"Momento di grande commozione quando alle vedove dei fratelli Luciani hanno comunicato l'arresto di Caterino"

Così il Procuratore Capo di Bari, Giuseppe Volpe in merito all'operazione che ha portato all'arresto di Giovanni Caterino, uno degli uomini che partecipò al quadruplice omicidio del 9 agosto 2017

“E’ stato un momento di grandissima commozione quando, ieri mattina, un ufficiale dell’Arma si è recato dalle vedove dei fratelli Luciani per comunicare loro il primo arresto relativo all’orrendo crimine avvenuto il 9 agosto dello scorso anno”. Così il Procuratore Capo di Bari, Giuseppe Volpe illustrando i risultati di una brillante operazione eseguita dall’Arma dei Carabinieri con il coordinamento della Direzione Distrettuale Antimafia, che ha permesso di arrestare, su ordinanza di custodia cautelare in cercare, il 38enne manfredoniano Giovanni Caterino, accusato in concorso (con ignoti) di aver preso parte al quadruplice omicidio, nel quale furono assassinati il boss Mario Luciano Romito e il cognato Matteo De Palma, insieme ai fratelli Aurelio e Luigi Luciani, vittime innocenti di una sanguinosa guerra di mafia. Insieme a Caterino, è stato arrestato anche il 48enne Luigi Palena per la detenzione di armi. Nello specifico, due pistole.

“Si tratta di un primo, importante risultato - puntualizza - ma sono in corso ulteriori indagini per l’acquisizione di elementi di gravità indiziaria a carico di altri soggetti, al momento individuati ma non ancora attinti da misure”. La svolta, dunque, è arrivata; ogni pezzo sembra trovare il proprio posto nel complesso scenario garganico, dove è in atto, da tempo ormai, una sanguinosa guerra per il predominio del territorio. Forte del risultato raggiunto, poi aggiunge: “Questa è la dimostrazione che non è necessario che la Direzione Distrettuale Antimafia stia a Foggia: pur stando a Bari, infatti, la DDA ha svolto il suo dovere fino in fondo”. Con uno sforzo notevole di uomini, mezzi, tecnologie ed intelligenze. In questi 14 mesi di indagini ininterrotte, infatti, gli inquirenti che si sono alternati sul caso del quadruplice omicidio di San Marco in Lamis hanno messo a sistema una mole imponente di dati: oltre 700 celle telefoniche agganciate, centinaia di utenze palmari controllate, 8milioni di record analizzati. Ancora, 2500 tracciati gps incrociati con i filmati degli oltre 50 ‘occhi elettronici’ utili trovati nei pressi della stazione ferroviaria dismessa di San Marco in Lamis, teatro della strage, e le possibili vie di fuga dei malviventi.

“Per la prima volta, nella mia pluridecennale esperienza - prosegue soddisfatto Volpe - ho verificato quale sia il livello avanzatissimo di applicazione di tecnologie raggiunto dall’Arma. La DDA, coordinata dal collega Giannella, ha seguito l’indagine impegnando tanti sostituti procuratori”. Molti dei quali hanno passato la notte ad ascoltare soggetti vicini all’entourage degli indagati. L’incrocio dei dati ha innanzitutto permesso di ricostruire la pianificazione della strage: Caterino, dopo aver pedinato Romito per giorni, ha seguito il maggiolone blu scuro con le vittime designate a bordo di un’auto; nel tragitto, precedeva i killer, a bordo di un’auto rubata a Trani. La mattanza è durata una manciata di minuti, una breve ma intensa pioggia di proiettili nella quale sono incappati anche i fratelli Luciani. Dopo l’omicidio, con tre morti ammazzati a terra (il quarto sarebbe morto poco dopo in ospedale), il 38enne ha invertito il senso di marcia, scappando lungo strade secondarie preventivamente studiate, raggiungendo nella fuga picchi di velocità stimati sui 175 km/h.

La svolta nelle indagini è arrivata pochi mesi dopo, con l’omicidio del manfredoniano Saverio Tucci, ad Amsterdam. Caterino, intanto, vittima anche di un tentato omicidio a febbraio, aveva iniziato a sospettare di essere finito nel mirino degli investigator, al punto di pensare di rendersi irreperibile. L’intuito investigativo degli uomini scelti per seguire il caso, però, aveva nel frattempo creato un primo collegamento tra l’omicidio di Tucci e la strage di San Marco. Tesi confermata da Carlo Magno, omicida reo-confesso di Tucci, che dopo essersi costituito alla polizia olandese ha iniziato un percorso di collaborazione con l’Arma e DDA. In collaborazione Eurojust, e grazie ad un importante lavoro di raccordo tra Foggia e Amsterdam, dalla missione in Olanda sono giunte importanti conferme: tra queste la circostanza secondo la quale Tucci  avrebbe confidato preso parte, anche lui, alla mattanza dello scorso 9 agosto. “Tutto questo - sottolinea Volpe -nell’ambito di una strategia volta ad assumere il predominio dell’area garganica, in quanto sia Tucci che Magno sono importanti trafficanti di droga, in particolare di cocaina”.

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