Rivelazioni, intercettazioni e telecamere: ricostruita la mattanza di San Marco, arrestato Giovanni Caterino

Svolta nelle indagini del qudruplice omicidio del 9 agosto 2017 a San Marco in Lamis: furono uccisi il boss Mario Luciano Romiti e suo cognato e i fratelli Luigi e Aurelio Luciani

Entrambi risponderanno della detenzione di due armi; uno anche di concorso (con ignoti) nel quadruplice omicidio e di detenzione delle armi - kalashnikov e fucile calibro 12 - utilizzate per il brutale agguato commesso nelle campagne di Apricena, nei pressi della vecchia stazione ferroviaria di San Marco in Lamis, del 9 agosto 2017. Nella strage di mafia, lo ricordiamo, furono uccisi il boss Mario Luciano Romito e il cognato Matteo De Palma, che erano a bordo di un Maggiolone Volkswagen, ma trovarono la morte anche i fratelli Aurelio e Luigi Luciani, due agricoltori della zona, vittime innocenti, che sopraggiunsero per pura casualità a bordo di un pick-up bianco.

Le immagini video dell'arresto

All’alba di ieri, i carabinieri del Comando Provinciale di Foggia e del Reparto Crimini Violenti del Ros di Roma, con il supporto di quelli della Compagnia di Barletta, hanno eseguito un'ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal GIP di Bari su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia del capoluogo pugliese, nei confronti del 38enne Giovanni Caterino (accusato di concorso nel quadruplice omicidio e di detenzione delle armi utilizzate in quella circostanza) e di Luigi Palena, di 10 anni più grande, accusato di detenzione e porto di altre due armi.

Il commento del sindaco Merla

Le indagini si sono sviluppate su più livelli, affidate ad un pool di magistrati della D.D.A. di Bari e a diversi reparti dell'Arma dei Carabinieri, che hanno battuto i vari percorsi investigativi. Nel dettaglio, le indagini (ancora in corso) condotte dai carabinieri di Foggia e dal ROS hanno permesso di dimostrare come Caterino, già nei giorni precedenti la strage, avesse studiato le abitudini dell’obiettivo principale - ovvero il boss  Mario Luciano Romito -  per poi pedinarlo nel giorno dell'omicidio, per indirizzare e condurre i componenti del gruppo di fuoco fino al luogo dove avvenne l'atroce delitto.

Giannella (DDA): "Persone stanno collaborando"

Grazie alla raccolta ed al confronto di innumerevoli dati estrapolati da decine di telecamere disseminate lungo tutto il tragitto interessato dal passaggio di vittime e carnefici, e grazie alle numerosissime intercettazioni e instancabili servizi sul terreno, è stato documentato il coinvolgimento diretto del 38enne, nonché il ruolo svolto da Palena per procurare due armi da fuoco, con relativo munizionamento, da utilizzare per l'omicidio, ancora in fase organizzativa, di un altro esponente del contrapposto clan Romito. Altri, importantissimi elementi indiziari sono stati acquisiti, sin dall'inizio delle indagini, nell'ambito di una innovativa cooperazione internazionale, che ha coinvolto anche Eurojust.

Infatti, nel corso di altre indagini condotte sempre della DDA di Bari ed affidate all'Arma di Barletta, era emersa, grazie alla brillante intuizione dei militari, la possibile implicazione nella strage di Saverio Tucci, anch'egli manfredoniano, soprannominato "Faccia d'Angelo", in passato coinvolto nel processo alla mafia garganica denominato "Iscaro Saburo", nel cui ambito veniva condannato per traffico di droga. Due mesi dopo la strage, il 10 ottobre, Tucci è stato ucciso ad Amsterdam da Carlo Magno, un manfredoniano che da anni viveva facendo la spola tra la città olandese e Manfredonia.

Lo stesso Magno, il 12 ottobre 2017, si è presentato alla polizia olandese con un avvocato per costituirsi, sostenendo di aver ammazzato Tucci, di cui ha fatto immediatamente trovare il cadavere, occultato in una valigia all'interno di una autovettura che lui aveva in uso. La sensazione che i rapporti tra Tucci (di cui già si ipotizzava un ruolo nel quadruplice omicidio) e Magno potessero condurre ad aprire un varco nelle indagini sulla strage di Apricena induceva i magistrati della DDA, in primis lo stesso Procuratore Volpe - con l'eccezionale contributo di Eurojust - a intessere rapporti con le autorità olandesi, che aderendo alla richiesta di trasferimento in Italia del caso giudiziario (il cui processo pertanto si celebrerà in Italia), hanno consegnato Magno nelle mani della magistratura italiana, dinanzi alla quale ha iniziato un percorso di collaborazione.

Magno, nel corso di vari interrogatori, ha ripetutamente riferito agli inquirenti che Tucci gli aveva svelato di aver fatto parte del gruppo che aveva ucciso Mario Luciano Romito, confermando dunque l'ipotesi investigativa. E' apparso, allora, chiaro il senso di alcune affermazioni fatte nel corso di intercettazioni proprio da Caterino, quando - dopo il quadruplice omicidio e dopo aver subito un tentato di agguato nel febbraio scorso - includeva sé stesso e Tucci tra gli obiettivi prioritari del clan Romito.

Il contesto criminale emerso dalle indagini ha anche permesso di dare un “inquadramento” al gravissimo fatto di sangue nelle dinamiche criminali del territorio: in sostanza un passaggio "necessario" per la ridefinizione degli assetti di potere all’interno della criminalità garganica, per la quale Romito -  indiscusso esponente di vertice dell'aggregato criminale facente capo all'omonima famiglia - rappresentava un ostacolo. La Procura di Bari ha richiesto ed ottenuto dal GIP che fosse riconosciuta l'aggravante mafiosa dell'art. 416 bis 1, sia sotto il profilo del "metodo", che sotto quello della finalità di agevolare il clan mafioso Li Bergolis.

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