Affari in Provincia, moglie del consigliere (ex) compra terreno "a prezzo stracciato", il cugino porta il caso in Tribunale

La vicenda risale al 2017, quando Pasquale Russo, esponente del Pd, sedeva ancora tra i banchi del consiglio provinciale. La moglie compra fondo agricolo con trattativa privata ma c'era il possesso del cugino

I due ettari e la casa cantoniera

“Fratelli coltelli” titolava un vecchio film. Qui siamo ai “cugini coltelli”. Insomma, sempre parentela è. Parliamo del caso che vede contrapposti di fronte alla giustizia amministrativa la signora Lucia Roberto e Antonio Roberto. Due cugini foggiani, appunto, l’uno contro l’altro oggi per questioni di proprietà e compravendite. La causa è in corso e il prossimo 4 luglio ci sarà l’udienza di merito. Qual è l’oggetto del contendere? Due ettari di terreno acquistati dalla signora Roberto dalla Provincia di Foggia nel 2017, con trattativa privata, annessi alla Casa Cantoniera “Casello Peluso”, agro di Manfredonia. Costo del “pacchetto” 20mila euro. Cifra modesta, un affare se si considera che all’asta aveva base 80mila euro circa. Ma l’asta andò deserta. Il 13 luglio 2017 la signora Roberto acquista con trattativa privata ad un quarto del prezzo iniziale.

Dunque? Cosa c’è di strano? Ci sono due elementi che oggi salgono all’occhio: il primo è che Lucia Roberto è la moglie di Pasquale Russo, esponente del Pd ed all’epoca dei fatti consigliere provinciale. Il secondo è che il fondo agricolo acquistato dalla Roberto sarebbe in possesso da tempo immemore di una famiglia di suoi cugini, acquistato nel lontano 1958 dal Consorzio di Bonifica da Giovanni Roberto, nonno di Antonio Roberto, colui che ha continuato a coltivarlo e che oggi si è visto trascinare di fronte al giudice dalla nuova acquirente, che chiede di liberare il fondo.

Eventualità che non sfiora minimamente Antonio Roberto, che non solo sostiene di essere assolutamente legittimato ad utilizzare quel terreno, ma biasima l’assenza di comunicazione da parte della Provincia di Foggia che gli avrebbe impedito di esercitare il suo diritto di prelazione: “Se avessi saputo che vi era la possibilità di un acquisto con trattativa privata ad un quarto del valore iniziale, lo avrei acquistato. L’asta ad 80mila per me era troppo onerosa. Evidentemente ne era a conoscenza solo la moglie del consigliere provinciale” dichiara a Foggiatoday. “Una forzatura derivante dalla posizione particolarmente privilegiata in cui si è trovato il consigliere provinciale” anche secondo l’avvocato di Antonio Roberto, Lucio Ferrara. E' ovvio che la Provincia la comunicazione l'ha fatta, è un obbligo di legge, "ma altrettanto certamente era più facile per chi ha acquistato venirne a conoscenza" continua il legale. Per il quale il tema è il possesso, del quale non si è fatta menzione nella vendita.

Stando all’incartamento prodotto, il terreno in questione era di proprietà della famiglia di Antonio Roberto fino a quando, a seguito di esproprio, il nonno, Giovanni, dovette venderlo al Consorzio di Bonifica. “Ma trattandosi di terreno acquitrinoso e in pessime condizione – è scritto- lo stesso rimaneva nelle mani del venditore, che provvedeva ad effettuare migliorie e a coltivarlo con il consenso dell’Ente proprietario. Nell’anno 1972 i suddetti terreni, compresi altri confinanti per un totale di 8 ettari circa, venivano ceduti al figlio Roberto Giuseppe (padre degli istanti), che continuò a coltivarli e ad apportare ulteriori migliorie. La suddetta Casa cantoniera e l’annesso terreno circostante venivano trasferiti alla Provincia di Foggia in virtù di un verbale di consegna dal Consorzio per la Bonifica della Capitanata, in data 26.10.1973, senza dare atto che il terreno era nel possesso del sig. Roberto Giuseppe e da questi coltivato. I suddetti immobili venivano trasferiti nel Piano delle alienazioni e valorizzazioni immobiliari dei beni immobili di proprietà della Provincia di Foggia non utilizzabili per fini istituzionali e quindi destinati alla dismissione”.

Da qui, successivamente, asta pubblica prima e trattativa privata (“senza comunicazione agli occupanti”) poi, al “prezzo stracciato” di ventimila euro. “Una somma che, tra le altre cose, non tiene conto neanche delle migliorie apportate nel tempo dai miei clienti” spiega l’avvocato Ferrara, che difende Antonio Roberto e il suo diritto “alla conoscenza” al pari della moglie dell’ex consigliere provinciale, che “godeva di una situazione di privilegio da questo punto di vista”. Ferrara ha chiesto anche alla Provincia di bloccare l’atto in autotutela. Saranno i giudici a stabilire ora chi ha ragione e chi ha torto.

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