Stroncato traffico di droga tra il Gargano e l'Abruzzo: "Smantellata joint-venture tra gruppi criminali"

Eugenio Masino dello Sco di Roma: “Le risultanze investigative raccolte, ci hanno permesso di acclarare collegamenti tra elementi della criminalità organizzata di Vieste, Manfredonia e Foggia. Una joint venture tra criminali”

La conferenza stampa

“Con questa operazione abbiamo quasi portato a termine la decapitazione della criminalità su Vieste”. Sintetizza così, il questore Mario della Cioppa l’importanza del blitz antidroga messo a segno all’alba di oggi sul Gargano, che ha portato all’arresto di 10 persone (cinque in carcere e altrettante ai domiciliari), tra cui numerosi esponenti della criminalità organizzata locale, accusate di associazione a delinquere per traffico di sostanze stupefacenti.

Operazione ‘Ultimo Avamposto’: i nomi degli arrestati

Un traffico di droga ingente, per lo più marijuana e cocaina, che trovava sfogo anche nelle piazze del vicino Abruzzo, essendo il territorio foggiano troppo pressato dai controlli delle forze di polizia. L’attività, denominata “Ultimo avamposto”, è stata coordinata dalla Procura Distrettuale Antimafia di Bari ed eseguita dagli agenti delle squadre mobili di Foggia e Bari e del Servizio Centrale Operativo.

“Di fondamentale importanza - sottolinea Eugenio Masino dello Sco di Roma – sono le risultanze investigative raccolte con questa attività, che ci hanno permesso di acclarare contatti e collegamenti tra elementi e referenti della criminalità organizzata di Vieste, Manfredonia e Foggia. Una sorta di joint venture tra criminali”. Si tratta di una indagine partita nell’estate del 2017, in seguito degli omicidi di Omar Trotta a Vieste ed il quadruplice omicidio di Mario Luciano Romito, del cognato e dei due agricoltori, vittime innocenti, assassinati in agro di San Marco in Lamis.

VIDEO | Le intercettazioni del blitz "Ultimo avamposto"

L’indagine ha permesso di contestualizzare e meglio qualificare due importanti sequestri di marijuana operati dalla polizia a Vieste e Peschici. Il primo, nel marzo 2017 a Vieste, con l’arresto di due cittadini albanesi, con mansioni di guardiani dello stupefacente. I due, infatti, sono stati sorpresi in uno stabile in costruzione in località Tomarosso, a Vieste, in possesso di sostanza stupefacente del tipo marijuana del peso complessivo di 570 Kg, oltre ad una pistola Beretta calibro 9 mm corto, con matricola abrasa, ed una pistola Beretta calibro 7,65 con matricola abrasa completa di caricatore con otto cartucce 7,65. Alla vista della polizia in borghese, i due si erano così qualificati “Siamo amici di Claudio (Iannoli, ndr)”.

A seguire, il 15 giugno dello stesso anno, a Peschici, è stato individuato, quale probabile deposito di droga, uno stabile in costruzione. Nel corso della perquisizione si recuperava marijuana per complessivi 950 kg, suddivisa in numerose buste in cellophane di diverso tipo e grandezza. Poco dopo giungeva sul posto Raffaele De Noia, proprietario dell’immobile che veniva tratto in arresto. Anche sulla base di alcuni riferimenti fatti dai due cittadini albanesi, nel corso del primo sequestro, ad un certo “Claudio”, si avviavano attività tecniche sul conto di Claudio Iannoli, elemento di primo piano della criminalità viestana, facente capo alla consorteria criminale capeggiata da Girolamo Perna.      

Le attività tecniche avviate  permettevano quindi di accertare che, essendo detenuto Perna, Iannoli aveva preso in mano le redini del gruppo criminale, avviando un copioso traffico di cocaina che interessava le piazze di Foggia, Manfredonia e Pescara. Iannoli, infatti, sfruttando le sue importanti conoscenze con il pregiudicato foggiano Luciano De Filippo (vicino alla consorteria criminale dei Sinesi-Francavilla) ed il manfredoniano Gaetano Renegaldo, vicino alla consorteria criminale dei Li Bergolis, avviava un fiorente traffico di stupefacenti finalizzato a realizzare profitti illeciti fuori dalla cittadina viestana.

Lo sviluppo delle indagini consentiva poi di accertare che lo stupefacente acquistato dal gruppo veniva destinato oltre che all’area garganica, nel tentativo di ampliare e massimizzare i profitti illeciti, anche al mercato pescarese. Difatti, i territori maggiormente coinvolti dal fenomeno del traffico di cocaina sono risultati essere i comuni di Foggia, Manfredonia, San Giovanni Rotondo, Troia, Vieste, Pescara, Montesilvano e Francavilla a Mare.

La laboriosa indagine dava la possibilità di acquisire consistenti elementi probatori a carico dei soggetti facenti parte del sodalizio criminoso in questione, riscontrati con l’arresto in flagranza di 4 persone e col sequestro di un vero e proprio laboratorio per la lavorazione ed il confezionamento della cocaina, nonché di 300 grammi di hashish.

Nel tentativo di massimizzare i profitti illeciti, il sodalizio facente capo al duo Iannoli - De Filippo, che si avvaleva della piena collaborazione della compagna Wanda Campaniello, aveva impiantato a Pescara una vera e propria base logistica, potendo contare sull’apporto dei sodali Caldarelli e Scaglione. Le attività investigative poste in essere consentivano altresì di individuare uno dei canali di approvvigionamento dello stupefacente del gruppo criminale, delineando l’accordo criminale stretto tra i foggiani ed il manfredoniano Renegaldo per la fornitura della cocaina da smerciare poi in territorio abruzzese, garantendo elevati profitti anche a quest’ultimo. Invero, nel mese di dicembre 2017, monitorando gli spostamenti dello Iannoli, si riusciva ad identificare il Renegaldo, soggetto particolarmente attivo nel traffico di cocaina nella città di Manfredonia, dotato anch’egli di una fiorente rete di spaccio al dettaglio che si estendeva anche nei comuni limitrofi.

Il manfredoniano, quindi, a seguito dell’intermediazione dello Iannoli, entrava in affari col sodalizio foggiano, iniziando a rifornirlo di cocaina (come dimostrato nei numerosi incontri monitorati e prevalentemente avvenuti tra il manfredoniano ed il Mastrorazio, fido adepto del De Filippo), prevalentemente destinata al mercato pescarese. L’approfondimento investigativo sul Renegaldo permetteva poi di delineare la rete di fiancheggiatori del manfredoniano, il quale poteva contare sul prezioso apporto del cognato Antonio Balsamo, incaricato in numerosissime occasioni di fargli da autista, assicurandogli spostamenti “sicuri”.

L’operazione odierna si pone in continuità con quella denominata “Agosto di fuoco”, in realtà protrattasi per cinque mesi, da giugno a novembre 2018, con cui la Polizia di Stato, in tre distinte operazioni, tutte coordinate dalla DDA di Bari, ha complessivamente arrestato, per traffico di droga aggravato dal metodo mafioso, 17 soggetti, tutti esponenti di criminalità organizzata garganica.

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