabili dell'impianto di malfunzionamenti, non sostituendo perciò gli operatori alla conduzione con nuove tecnologie di automazione per la gestione degli impianti".

La notizia di oggi, come riportato su "Teleblu" e su "Il Grecale", è che la vicenda potrebbe finire presto sui banchi della Procura della Repubblica. Sabato scorso acque non depurate sarebbero finite nel Golfo di Manfredonia in seguito alla completa rottura dei canaletti di scorrimento e di filtraggio.

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