Processo 'Medioevo', riconosciuta l'aggravante del metodo mafioso sul Gargano

Un importante momento di svolta nella storia della criminalità organizzata di Vieste e nella lotta ai clan del Gargano, segnato dalla Corte d'Appello di Bari

Un importante momento di svolta nella storia della criminalità organizzata di Vieste e nella lotta ai clan del Gargano. E’ quello segnato dalla Corte d’Appello di Bari che, nell’ambito del processo ‘Medioevo’ che, per la prima volta, riconosce l'aggravante del metodo mafioso in un processo riguardante la criminalità organizzata viestana. Aggravante della mafiosità che, per inciso, non fu riconosciuta in primo grado dai giudici del Tribunale di Foggia.

PROCESSO MEDIOEVO, LE CONDANNE

La corte d'appello di Bari, invece, ha condannato a 7 anni e mezzo Giambattista Notarangelo, accusato di estorsione aggravata dal metodo mafioso. Questo perché, secondo i giudici, lo stesso agì manifestando il potere di intimidazione del clan, incutendo timore alle due vittime, entrambe titolari di un villaggio turistico. Tra gli imputati, figuravano anche l’ex boss di Vieste, Angelo Notarangelo, ucciso il 26 gennaio di due anni, e Giampiero Vescera, anche lui ucciso a Vieste, che in primo grado era stato assolto insieme ad Antonio Azzarone.

Condannati anche altri quattro imputati: si tratta di Marco Raduano - ritenuto dagli inquirenti il luogotenente di Notarangelo e da poco sorvegliato speciale - al quale sono stati inflitti 7 anni; confermati quattro anni (come in primo grado) a Domenico Colangelo, due annin e 6 mesi a Giuseppe Germinelli (contro i cinque della precedente sentenza) e riconosciuta una posizione marginare per Liberantonio Azzarone.

Il processo è scaturito dall’inchiesta partita a seguito delle denunce di estorsione da parte di numerosi imprenditori turistici di Vieste (che poi diedero vita alla prima associazione antiracket in provincia di Foggia), e fa riferimento a una decina di episodi di estorsione commessi tra il 2008 e il 2010. Nel processo si sono costituiti parte civile il Comune di Vieste, l’associazione antiracket viestana e il FAI – Fondo Antiracket Italiano di Tano Grasso.

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