Arresti a Vieste, minacce ed estorsioni: duro colpo al clan Notarangelo

Arrestati Angelo Notarangelo, già in carcere per i blitz "Medioevo e Slot Machine", suo fratello, un cugino e un uomo di fiducia. L'operazione è stata denominata "I tre moschettieri"

Blitz dei carabinieri

Su richiesta della Procura Distrettuale Antimafia di Bari, il GIP del capoluogo pugliese ha accolto la richiesta di quattro ordinanze di custodia cautelare in carcere nei confronti di Notarangelo Angelo, detto “Cintaridd”, presunto capo dell’omonimo clan operante nell’area garganica e di tre fedelissimi ritenuti affiliati di spicco al citato sodalizio criminale.

Nella notte del 19 luglio 2012, i militari della tenenza carabinieri di Vieste, nell’ambito dell’operazione denominata convenzionalmente “Tre moschettieri, hanno dato esecuzione alle quattro misure cautelari nei confronti di Giuseppe, fratello di Notarangelo, del cugino Luigi e di P.G., uomo di fiducia.

Ad Angelo l’ordinanza è stata notificata presso la casa circondariale di Foggia, dove è detenuto dal 13 aprile 2011, arrestato nell’ambito delle operazioni denominate Medioevo e Slot Machine, anche in quel caso con l’accusa di estorsione continuata ed aggravata dal metodo mafioso ai danni di imprenditori turistici viestani, che dopo anni di soprusi hanno trovato il coraggio di denunciare i continui taglieggiamenti e di aderire all’associazione Antiracket viestana.

L’esempio fornito dalle vittime e la rinnovata fiducia nelle istituzioni, ha fatto si che altri imprenditori, operanti nel settore del turismo, si ribellassero alle angherie poste in essere per lungo tempo nei loro confronti da parte di Notarangelo e dei suoi adepti.

I tre moschettieri, dapprima preannunciavano alla vittima di potergli offrire protezione sotto forma di guardiania, manifestandogli l’indispensabilità della loro presenza per avere garantita la sicurezza nella struttura turistica, poi, intuendo che l’imprenditore non era intenzionato a sborsare del denaro, attuavano feroci atti intimidatori.

Le vittime si vedevano costrette a versare nelle mani degli aguzzini fino a 1200 euro al mese, dalla primavera del 2009 all’autunno del 2011.

Nel corso di questo periodo sono risultati vani i tentativi delle vittime di rinegoziare” le pesanti tangenti, tant’è che ad ogni ritardo nei pagamenti e ad ogni prospettata difficoltà economica, seguivano puntualmente atti intimidatori nei confronti dell’imprenditore, come il gasolio in piscina, colpi di fucile sulla vetrata del bar, furto dei PC nella reception, numerosi colpi di pistola contro una delle auto di proprietà, biglietti e scritte minatorie ed altri atti dimostrativi di ogni genere e tipo.

Le indagini hanno consentito di collezionare ed acquisire molte prove documentali inerenti le somme di denaro utilizzate per il pagamento del pizzo. Elementi probanti che, per la tipicità dei reati contestati, normalmente risultano difficili da acquisire.   

La presenza nel comune di Vieste di imprenditori riuniti in un’associazione Antiracket e la pronta risposta della Magistratura e delle Forze dell’Ordine alle incessanti richieste di giustizia da parte delle vittime, apre nuovi orizzonti di legalità per la comunità viestana, ormai stanca di sopportare soprusi, prepotenze e richieste estorsive.

 

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