Bancarelle abusive, parla il dirigente Stanchi: “Ecco come stanno i fatti”

L'ex dirigente comunale alle Attività Economiche, Antonio Stanchi, difende la sua posizione in merito al sequestro delle bancarelle abusive compiuto da militari e forestali l'11 febbraio scorso

Immagine di repertorio

L’11 febbraio 2016 su richiesta della Procura della Repubblica e su disposizione del Gip del Tribunale di Foggia, i carabinieri e i forestali  procedevano al sequestro di alcune bancarelle per la vendita di prodotti ortofrutticoli che occupavano i marciapiedi e i parcheggi del capoluogo dauno. Manufatti realizzati con cubature persino superiori a quelle consentite dalle (illegittime) autorizzazioni al commercio, posizionati in violazione delle norme del Codice della Strada. 

In quella occasione gli inquirenti accertarono che alla scadenza dei sei mesi di efficacia delle autorizzazioni, i manufatti non erano stati rimossi ma continuavano ad occupare il suolo pubblico con la prosecuzione dell’attività commerciale. Per questo motivo i titolari delle autorizzazioni venivano indagati per i reati di abuso edilizio e di occupazione di suolo pubblico.

Nelle ore successive al sequestro il capogruppo del PD in Consiglio comunale, Alfonso De Pellegrino, puntava il dito contro la tecnostruttura e il lavoro svolto dalla Polizia Municipale, Landella cambiava l’incarico al dirigente al ramo, Antonio Stanchi e rimarcava “dieci anni di immobilismo del centrosinistra” in materia, mentre l’ex assessore alle Attività Economiche Jenny Moffa, sulla questione ricordava quando aveva evidenziato profili di illegittimità.

Ieri, a quasi tre settimane dal blitz, il dirigente Antonio Stanchi, in una lettera aperta, ha preso carta e penna e, in via del tutto personale, ha evidenziato “le inesattezze e le omesse verità”: “Non è leale e corretto ribaltare sul dirigente di turno gli errori, la sciatteria, la superficialità e la mancanza di programmazione in materia di commercio su aree pubbliche avvenuta negli anni precedenti. Per chiarezza dei ruoli sarà un bene se la politica evitasse lo “scaricabarile” delle responsabilità”.

Stanchi ha posto l'attenzione sulla “situazione a dir poco disastrosa” trovata nel 2015 al conferimento dell’incarico di dirigente alle Attività Economiche negli uffici del commercio ambulante: “Si sta cercando di confondere la questione ‘chioschi’ o strutture in legno, diffondendo notizie in modo distorto. Si sta cercando di associare il lavoro e i compiti svolti dal dirigente con il disordine generalizzato” precisa il dirigente comunale, che evidenzia “che chi non ha osservato le norme e le prescrizioni di cui all’atto di indirizzo di Giunta numero 36 del 2015 e riportare nelle singole autorizzazioni, sono stati proprio gli ambulanti”.

Quindi, non ci sarebbe stato nessun rilascio delle autorizzazioni in dispregio delle norme in materia di commercio, di igiene e sanità, in materia di codice della strada e soprattutto in materia urbanistico-edilizia, non rispettando cioè l’indirizzo dato dalla Giunta comunale.

Antonio Stanchi invita a leggere attentamente i documenti, principalmente sul fatto se occorresse o meno il permesso di costruire: “Al riguarda riporto ciò che è contenuto nel decreto di sequestro preventivo emesso dal Giudice per le indagini preliminari con il quale è stato specificato che trattandosi di manufatti temporanei ed amovibili, non occorre alcun permesso di costruire e tali strutture beneficiano del regime libero, cioè svincolato da qualsiasi titolo e abilitazione edilizia”

Prosegue l’ex dirigente alle Attività Economiche: “Il sequestro è stato effettuato, non perché le autorizzazioni fossero illegittime, in quanto lo scrivente si è attenuto rigorosamente all’indirizzo operativo della prima delibera di Giunta, la 36 del 2015, proposta dall’allora assessore Eugenia Moffa”. Stanchi conclude precisando che a seguito del mancato rinnovo dalla Giunta comunale come da delibera 133 del 2015 proposta da Amorese, il GIP non poteva far altro che disporne il sequestro.

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