Foggia | Muore a soli 4 mesi, l’avv. Sodrio: “Assurdo caso di malasanità”

I genitori di Andrea Cellamare, assistiti dall'avv. Michele Sodrio, puntano il dito contro i medici del reparto di pediatria degli Ospedali Riuniti di Foggia

Reparto ospedaliero

I genitori di Andrea, il bambino di appena quattro mesi nato a Foggia il 27 agosto del 2012 e deceduto al Bambin Gesù di Roma il 21 dicembre dello stesso anno, pretendono giustizia e verità per la prematura morte del loro bambino, avvenuta dopo un lungo calvario probabilmente per una diagnosi sbagliata.

Giuseppe Cellamare e Andreea Valerica Lungu sono disperati e non si danno pace. Assistiti dall’avv. Michele Sodrio, puntano il dito contro il primario e i medici del reparto di pediatria degli Ospedali Riuniti di Foggia per “negligenza, imprudenza e imperizia”.

Ma in questa vicenda sono tanti i passaggi e i protagonisti tirati in ballo nell’esposto fatto dai genitori alla Procura della Repubblica del capoluogo dauno su disposizione del loro legale, che non si nasconde e rilancia: I genitori di Andrea vogliono giustizia e noi non daremo tregua ai responsabili dell'ennesima morte assurda per malasanità. Perchè di questo si è certamente trattato: il bambino non è stato curato per nulla e quando lo hanno trasferito prima a Bari e poi a Roma per un trapianto urgente di fegato era oramai troppo tardi. Altro che gastroenterite. Questa era stata la diagnosi dei signori medici foggiani, nonostante tutti i parametri indicassero una grave patologia epatica in corso” tuona l’avvocato foggiano.

Da quel tragico giorno i coniugi Cellamare chiedono che si stabiliscano le reali cause della morte e si accertino eventuali responsabilità, che a loro dire ci sono e sono gravissime. Quella di Andrea, salito al cielo in età prematura e che la casalinga e l’ex carabiniere avevano desiderato da una vita, è una storia difficile da raccontare, un capitolo di vita cominciato nell’estate 2012 e terminato pochi mesi dopo in una fredda e buia giornata di dicembre, a poche ore dal Natale.

L’ESPOSTO DENUNCIA | “Un mese prima, tra il 18 e il 19 novembre, il bambino manifesta vomito e diarrea. I coniugi percepiscono che qualcosa non va e si rivolgono a loro medico pediatra, che prescrive la  somministrazione di un integratore di ferro e - siccome aveva perso peso - propone di svezzarlo attraverso l'assunzione di cinque diversi tipi di latte non materno, nonché di minestrine di verdure specifiche per neonati.

Il bambino rifiuta di ingerire latte e minestrine, ma vomito e diarrea non passano; ragion per cui i Cellamare si rivolgono nuovamente al pediatra, il quale questa volta riscontra “gola irritata ed infiammata”, ritenendo tuttavia che Andrea fosse in condizioni di ricevere il primo vaccino obbligatorio, somministratogli il 29 novembre. Il 30 il piccolo continua ad avere dei violenti e ripetuti attacchi di vomito e diarrea. Questa volta per il pediatra si tratta di gastroenterite.

La situazione diventa ancor più angosciante quando la notte tra il 7 e l’8 dicembre Andrea viene portato al Pronto Soccorso degli Ospedali Riuniti, dove viene ricoverato nel reparto di pediatria. Per tutta la notte, nonostante il neonato continui a manifestare vomito e pianto continuo, non gli viene prestata alcuna cura.

La mattina seguente Andrea viene visitato da una dottoressa, che alla presenza del padre e di un’amica di famiglia, alla madre del bambino dice: “Ma lo sai che il bambino ha un soffietto al cuore? Chi ha avuto la gastroenterite in famiglia in questi giorni?” Andreea riferisce che il marito qualche giorno prima aveva accusato nell'arco di una sola giornata mal di pancia e diarrea. “Allora il bambino ha preso la gastroenterite dal padre” conclude la dottoressa.

Nel giorno dell’Immacolata il bambino trascorre quasi tutto il tempo a dormire e non gli vengono praticate cure di alcun tipo. Stessa cosa accade il giorno successivo. Il 10 dicembre Andrea viene visitato dal primario del reparto di pediatria, il quale ritiene necessario fare degli esami più approfonditi. I primi risultati indicano un valore di transaminasi molto alto, per cui uno dei medici del reparto riferisce che sarebbero state ripetute le stesse analisi per avere un ulteriore riscontro dei valori emersi.

Ripetute le analisi, vengono riscontrati gli stessi valori, a detta dei medici del reparto di pediatria. Andrea viene nuovamente visitato dal dottore, nei confronti del quale i denuncianti avanzano delle pressanti richieste di informazioni sulla salute del proprio figlio, dato che fino a quel momento nessuno dei medici era stato in grado di fornire indicazioni precise su cosa stesse accadendo.

Andrea viene dimesso il 13 dicembre. I medici, sempre alla presenza dell’amica di famiglia, chiedono ai genitori di stare tranquilli ricordano loro che avrebbero comunque dovuto ripresentarsi una settimana dopo per eseguire nuovi esami del sangue ed un’ecografia al fegato, perché quest'ultimo organo era risultato ingrossato.

Il giorno successivo, un medico in servizio a Carapelle, visita il bambino dicendo ai genitori che le transaminasi sono troppo alte e che quindi rischia un collasso. Dopo essere stato visitato un’altra volta dal medico pediatra, Andrea si sente male la sera del 16. Con gli occhi gialli e i piedi gonfi, viene portato al Tatarella di Cerignola dove gli viene effettuato un prelievo tramite la vena giugulare.

La notte successiva viene trasferito presso l'Ospedale pediatrico Giovanni XXIII di Bari, dove i medici chiedono ai genitori una liberatoria per poter incidere la vena femorale. Con l’ok dei Cellamare, l’operazione viene eseguita alle 7 del mattino. Tre giorni dopo, il 20 dicembre, i medici comunicano che Andrea ha bisogno di un trapianto al fegato. Tra quelli specializzati, l’unico disponibile risulta l'ospedale Bambin Gesù, dove il bambino viene trasferito con l'elicottero del servizio 118.

Il 21 Giuseppe e la moglie acconsentono il prelievo del tessuto muscolare, ma nel pomeriggio un dottore avverte il papà della frequenza cardiaca troppo bassa. Alle 18, al telefono, ai genitori viene chiesto di fare immediato ritorno in ospedale, dove verrà loro comunicata la morte di Andrea. La mattina seguente il signor Cellamare si reca presso la stazione carabinieri di Roma-San Pietro per formalizzare la denuncia-querela già in atti.

LA DIFESA | “Alla procura del capoluogo dauno, facciamo presente che quella di Roma, con provvedimento del 24/12/2012, ha disposto l’accertamento autoptico sulla salma di Andrea Cellamare, al fine di accertare le cause della morte e la congruità del trattamento sanitario ricevuto, nonché l’acquisizione di tutte le cartelle cliniche relative ai ricoveri del bambino presso tutte le strutture sanitarie interessate. E' pertanto già in corso una consulenza medico-legale del pubblico ministero attualmente procedente, i cui esiti sono oggi a noi sconosciuti.

Riteniamo che nel caso di specie vada applicato il combinato disposto degli artt. 8 comma 2 e 16 comma 2 cpp,  per cui, ove dovessero emergere delle responsabilità in capo a qualcuno dei sanitari in servizio presso l'ospedale di Roma, la competenza resterà radicata presso questa Procura anche per condotte colpose eventualmente poste in essere da sanitari di Foggia, Cerignola o  Bari.

Viceversa, sarà competente la procura della Repubblica presso il tribunale di Foggia, atteso che a nostro parere e fermo restando le valutazioni medico-legali  in corso, le condotte dei medici in servizio presso il reparto di pediatria degli Ospedali Riuniti di quella città, rappresentano già allo stato delle evidenti ipotesi di  negligenza, imprudenza e imperizia.

Chiediamo inoltre che venga attentamente valutata anche la condotta professionale del medico pediatra che pure ebbe in cura il piccolo Andrea in diverse occasioni, prima che la situazione degenerasse definitivamente. Un'attenta analisi merita certamente anche la condotta dei sanitari in servizio presso il reparto di pediatria dell'ospedale di Cerignola, dove Andrea rimase non ricevette alcuna cura efficace, se non una serie impressionante di tentativi di prelievo di sangue a fini di analisi, che si concretizzarono in un autentico calvario di punture per il povero bambino.

Per quanto riguarda la regola dettata dall'articolo 54 bis comma 1 cpp,  chiediamo espressamente alla procura di Foggia di acquisire gli atti di indagine già presenti nel fascicolo del pubblico ministero della procura di Roma indicato in oggetto e quindi di procedere, nell'ambito della propria autonomia e discrezionalità, a tutti gli ulteriori accertamenti che saranno ritenuti necessari.

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Sulle circostanze relative alla condotta tenuta dai diversi medici in servizio presso il reparto di pediatria di Foggia, in particolare su quello che in diverse occasioni tali medici riferirono e comunicarono ai genitori di Andrea, abbiamo indicato anche le persone informate  sui fatti”.

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