Un summit mafioso e poi l’agguato: presi mandanti, esecutori e fiancheggiatori dell'omicidio Tizzano

L’omicidio di Roberto Tizzano e il ferimento del coetaneo Roberto Bruno avvenuto in un bar di via San Severo a Foggia. Dopo l’arresto di Patrizio Villani, le misure di custodia cautelare in carcere per Gaetano Piserchia, Sergio Ragno, Francesco e Cosimo Damiano Sinesi

Polizia e Carabinieri

Un grave fatto di sangue inserito a pieno titolo nello scenario della guerra tra clan a Foggia: da una parte il clan Sinesi-Francavilla, dall’altro quello dei Moretti-Pellegrino-Lanza. Nel mezzo due agguati, gli ultimi in ordine di tempo messi a segno a Foggia: quello fallito al boss Roberto Sinesi, dello scorso 6 settembre, quando l’uomo era in auto con la figlia e il nipotino (tutti miracolosamente scampati alla pioggia di proiettili), e quello messo a segno il 29 ottobre, in via San Severo, quando due killer spararono all’impazzata all’interno del bar H24 uccidendo il 22enne Roberto Tizzano e ferendo gravemente il coetaneo Roberto Bruno, entrambi ritenuti vicino alla consorteria opposta, anche per vincoli familiari (sono entrambi nipoti, diretti o acquisiti del pluripregiudicato Vito Bruno Lanza). Episodi ritenuti uno la risposta all'altro. Per quest’ultimo, polizia e carabinieri, coordinati dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Bari, hanno eseguito quattro ordinanze di custodia cautelare in carcere a carico di altrettanti soggetti. 

VIDEO, IL SUMMIT E LE INTERCETTAZIONI

Agguato al bar H24: individuati mandanti, esecutori e fiancheggiatori

Individuati dunque presunti mandanti, esecutori materiali e fiancheggiatori di un agguato che, per modalità e dinamica, scosse profondamente l’opinione pubblica. Già a dicembre dello scorso anno, la squadra mobile di Foggia individuò e arrestò il 39enne Patrizio Villani, di San Marco in Lamis, nella cui abitazione venne sequestrato un quantitativo di droga e munizioni: è ritenuto esecutore materiale dell’omicidio insieme ad un altro soggetto non ancora identificato. Sul pavimento del bar, infatti, erano visibili diversi bossoli di fucile, sia calibro 9 che 12, il che ha fatto sin da subito presupporre agli inquirenti che fossero stati assoldati killer garganici.

Per gli investigatori, invece, i mandanti sono da ricercare in Francesco Sinesi, figlio di Roberto, e nel cugino Cosimo Damiano, di 32 anni, che ha contributo indicando le vittime designate ai sicari. Accusati di favoreggiamento personale aggravato, invece, i foggiani Sergio Ragno e Gaetano Piserchia. I cinque - i quattro destinatari dell’odierna ordinanza, insieme a Villani - sono stati incastrati dalle immagini di una telecamera che mostrano loro mentre prendono parte ad un presunto summit mafioso, a casa di Francesco Sinesi, propedeutico all’agguato che sarebbe avvenuto di lì a poco.

Indagini serrate tra Foggia e San Marco: intercettazioni e interrogatori

Ritenendo altamente probabile il coinvolgimento di Villani nell’omicidio di Roberto Tizzano e nel pomeriggio di Roberto Bruno, la Procura Distrettuale ha chiesto l’emissione di un provvedimento di intercettazione ambientale presso l’abitazione del 39enne, quella della sua compagna e all’interno della sua autovettura. La mattina del 22 dicembre, gli agenti della Squadra Mobile di Foggia, del Servizio Centrale Operativo e del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale dei Carabinieri di Foggia hanno effettuato una mirata attività investigativa a carico di Villani, con una perquisizione domiciliare che ha permesso di recuperare droga e munizioni. Nel corso di tale attività sono state installate le attività tecniche disposte che hanno fornito preziosi elementi: tra queste, una breve ma significativa frase intercettata. In merito all’interrogatorio, Villani ammette:  “Ma non sanno che ho sparato io... Quelli pensano... dice tu,….. sei tu…… Dice sei tu, sei tu quello che ha ucciso….. Ah... hai capito? Di prove non ne tengono. Ha fatto: "la mattina del 29 tu sei ... sei sicuro che..." No... si... sono sicuro. E' impossibile che… Francesco ci hanno ripreso... è impossibile”.

Loro negano, le telecamere li incastrano mentre partecipano al summit

A polizia e carabinieri hanno negato di essersi incontrati, in alcuni casi perfino di conoscersi. Le telecamere piazzate nelle vicinanze dell’abitazione di Francesco Sinesi, però, mostrano i cinque coinvolti mentre prendono parte al presunto summit per organizzare l’agguato. Un incontro di rifinitura, per il quale sfilano davanti all’occhio elettronico utilizzato dagli inquirenti prima e dopo l’incontro. I due Sinesi, Piserchia e Ragno sono stati così ascoltati dalla polizia con contestale attività di intercettazione ambientale ed in tale sede sono emerse palesi incongruenze circa le loro dichiarazioni, così come rilevanti sono risultate le immagini, che mostravano gli indagati scambiarsi alcuni segni convenzionali. Gli elementi acquisiti hanno testimoniato un vero e proprio “summit mafioso” fra gli indagati alcune ore prima l’omicidio, e hanno consentito alla DDA di inoltrare richiesta di misura cautelare a carico di Francesco Sinesi e Cosimo Damiano Sinesi per concorso nell’omicidio di Roberto Tizzano e del tentato omicidio di Roberto Bruno, ed a carico di Gaetano Piserchia  e Sergio Ragno per favoreggiamento aggravato dal metodo mafioso.

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