Anziano morì dopo rapina, blitz a San Nicandro Garganico: 10 arresti

Matteo Bronda e Cruciano Giovanni sono indagati per la morte di Luigi Ianno, l'anziano deceduto dopo una rapina avvenuta all'interno della sua abitazione il 14 settembre del 2011. Gli altri sono indagati per rapine e spaccio di droga

redazione 26 giugno 2012
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IL BLITZ - Le indagini che la scorsa notte hanno portato all’arresto di dieci persone che a vario titolo sono gravemente indiziate dei reati di concorso in rapine aggravate, morte come conseguenza di altro delitto, furto aggravato, ricettazione, detenzione e porto illegale in luogo pubblico di arma comune da sparo, detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti, sono state avviate dopo la morte di Luigi Ianno, il pensionato 84enne vittima di una rapina avvenuta il 14 settembre del 2011 all’interno della sua abitazione.

Il blitz dei militari di San Nicandro Garganico è stato compiuto dopo una complessa attività di indagine.

Quattro le rapine consumate, due quelle fallite, numerosi gli episodi di spaccio di cocaina e marijuana accertati da settembre a maggio. Come anche l’uso di pistole e fucili a canne mozze per un giro d’affari di 800 euro al giorno.

 

LA MORTE DELL’ANZIANO - All’indagato principale, Matteo Bronda, si è risaliti attraverso le telecamere situate nelle vicinanze dell’abitazione dell’anziano, aggredito con violenza da due malviventi nel corso di una crudele rapina avvenuta nel cuore della notte.

In quell’occasione Ianno fu scaraventato giù dal letto e colpito ripetutamente con calci e pugni per costringerlo a consegnare il denaro. Riportò la rottura del femore e di alcune costole, lesioni che gli provocarono una lenta agonia dopo un lungo ricovero in ospedale. Il bottino della feroce incursione non superò i 50 euro.

I responsabili di quel gravissimo delitto, grazie alle indagini della Procura di Lucera e dei carabinieri, hanno un nome e un volto: Bronda Matteo e Cruciano Giovanni, indagati per rapina aggravata, morte come conseguenza di altro delitto e furto aggravato.

 

 

LE RAPINE - L’inchiesta ha fatto luce anche su altri tre colpi e uno fallito commessi dai predetti indagati, in concorso con altro soggetto (ricercato), con il volto travisato ed armi in pugno (pistole e un  fucile a canne mozze) in particolare:

5/9/2011 in San Nicandro: rapina con fucile a canne mozze all’interno del Bar “Marcella”, bottino 70 euro.

5/9/2011 in San Nicandro: rapina con fucile a canne mozze al chiosco “Pizzichetti”, bottino 400 euro.

24/9/2011 in Lesina: rapina con pistola all’interno del bar “Caffè Paris”, bottino 8 euro.

24/9/2011 in San Nicandro: tentata rapina con pistola all’interno del Pub “Carpe Diem”, nonché sull’ulteriore tentata rapina in data 11/10/2011, ai danni della gioielleria “Foschi” in concorso con Fania Fabio che aveva messo a disposizione una motocicletta da corsa marca Honda, di illecita provenienza. Delitto sventato grazie al pronto intervento dei militari del 112.

Nell’ordinanza sono contestati agli indagati anche i reati connessi di ricettazione e porto illegale della pistola e del fucile a canne mozze, del furto della Fiat Panda utilizzata nelle rapine del 5/9/2011 e la ricettazione della moto Honda che sarebbe stata utilizzata per la rapina alla gioielleria in data 11/10/2011.

NOMI ARRESTATI: CLICCA QUI

LA DROGA - L’inchiesta ha permesso di appurare altresì una fitta rete di relazioni tra i rapinatori - abituali utilizzatori di stupefacenti – e una banda di sannicandresi coinvolti in una frenetica attività di spaccio di cocaina e marijuana.

In questo ambito l’11 ottobre dello scorso anno è stata eseguita una spedizione punitiva nei confronti di Bronda perché questi non aveva onorato un debito contratto per l’acquisto di cocaina.

L'ALTRO ARRESTO: CLICCA QUI

Da settembre  a maggio sono stati effettuati altresì diverse attività di riscontro tra cui i sequestri di 20 kg di marijuana del 12 novembre e il contestuale arresto di F:F. Il sequestro di 35 grammi di hashish, 10 di cocaina; 24 cartucce cal. 12 e 30 cal. 7,65 avvenuto il 23 giugno. L’arresto del 7 marzo di tre soggetti tra cui Bronda per furto in abitazione.

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  • Avatar anonimo di avv. Eugenio Gargiulo

    avv. Eugenio Gargiulo Da: Avv. Eugenio Gargiulo (eucariota@tiscali.it)

    Vicini rumorosi? Nessuna condanna penale se i rumori molesti non “fuoriescono “ all’esterno!

    Nemmeno la giustizia può fermare un condomino “rumoroso”: solo se i rumori molesti arrivano a disturbare la quiete pubblica di “un numero indeterminato di persone” al di fuori del palazzo, allora si può ricorrere al giudice penale per imporre un po’di tranquillità. Fare rumore in condominio, in sintesi, non configura un reato penale!

    Al massimo si può agire in sede civile per ottenere una sanzione nei confronti dei condomini molesti. A precisarlo è la Corte di Cassazione che ha annullato una condanna del Tribunale di Belluno nei confronti di tre persone, una famiglia bellunese, denunciate dall’amministratore di condominio e da cinque condomini per aver provocato rumori eccessivi “sbattendo con violenza le porte dell’appartamento e d’ingresso condominiale, urlando immotivatamente sulle scale del condominio, nonchè sbattendo tavoli e sedie sul pavimento dell’appartamento da essi occupato”.

    Ma nemmeno tutto questo può configurare un  reato, afferma la Cassazione.  Nella recente sentenza n. 25225/2012 la Prima Sezione Penale della Suprema Corte evidenzia, infatti,: “..la contravvenzione prevista dall’art. 659 primo comma cp, contestata agli odierni ricorrenti, persegue la finalità di preservare la quiete e la tranquillità pubblica ed i correlati diritti alle persone all’occupazione ed al riposo; e la giurisprudenza di legittimità è orientata nel senso di ritenere che elemento essenziale di detta contravvenzione sia l’idoneità del fatto ad arrecare disturbo ad un numero indeterminato di persone”.

    In questo caso, invece, - precisa sempre la Suprema Corte -  “..non risulta la sussistenza di tale essenziale elemento , essendo emerso dagli atti di causa che gli unici soggetti danneggiati dai rumori molesti, causati dagli odierni ricorrenti, sono stati i cinque condomini, occupanti la palazzina, e che detti rumori sono rimasti circoscritti all’interno di detto stabile senza essersi mai propagati all’esterno. Va pertanto ritenuto che i fatti denunciati siano privi di rilevanza penale e tali da poter trovare tutela solo in sede civile con conseguente annullamento senza rinvio della sentenza impugnata”.
    Foggia, 26 giugno 2012     Avv. Eugenio Gargiulo

    il 26 giugno del 2012