Giudici e funzionari corrotti a Foggia, sentenze pilotate in cambio di denaro e favori: 10 arresti

Interdizione dall’esercizio della professione per tre commercialisti. Ecco come funzionava nelle commissioni tributarie Regionale e Provinciale di Foggia. Le accuse: corruzione in atti giudiziari, falso e truffa, in concorso

Immagine del blitz della GdF di Bari

Sotto la direzione della Procura della Repubblica di Foggia, all’esito di complesse attività investigative condotte dai militari del Gruppo Tutela Spesa Pubblica/Sezione Anticorruzione del Nucleo di Polizia Tributaria di Bari con l’ausilio di personale della sezione di pg GdF della Procura del capoluogo dauno, nella prima mattinata di oggi è stata data esecuzione all’ordinanza emessa dal GIP presso il Tribunale dauno, applicativa di tredici misure cautelari personale, di cui 10 ai domiciliari e tre interdittive per tre commercialisti che non potranno esercitare la professione per 12 mesi.

I reati contestati agli indagati, tra cui giudici tributari, funzionari delle Commissioni Tributarie Regionale e Provinciale di Foggia, commercialisti/difensori e imprenditori/contribuenti, sono quelli di corruzione in atti giudiziari, falso e truffa, in concorso.

Commissioni tributarie: i nomi degli arrestati

Le immagini video della Guardia di Finanza

I dettagli dell’operazione ‘Giustizia Privata’

La delicata e articolata indagine ha permesso di accertare che alcuni segretari di sezione delle Commissioni Tributarie Provinciale di Foggia e Regionale hanno costituito per lungo tempo il punto di riferimento dei difensori di alcuni contribuenti del territorio dauno. Questi, per evitare che i loro clienti pagassero allo Stato le imposte dovute, preferivano versare somme di denaro o altre utilità ai funzionari amministrativi delle commissioni e ad alcuni giudici delle stesse, in cambio di decisioni favorevoli nei contenziosi tributari: ciò determinava per i contribuenti un vantaggio patrimoniale e per i difensori prestigio e guadagni nell’ambiente tributario.

Il sistema fraudolente di elaborazione delle sentenze tributarie in senso favorevole al contribuente e sfavorevole allo Stato, è stato caratterizzato da una pluralità di condotte illecite: alcuni funzionari amministrativi, in cambio di denaro o altra utilità, pilotavano le cause sui giudici compiacenti o svogliati. Alcuni, infatti, emettevano decisioni favorevoli al contribuente in cambio di somme di denaro; altri, pur in mancanza di utilità personale, frodavano l’amministrazione tributaria delegando completamente, di fatto, la giurisdizione a funzionari che deliberavano secondo il proprio tornaconto personale (tangenti o altri vantaggi), limitandosi alla sola firma della sentenza con introito delle indennità previste per l’attività decisoria.

In cambio della promessa e/o della commissione di tali illecite condotte, venivano versate da parte dei difensori commercialisti o di intermediari ai pubblici uffici corrotti, utilità varie o somme di denaro ammontanti a circa 500 e 1000 euro per sentenza. E’ emerso in un caso come un noto commercialista foggiano  avesse uno dei funzionari tributari direttamente a libro paga in quanto gli corrispondeva mensilmente 400 euro. L’importo complessivo delle somme accertate come prezzo dei reati corruttivi è pari a circa 60mila euro.

L’illecito sistema giudiziario parallelo creato dagli indagati ha determinato l’asservimento – più o meno sistematico – della funzione giurisdizionale tributaria agli interessi del privato corruttore, la trasformazione della funzione pubblica giudiziaria in una sorta di ‘giustizia privata’ (operazione De Repetundis).

Il lavoro svolto dagli inquirenti è stato caratterizzato da complesse attività di intercettazione telefonica, ambientale, audio-video, interrogatori, assunzioni di informazioni, nonché perquisizioni e sequestri di documenti e computer. Sono circa 70 i militari della Guardia di Finanza che hanno operato per l’esecuzione delle ordinanze a Foggia, Cerignola, Vieste, Ischitella e Bari

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