Foggia e il pericolo post Pandemia. "Mafia farà man bassa di disperati e sguazzerà nella crisi di imprenditori e commercianti"

Il prete anticamorra, don Aniello Manganiello, lancia l'allarme e traccia scenari possibili su come la criminalità organizzata potrebbe 'cavalcare' la crisi economica generata dal Coronavirus (e volgerla a proprio favore)

Don Aniello

“Sono in clausura forzata, come dovremmo essere tutti”. Ma lo sguardo di don Aniello Manganiello è sempre rivolto sul territorio, per cogliere ogni cambiamento, per intercettare ogni possibile campanello d’allarme. Di origini campane, il prete anticamorra è il presidente e fondatore dell’associazione antimafia nazionale ‘Ultimi’, nata a Scampìa ma molto attiva e presente a Foggia, e che recentemente ha visto nascere un presidio sul Gargano, terra infestata dalla criminalità organizzata.

“A Foggia si comportano bene?”, chiede pur sapendo già la risposta. Solo pochi giorni fa, infatti, è intervenuto in seguito all’ennesimo attentato dinamitardo, che va ad allungare l’elenco delle bombe che hanno scosso la città dall’inizio dell’anno. La pandemia in atto ha fermato in una bolla la vita di tanti, ma non quelle dei criminali che, al contrario, proprio di questi tempi possono fare man bassa. Lo sa bene don Aniello, lo ha già visto: “è quello che accade dopo ogni grossa crisi”, spiega. Corsi e ricorsi storici, che in qualche modo si vorrebbero evitare.

Don Aniello, serrate e lockdown hanno messo in ginocchio commercianti, piccoli e grandi imprenditori. La sua preoccupazione è che, cavalcando la crisi economica, la malavita possa imbastire nuovi affari o assoldare altri uomini tra le sue fila...

E’ quello che si verificherà immediatamente dopo, in quel ‘periodo-finestra’ in cui commercianti, industriali e imprenditori dovranno fare i conti con grosse difficoltà per rimettere in moto le proprie attività. Nei momenti di difficoltà, le mafie hanno fatto sempre grossi affari e guadagni. Con la pandemia, la criminalità organizzata - potendo contare su ingenti quantità di denaro - si farà  avanti.

Come?

Con l’usura ad esempio, garantendo prestiti (a strozzo) agli imprenditori in difficoltà. Tante aziende, se lo Stato non le sostiene, dovranno chiudere. Intanto, l’Europa continua a giocare a nascondino e le organizzazioni criminali gestiscono grossi flussi di denaro provenienti per lo più dall’attività di spaccio (che non si arresta). Questi imprenditori, già col cappio alla gola, a chi andranno a bussare?

Lei conosce benissimo la realtà foggiana, sa bene che una delle piaghe della città è costituita dal fenomeno estorsivo. Ma le casse delle piccola e media impresa sono ora vuote. In base alla sua esperienza ‘in trincea’ che scenario potrebbe aprirsi?

E se la criminalità dovesse cambiare strategia? Se invece di chiederlo il denaro (il ‘pizzo’), iniziasse ad offrirlo, in modalità usura? E se i commercianti, impossibilitati a riconsegnare i tassi maturati, dovessero  passare le proprie attività o aziende nelle mani della mafia? Sono scenari ipotetici, certo. Ma assolutamente plausibili. Che andrebbero ad arricchire di più le mafie, impoverendo e avvelenando ancor di più le economie delle città. Le mafie cadono sempre in piedi. Per questo vanno fermate.

Intanto, in piena quarantena, un’altra bomba è stata fatta deflagrare a Foggia, in pieno pomeriggio. Come leggere questo episodio?

Mi sembra un messaggio chiaro e forte: la criminalità c’è e continua a condizionare il territorio. Un messaggio alla gente: noi controlliamo il territorio e possiamo arrivare ovunque, a qualunque ora.

Qualcuno, dai balconi, gridava “Chiudilo!”, riferendosi al centro colpito (per la seconda volta). C’è una parte della città che si è arresa…

Una reazione di istinto per tutelare la propria incolumità, la propria famiglia, la propria casa. Colpa di quel maledetto familismo amorale, caratteristico del dna degli italiani, non di tutti, ma di tanti che ne fanno il principio della loro vita, delle loro scelte e dei comportamenti: quello che devo difendere è il mio; di quello che è degli altri non me ne frega niente. Qui invece ci dobbiamo svegliare: stanno mettendo mani sulla città, ovunque. Dobbiamo ribellarci: la mafia è un boomerang, oggi a te domani a me. Pensare di non essere colpiti da questa piovra, che si allarga sempre più, mi sembra una pazzia.

L’isolamento, il distanziamento sociale a cui siamo chiamati rischia di lasciare ancora più sole vittime e potenziali vittime…

Il vero punto è che bisogna recuperare il principio della solidarietà. L’importanza del rapporto e della relazione, aspetti che sono venuti meno nel tempo. Anche se siamo obbligati a stare in casa, alla clausura forzata. Dobbiamo darci spazio e tempo per recuperare quei valori dimenticati - giustizia, impegno sociale - e acquisire quella forma di coraggio e di cittadinanza attiva per fare ciascuno la propria parte, in questo momento storico e non solo. La pandemia, mi auguro, ci porterà a un cambio di mentalità, a guardare la realtà con occhi diversi. 

Siamo già a più di un mese di isolamento, le società sono sull’orlo di una crisi di nervi. Qual è la miccia da disinnescare per evitare di far 'scoppiare' le città?

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Io temo il conflitto sociale. Fino a quando siamo chiusi dentro non si avverte, ma ci sono già tutti gli elementi. In questo momento - un po’ con la solidarietà, un po’ con le iniziative del Governo centrale - bene o male si sta facendo fronte alle necessità primarie delle persone in difficoltà (i Comuni si fanno carico dei bisogni primari della gente, un po’ come sta facendo la Chiesa che ha stanziato diversi milioni per le Caritas).  Ma dopo, in quel famoso ‘tempo-finestra’, quando molte famiglie si troveranno senza un soldo in tasca, io starei molto attento ad evitare che la criminalità faccia man bassa di disperati da arruolare come manovalanza. In 16 anni a Scampìa ne ho visti di giovani e di famiglie rovinarsi così. Non facciamo gli stessi errori.

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