Donna denuncia il marito: "E' un estorsore". Vittima aveva versato 18mila euro

Dal 2011 ad oggi, la vittima ha consegnato al suo aguzzino circa 18mila euro. E, per far fronte alle continue richieste di denaro, fu costretta ad accendere un prestito per l'importo di 10.000 euro

Questura di Foggia

In poco più di tre anni aveva versato 18mila euro, denaro estorto a seguito di minacce, dal 2011 al febbraio 2014. A fare luce sulla vicenda, registrata a Foggia, gli agenti della squadra mobile di Foggia, le cui indagini sono partite a seguito della denuncia sporta dalla moglie di uno dei due arrestati, stanca dei continui maltrattamenti e della condotta del coniuge che estorceva denaro ad una non meglio precisata vittima.

Per questo, gli agenti di polizia hanno dato esecuzione, questa mattina, all’ordinanza di applicazione di misura cautelare in carcere emessa dal gip del Tribunale di Foggia nei confronti dei pluripregiudicati foggiani Leonardo Francavilla, di 36 anni, già sottoposto al regime degli arresti domiciliari, e Angelo Rendine, di un anno più piccolo.

Secondo quanto accertato, Francavilla - indiziato in ordine ai delitti di estorsione in concorso con il cognato Angelo Rendine - si rendeva responsabile di estorsione, minacciando la vittima nel caso in cui non avesse consegnato le somme di denaro di volta in volta dallo stesso richieste. Le somme venivano versate, in varie tranche, per un totale estorto di 18.000 euro. 

E’ stata la moglie di Francavilla a denunciare il fatto, precisando che da molto tempo una persona di cui forniva solo il nome e la zona in cui risiedeva, era costretto a cedere puntualmente, ogni mese, ingenti somme di denaro. Individuata la vittima, la stessa ammetteva di essere stato continuamente costretto ad elargire ingenti somme di denaro sin dall’anno 2009.

Tutto era nato in seguito ad un falso danneggiamento avvenuto nel luglio 2011 della propria autovettura cui l’artefice era stato il 36enne. Quest’ultimo – poiché la vittima  aveva comunicato alla propria compagnia assicurativa che si trattava di un falso sinistro ed era stato quindi accusato di calunnia - chiedeva un risarcimento di 1000 euro per coprire  le spese legali. Denaro che la vittima consegnava nella speranza di chiudere ogni rapporto con l’uomo. Cosa che non avvenne perché le richieste di denaro si sono reiterate nel tempo.

La vittima intimidita e terrorizzata aderiva alle richieste non trovando altra soluzione poiché temeva per le gravi minacce ricevute. Anche dopo essere stato sottoposto agli arresti domiciliari, lo scorso gennaio, lo stesso continuava a contattarlo telefonicamente o per tramite del cognato Rendine per chiedergli di incontrarlo con la scusa di dover esaminare le carte di cui era in possesso il suo avvocato dove risaltava il suo nome.

In particolare, la sera del 14 febbraio, il Francavilla in concomitanza della partita serale di calcio Foggia-Messina che vedeva impegnate le forze dell’ordine per il servizio di ordine pubblico, era evaso dai domiciliari per raggiungere l’abitazione della vittima, in compagnia di altra persona non identificata, mentre si apprestava a recarsi a lavoro per effettuare il turno notturno. Nella circostanza lo stesso chiedeva minacciosamente di consegnargli i soldi poiché aveva necessità di pagare il proprio legale.

Per far fronte alle esose richieste di denaro del Francavilla, la vittima fu anche costretta ad accendere un prestito per l’importo di 10.000 euro, consegnando a più riprese, importi variabili tra i 700 e gli 800 euro, per un ammontare complessivo negli anni di circa 18.000 euro. Secondo gli inquirenti, un significativo contributo era quello offerto dal Rendine Angelo che consentiva al cognati di usare il proprio cellulare per contattare la vittima

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