Telefonini e droga nelle celle, scatta il blitz al carcere di Foggia. Il Sappe: "Struttura non sicura, va commissariata"

La denuncia del SAPPE: "Bisogna far intervenire il GOM - Gruppo Operativo Mobile, al fine di riportare il penitenziario in un alveo di legalità e rispetto delle regole, poiché potrebbe succedere di tutto"

Immagine di repertorio

Non si arresta il flusso di sequestri di droga e telefonini nel carcere di Foggia.  L’ultimo episodio è  avvenuto nel corso di una perquisizione generale, la scorsa notte, all’interno di alcune sezioni del penitenziario del capoluogo Dauno.

L'attività è stata disposta dalla DIA, con l'impiego di circa 150 uomini provenienti in gran parte dalla
regione. L'operazione sarebbe scaturita a seguito di intercettazioni di telefonate partite
dalle celle dell'istituto penitenziario. Impiegato anche il gruppo regionale cinofilo. Il rinvenimento  ed il sequestro di sei telefonini da parte degli agenti  e di  diversi grammi di droga  da parte del cane Laika, la dice  lunga sui livelli di sicurezza del carcere foggiano. "Ormai  i poliziotti di Foggia, nonostante il loro coraggio e professionalità, sono  costretti a lavorare in condizioni impossibili, sia a causa della grave carenza di organico  sia per il sovraffollamento dei detenuti, tra i più alti della nazione, nonché per  tutta una serie di lacune gestionali", denunciano dal sindacato SAPPE.

"Non si contano più le continue aggressioni di poliziotti da parte di dei detenuti (tre in ospedale sabato sera) ed i continui ritrovamenti  di materiale proibito, per cui  il carcere di Foggia è assurto alla ribalta nazionale. Il SAPPE sindacato autonomo polizia penitenziaria, da tempo chiede all’amministrazione penitenziaria di mettere fine a questa situazione, commissariando il carcere  di Foggia, e facendo intervenire il GOM - Gruppo Operativo Mobile, al fine di riportare il penitenziario in un alveo di legalità e rispetto delle regole, poiché potrebbe succedere di tutto.
Come pure è necessario dotare il penitenziario di  apparecchiature che schermino l’intera area, rendendo inutili gli apparecchi telefonici".

"Tutti sanno che il carcere di Foggia si trova in territorio ad altissima tensione criminale,   per cui ci aspettiamo che finalmente l’amministrazione ponga più attenzione alle vicende del penitenziario con provvedimenti concreti che facciano capire che chi comanda è lo Stato. Il SAPPE chiede infine alla magistratura di Foggia  di fare chiarezza  sul tragico gesto di un poliziotto penitenziario che ha annientato la famiglia per poi suicidarsi, poiché vorremmo sapere se tra il folle gesto e l’ambiente lavorativo (stress, minacce, disinteresse di qualcuno)  ci possano essere collegamenti. Ciò al fine di riportare un po' di serenità in un ambiente molto scosso e che chiede che  il caso non venga dimenticato".

“L'operazione in un carcere particolarmente problematico per la presenza di 625 detenuti (di cui 25 donne e 70 stranieri) a fronte di una capienza di 365 detenuti, con celle aperte dalle 8 alle 18 e una sezione di media sicurezza definitivi – commenta, invece, Aldo Di Giacomo, segretario generale del Sindacato Polizia Penitenziaria – è l'ennesima conferma della nostra denuncia: i boss, i criminali comandano dalle celle per impartire ordini agli uomini dei clan dei territori. E su questo non si può addebitare alcuna responsabilità al DAP che ha raccolto e sostenuto la nostra richiesta di inasprimento delle pene per i detenuti trovati in possesso di telefonini come per quelli che aggrediscono agenti, senza possibilità di concedere loro alcun tipo di beneficio. Solo la politica non se ne accorge non affrontando radicalmente la situazione e dimostrando totale incapacità con il
risultato di favorire di fatto i traffici dal carcere all'esterno. Un'incapacità o non volontà che si trascina da Governo a Governo trovando il tempo invece per discutere di attenuazione o addirittura abolizione del 41 bis. Almeno noi – continua Di Giacomo – non abbiamo alcuna intenzione di ammainare bandiera bianca all'anti-Stato che vuole dimostrare di essere più forte dello Stato. Lo dobbiamo innanzitutto alle vittime e alle famiglie delle vittime di attentati di mafia, 'ndrangheta, camorra e ai sempre più numerosi colleghi aggrediti in carcere".

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