Caporalato e sfruttamento del lavoro, continuano i controlli: denunce e sanzioni per 20mila euro

Denunciato un cittadino bulgaro e un imprenditore agricolo del posto, il primo per caporalato e il secondo per violazioni sulla sicurezza sul lavoro. Identificati 19 braccianti, datore di lavoro multato per oltre 20mila euro

Controlli nei campi

Due denunce per caporalato e inosservanza delle norme sulla sicurezza nei posti di lavoro tra San Marco in Lamis e Manfredonia. E' in breve in bilancio dell'attività effettuata lo scorso mercoledì, dai carabinieri del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di San Giovanni Rotondo, con l'ausilio dei colleghi del Nucleo Ispettorato Lavoro di Foggia e di personale dello  SPESAL.

L'attività giunge a conclusione di un servizio di controllo straordinario del territorio, finalizzato alla repressione dei reati concernenti lo sfruttamento del lavoro e della sua intermediazione illecita, e alla verifica delle condizioni di sicurezza dei lavoratori. I militari hanno denunciato in stato di libertà un cittadino bulgaro e un imprenditore agricolo del posto, il primo per "caporalato" e il secondo per alcune violazioni delle norme riguardanti la sicurezza sul lavoro.

Al termine di un prolungato servizio di discrete osservazioni, durato alcuni giorni, i carabinieri hanno potuto provare che il cittadino bulgaro si occupava del reclutamento della manodopera, composta da suoi connazionali, in chiare condizioni di sfruttamento, che con due furgoni di sua proprietà accompagnava sul luogo di lavoro, di fatto approfittando del loro stato di bisogno. Mercoledì, quindi, i militari sono intervenuti sul campo, identificando 19 lavoratori, tutti di nazionalità bulgara, regolari sul territorio italiano e domiciliati in Trinitapoli, e qui, verificate le condizioni di lavoro, sono state comminate sanzioni amministrative per un totale di circa 20.000 euro al datore di lavoro, in quanto i dipendenti non indossavano alcuna dotazione di sicurezza.

I furgoni utilizzati per il trasporto sono stati sottoposti a fermo amministrativo poiché non idonei alla circolazione stradale, pericolosi sia per i lavoratori che per gli altri utenti della strada. Sono ora in corso ulteriori accertamenti, finalizzati a verificare, sulla base dei servizi di osservazione svolti, la corrispondenza tra le dichiarazioni sulle ore lavorative registrate e quelle realmente effettuate.

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