San Severo, piazzavano bombe per estorcere denaro a imprenditori: arrestati

Nell'ambito dell'operazione dei carabinieri di San Severo e del comando provinciale di Foggia denominata 'Dirty Bomb' sono state arrestate 8 persone, tre sono ricercate

I carabinieri del comando provinciale di Foggia hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal GIP del Tribunale del capoluogo dauno, su richiesta della locale Procura, nei confronti di undici persone gravemente indiziate, a vario titolo, dei delitti di tentata estorsione ai danni di diversi imprenditori locali, detenzione, porto abusivo di armi ed esplosivo in luogo pubblico, danneggiamenti mediante attentati dinamitardi, furti di automezzi, favoreggiamento, ricettazione e spaccio di sostanze stupefacenti.

L’indagine, condotta dai carabinieri del Nucleo Operativo della Compagnia di San Severo mediante attività tecnica, servizi di osservazione e pedinamento, nasceva in un contesto di drammatica tensione ingenerata da una serie di atti gravemente intimidatori posti in essere ai danni di esercenti commerciali ed imprenditori, vittime di richieste di “pizzo” da parte di anonimi malviventi.

Inizialmente contattate mediante missive minatorie in cui si chiedeva loro di versare somme di denaro che andavano dai 50.000 ai 200.000 euro (sulla base di una valutazione che i malviventi elaboravano in merito alle capacità finanziarie dell’imprenditore) minacciavano gravi ritorsioni in caso di mancato pagamento o di richiesta di intervento delle forze di Polizia.

Le estorsioni, avvenute tra il luglio 2012 e il maggio 2013, sono contestate ed addebitate a Bonaventura Pietro Paolo e La Pietra Mario Altomare. Dopo l’invio delle lettere minatorie e la richiesta di denaro non soddisfatta, seguivano esplosioni di bombe carta poste sul parabrezza delle autovetture di proprietà delle vittime, davanti agli ingressi delle abitazioni oppure ai piedi delle saracinesche degli esercizi commerciali che, oltre ai danni materiali provocati, avrebbero potuto ferire gravemente i passanti. Gli attentati provocavano un naturale stato di paura nelle vittime, ulteriormente enfatizzato dalle successive telefonate di minaccia.

Dopo l’esito di alcuni accertamenti svolti sui soggetti intestatari delle schede telefoniche utilizzate per le telefonate, i militari sanseveresi iniziavano ad indagare sui due, riconoscendo la voce di chi effettuava le telefonate estorsive, sempre la stessa in tutte le chiamate, di Bonaventura e del complice La Pietra, che di tanto in tanto interveniva nei dialoghi. Riconoscimento confermato dagli accertamenti fonici effettuati dal RIS di Roma.

L’identità degli autori veniva confermata dalle immagini estrapolate dai sistemi di videosorveglianza installatati nei luoghi di interesse per le indagini. In particolare i due indagati venivano ripresi, insieme, in un esercizio commerciale, all’atto di ricaricare proprio la scheda utilizzata per le chiamate estorsive: tant’è che di lì a qualche minuto la vittima avrebbe ricevuto l’ennesima telefonata di minaccia.

Le immagini venivano comparate con quelle di alcuni attentati: l’analisi della conformazione fisica, dei movimenti ed il riconoscimento di alcuni vestiti, confermavano che ad eseguire uno degli attentati dinamitardi ai danni di un’autovettura era stato Bonaventura. Ulteriore accertamento tecnico permetteva di verificare che l’apparecchio telefonico utilizzato per le estorsioni era nel materiale possesso di Di Pietra, che si era servito di persona straniera a lui vicina per intestare le schede.

Dall’attenta analisi delle missive indirizzate alle vittime emergeva, inoltre, la loro comune matrice, risultando tutte pressoché identiche per forma e contenuto. Le buste erano emesse da una medesima società, l’indirizzo risultava scritto con la stessa macchina da scrivere poiché tutte avevano lo stesso difetto di timbratura della lettera A e alcune avevano anche lo stesso timbro postale indicante il medesimo giorno di inoltro.

Le indagini stabilivano anche come, a vario titolo, i due principali indagati, insieme agli arrestati, si dedicassero alla consumazione di furti di ogni genere, perlopiù di mezzi di locomozione (auto, moto,  camion, un trattore e finanche un generatore di corrente del valore di 30.000 euro) ed alla commissione di ulteriori delitti quali favoreggiamento nell’occultamento della refurtiva, spaccio di sostanza stupefacente, detenzione e porto illegale in luogo pubblico di una pistola e ricettazione di un autocarro, tutti in concomitanza ma sganciati dalle fattispecie estorsive.

I NOMI DEGLI ARRESTATI

BOMBE PER MINACCIARE IMPRENDITORI: IL VIDEO

In particolare l’attività tecnica ha consentito di acclarare precise responsabilità in merito ai furti a carico di Sordillo Fabio, Bonaventura Giuseppe, fratello di Pietro Paolo, Diomedes Domenico, Putignano Antonio e Fratello Michele Severino, il favoreggiamento nell’occultamento del generatore rubato a carico di Bredice Nicola e la ricettazione di un autocarro a carico di Savino Gianluigi, delitto commesso unitamente ai citati Diomedes e Putignano. alcuni episodi di spaccio e detenzione di sostanza stupefacente sono a carico di due dei tre soggetti ancora da catturare.

Potrebbe interessarti

I più letti della settimana

  • Terribile incidente stradale sulla Statale 16: violento impatto tra un'auto e un tir, c'è una vittima

  • Musica d'estate in Capitanata: tutti i concerti a Foggia e in provincia

  • Maxi rissa a Foggia, paura e sangue in via Bagnante: il bilancio è di sette arresti e due persone in ospedale

  • Neonato morto a Foggia, famiglia chiede 1,7 milioni ai Riuniti. Gli avvocati: "Cause non ascrivibili ai sanitari dell'ospedale"

  • Milanese nega affitto a ragazza foggiana: "Sono razzista e leghista". Salvini : "È una cretina"

  • Arriva la tempesta di grandine, vento e fulmini: è allerta 'arancione' sul Gargano e Basso Fortore

Torna su
FoggiaToday è in caricamento