L'operazione 'Ariete' sferza il Gargano: così programmavano rapine e assalti a portavalori

I carabinieri hanno eseguito un'ordinanza di applicazione di misure cautelari nei confronti di 19 persone, quasi tutte appartenenti alla malavita garganica. In particolare, nove di questi soggetti sono ritenuti vicini al clan Romito

Il blitz sul Gargano

Sgominato dai carabinieri un gruppo criminale riconducibile alla malavita garganica, ritenuto responsabile di rapine ed estorsioni, oltre che della pianificazione di un feroce assalto a furgone portavalori, con armi ad alto potenziale di fuoco ed esplosivi.

E’ quanto scoperto dai carabinieri della compagnia di Manfredonia, dopo un anno di serrate indagini coordinati dalla Procura di Foggia: all’alba di oggi, i militari del comando provinciale hanno eseguito un’ordinanza di applicazione di misure cautelari (11 in carcere altri ai domiciliari) emessa dal G.I.P. di Foggia nei confronti di 19 persone, quasi tutte appartenenti alla malavita garganica. In particolare, nove di questi soggetti sono ritenuti vicini al clan Romito, tra cui il 49enne Mario Luciano, attivo nei territori di Manfredonia e Mattinata, con punte a Vieste, coinvolto nella sanguinosa faida del Gargano.

OPERAZIONE ARIETE: TUTTI I NOMI DEGLI ARRESTATI

L’operazione è iniziata ad ottobre dello scorso anno, dall’incendio di un’abitazione rurale sul Gargano. Da quelle indagini, i militari hanno raccolto elementi circa un possibile assalto a portavalori programmato a fine novembre 2015. A capo del gruppo vi era uno dei rappresentanti della famiglia Romito. I malviventi avevano meticolosamente pianificato una complessa rapina ai danni di un furgone “Ivri” carico delle tredicesime dei contribuenti garganici: avevano individuavano il luogo dell’assalto (una curva a gomito in località Vignanotica, lungo la Statale 89), controllato che non vi fosse segnale telefonico, definito le modalità d’azione e procurato diverse autovetture.

OPERAZIONE ARIETE: IL VIDEO DEL BLITZ SUL GARGANO

Ancora, gli stessi avevano ipotizzato l’uso di mezzi pesanti con il posizionamento di un camion sulla carreggiata ed il taglio del blindato con una motosega, effettuato numerosi sopralluoghi per individuare le vie di fuga e preparato i mezzi da utilizzare (in particolare una pala meccanica modificata a mo’ di ariete per capovolgere il blindato, successivamente sequestrato) e procedere al taglio del blindato. Avevano anche effettuato numerose ‘prove in bianco’ su altri automezzi. A tale scopo, gli indagati, avevano previsto anche l’uso di esplosivi e di armi da fuoco, da utilizzare senza remora alcuna.

In definitiva, tutte le fasi dell’assalto erano state analizzate e programmate con cura anche pianificando la fuga. L’assalto fu sventato solo grazie all’azione dei carabinieri, che quella mattina scortarono il blindato con 60 militari a terra e l’elicottero dall’alto. Nelle settimane successive, i militari hanno ricomposto il ‘quadro’ sequestrando sia il mezzo modificato che l’arsenale del gruppo, andando di fatto ad impoverire il gruppo stesso. Nel corso delle indagini, sono emersi numerosi altri contatti e reati ‘a cascata’ che hanno portato all’arresto degli altri 10 soggetti coinvolti nell’operazione ‘Ariete’.

Nell’ambito dello stesso contesto investigativo, infatti, sono stati raccolti pesanti indizi di colpevolezza a carico di due persone, per una rapina messa a segno ai danni del supermercato ‘Simply’ di Vieste, lo scorso 11 dicembre, per un bottino di 5.000 euro circa. A carico di altri arrestati, poi, sono emerse responsabilità penali per violazioni della sorveglianza speciale, ricettazioni, furti, detenzione illegale di un’arma clandestina e del relativo munizionamento. E’ stato contestato anche un furto aggravato in concorso commesso a Manfredonia quando, nel marzo 2013, sono stati sottratti 300 litri di gasolio da una cisterna del distributore Agip sito sul molo di levante di Manfredonia.

Ancora, è stato arrestato un assistente della Polizia Penitenziaria di Manfredonia, in servizio al carcere di Foggia, risultato gravato da un’ipotesi di corruzione poiché, dietro promessa di una somma imprecisata di denaro, si sarebbe adoperato per introdurre un telefono cellulare all’interno dell’istituto per favorire un detenuto. Nella circostanza, a suo carico, sono emerse anche responsabilità per gli accessi abusivi ai sistemi informatici ed a condotte di rivelazione di segreto d’ufficio. Su quest’ultimo episodio con in corso ulteriori accertamenti.

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